Un nuovo modo di misurare la temperatura

La temperatura può darci un'idea di come sarà correre ma i fattori da tenere in considerazione sono più complessi (ma molto importanti)

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Martino Pietropoli
Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

Tempo di lettura: 3 minutiLa temperatura esterna è una componente silenziosa ma fondamentale della corsa. È passiva perché non la puoi controllare ma solo subire – in certi casi essendone penalizzato, in altri giovato – ed è solo uno dei parametri che possono influenzare la qualità della tua prestazione, specie durante una gara.

Che la temperatura assoluta sia relativamente importante lo abbiamo ripetuto tante volte, così come la regola dei 10 gradi (cioè che alla temperatura esterna devi aggiungere 10 gradi per avere un’approsimazione della temperatura che percepirai correndo). Abbiamo anche parlato di quanto l’umidità sia un’altra componente da tenere in considerazione: quanto più aumenta, tanti meno gradi sono necessari per farti percepire caldo. Ne hai sicuramente avuto esperienza notando quanto siano diversi 32° in pianura o in montagna: quanto più l’aria è secca (meno umida) tanto meno caldo percepirai.

Non è però ancora finita: a concorrere alla percezione della temperatura esterna non c’è solo il suo valore assoluto e l’umidità: devi aggiungerci anche il vento. Basta? Non ancora.

Calore, umidità, vento e sole

Nell’equazione della temperatura da qualche decennio si è infilata un’ulteriore variabile: è quella del soleggiamento.

Il cosiddetto WBGT (dall’inglese “Wet Bulb Globe Temperature”) è un parametro che fornisce sinteticamente il valore ottenuto dall’osservazione di diversi parametri che coinvolgono temperatura, vento e indice di irraggiamento solare. Più che spiegarti tecnicamente di cosa si tratta (causandoti una sicura epistassi), è più interessante sapere perché è nato. Fu sviluppato in ambito militare attorno agli anni ‘50 del secolo scorso per valutare lo stress termico a cui erano sottoposti i soldati in determinate condizioni meteo. Si è poi esteso all’ambito lavorativo per capire come certe condizioni ambientali possano influire, stressandolo, sul fisico di lavoratori e lavoratrici.

La necessità di tenere in considerazione anche questo parametro ha un risvolto molto pratico: molti organizzatori di gara hanno notato che a parità degli altri parametri, il soleggiamento influisce molto sulla prestazione: correre in una giornata con certi parametri di temperatura esterna, umidità e vento ma ombreggiata è completamente diverso che farlo in una giornata con identici parametri ma soleggiata. Inutile specificare in quale delle due fai più fatica, vero?

Esistono dei parametri che vengono sempre tenuti in considerazione da chi organizza gare: se per esempio l’indice WBGT è inferiore a 10°C è sconsigliato correre per rischio ipotermia; analogamente quando è superiore a 28°. Le misure intermedie, come puoi intuire, definiscono condizioni in cui correre presenta rischi più controllabili.

Un nuovo sistema di misurazione

Per quanto il WBGT fornisca valori più accurati della semplice temperatura esterna, durante una gara ci sono molti altri fattori che influiscono sulla prestazione: la temperatura del runner, il suo metabolismo, il calore generato durante l’attività, quello scambiato con la respirazione, quello scambiato con l’esterno attraverso la sudorazione e l’irraggiamento ecc. Insomma: un casino.

Il metodo di misurazione ha un nome: si chiama PET e sta per “Physiological Equivalent Temperature” ossia “Temperatura fisiologica equivalente”: è definito come la temperatura di riferimento in interno per replicare le condizioni percepite in esterno. In altre parole: se sei in esterno all’ombra a 30°C, vento a 1/ms e umidità relativa al 50% sei sottoposto alle stesse condizioni che avresti in interno a 28,8°C. Ma se ti sposti in una zona soleggiata questo stesso parametri sale a quasi 43°C!

Un indice che salva vite

Se ti sembra che questi siano solo numeri prova a considerare un altro aspetto: l’analisi degli indici WBGT e PET della Gothenburg Half-Marathons ha permesso di predire con accuratezza il numero di probabili collassi durante la competizione, permettendo all’organizzazione di predisporre soccorsi in numero adeguato lungo il percorso. Nel caso specifico l’indice PET si è rivelato molto più preciso del WBGT, salvando vite umane o soccorrendo più prontamente chi era in difficoltà.

Allo stato attuale il calcolo della PET è piuttosto complesso e di difficile applicazione eppure i suoi benefici sono indubbi.
C’è da augurarsi che in futuro lo sia sempre di meno e possa sostituire con più precisione la considerazione che molti facciamo, o anzi, che troppo raramente NON facciamo: se c’è sole si esce a correre. Finalmente capiremo che in molti casi è invece la cosa più stupida da fare.

(Tratto da Outside)

 

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