Un modo per costruire la resistenza mentale

La resistenza fisica si allena con l’esercizio fisico. Quella mentale la si affina preparando la mente. A essere indifferente eppure focalizzata.

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È il 1997, la sera prima di gara 5 nella finale per il titolo di NBA. Michael Jordan ha fame e ordina una pizza che viene consegnata all’hotel da 5 persone. Il medico dei Bulls si insospettisce ma lui ha fame e ne mangia due fette prima di andare a letto. Alle tre del mattino chiede aiuto per dei forti dolori addominali. Il medico è convinto si sia trattato di cibo avvelenato anche se la versione ufficiale è quella di un’influenza intestinale.

Jordan scende il giorno dopo in campo stravolto dai dolori e affaticatissimo. Gli viene consigliato di giocare finché ci riesce e poi eventualmente di abbandonare. Jordan segna 37 punti nei 44 minuti in cui riesce a stare in campo, molti più di quanti ne riescano a fare moltissimi giocatori in perfette condizioni in un’intera partita.

La resistenza mentale

Jordan è considerato il più grande giocatore di basketball di tutti i tempi, nonché uno dei migliori sportivi della storia (a tal proposito ti consiglio di guardare su Netflix “The Last Dance”, il documentario sulla sua straordinaria carriera – non serve essere esperti di quello sport per apprezzarlo, io non ne so niente e l’ho amato moltissimo). Lo è stato per le doti atletiche e fisiche e soprattutto per la soprannaturale disciplina mentale. Quello che lo differenziava e faceva spiccare rispetto a molti altri suoi colleghi pur dotatissimi era la capacità di concentrazione fuori dal comune. Quello era il suo vantaggio incommensurabile e solo l’allenamento e una naturale inclinazione gli avevano permesso di essere sempre il migliore. Come quel giorno quando, spaccato dai dolori, in campo fece quello che doveva fare: segnare per far vincere la sua squadra. Perché era focalizzato, concentrato, determinato. Tanto da poter mettere a tacere e tenere sotto controllo i lancinanti dolori che lo stavano tormentando.

La resistenza mentale è un concetto teorizzato in tempi relativamente recenti. Uno studio del 2002 in particolare la riferisce proprio al mondo dello sport e la definisce come la capacità di alcune persone di performare meglio anche sotto pressione.

In realtà si tratta di un atteggiamento molto più antico, che alcuni riferiscono addirittura all’imperatore Marco Aurelio che nelle sue memorie scriveva che per vivere al meglio la vita bisogna essere indifferenti alle cose a cui si è indifferenti. Sembra un gioco di parole ma significa due cose: sapere individuare a cosa siamo indifferenti e capire che curarsene non ha senso. In altre parole è richiesta una profonda conoscenza di se stessi.

Durante quella partita Jordan era indifferente a tantissime cose: al disturbo fisico, a quello psicologico e in genere a qualsiasi cosa potesse rovinare il suo gioco. Era solo focalizzato sul risultato.

Un’altra frase che gli attribuiscono è “Perché dovrei avere paura di sbagliare una cosa che non ho ancora sbagliato?”. Indifferenza al futuro, specie quando questo prende una sembianza negativa nella mente che pensa di anticiparlo e invece si sta solo facendo influenzare da ciò che ancora non è accaduto e che potrebbe anche non accadere mai.

Praticare l’indifferenza

Detta così sembrerebbe la disciplina più egoista del mondo e in un certo senso lo è: si è solo focalizzati su ciò che ci interessa individualmente. Se si rispetta invece un codice morale individuale che ci motiva, il beneficio che se ne trae in termini di calma interiore si riverbera su tutti. Bisogna però conoscersi molto bene: bisogna sapere cosa conta davvero per noi e basare la nostra risposta emotiva e fisica (nel caso dello sport) al perseguimento di quel risultato.

In altri termini

Ti spaventa questa lettura? Ce n’è un’altra che forse ti farà capire meglio che non si tratta di niente di spietato e insensibile: hai il controllo solo sulle cose che puoi controllare (il tuo lavoro, le tue relazioni, le tue prestazioni in gara). Tutto il resto è rumore di fondo, distrazione. Jordan arrivò addirittura a ignorare il malessere fisico o almeno a tenerlo sotto controllo pur sentendolo, eccome. Ma lui era Jordan. Quando ti conosci e capisci davvero quale obiettivo hai, tutto ciò che non è funzionale al perseguimento di quel fine ti sembrerà indifferente. E ti permetterà di concentrarti solo sul raggiungimento dell’obiettivo.

Ci sono cose che puoi controllare e altre che non dipendono da te. Spesso ci facciamo influenzare anche da quelle che sfuggono alle nostre capacità. Se sappiamo capirle e isolarle possiamo tenerle a bada e allontanarle dalla vista. Per concentrarci solo su quello che davvero ci interessa.

(Da Develop Mental Toughness With This Ancient Practice, di Darius Foroux)

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