U pani cunzatu (il pane condito siciliano)

Si può viaggiare anche con la fantasia

Ahhh. Un pani cunzatu. In Sicilia è una vera e propria istituzione, soprattutto nel periodo primaverile ed estivo. U pani cunzatu, ovvero il pane condito, viene condito quando è ancora caldo caldo con abbondantissimo olio extra vergine d’oliva, formaggio, pomodori, olive e origano. Ci sono infinite varianti che prevedono l’uso anche delle acciughe sottolio, capperi, ricotta salata, salumi di tutti i tempi, tonno, verdure grigliate o fritte. Largo sfogo alla fantasia!

La base è quella di un pane -chiamato cucciddatu o vastedda- molto corposo e ricco. Con la crosta croccantissima e poca mollica morbida e avvolgente. L’olio è così abbondante che deve proprio bagnare e unire tutti gli ingredienti. Nelle isole Eolie, soprattutto a Salina, ci sono dei luoghi incredibili che sfornano e condiscono pani cunzatu in riva al mare. Una tradizione quello di mangiarlo guardarlo le onde, sulla barca o in spiaggia. Si avvolge nella carta da pane, tutta oliata, e lo tieni tra le mani caldo caldo per poi addentarlo e gustarlo.

La scelta del pane determina, chiaramente, la bontà. Ricordo con infinito amore quello di nonna appena sfornato dal forno pietra. Ancora oggi ci sono diversi fornai che propongono del pane eccellente o, senza andare troppo lontano, possiamo pure pensare di farlo in casa anche noi. Sono stati, per moltissimi, mesi di panificazione selvaggia e continuare a farlo potrebbe diventare davvero un’ottima idea.

Un piatto unico completo e incredibile. A me piace moltissimo solo con olio, pomodori secchi e olive nere siciliane; quelle morbidissime e grandi grandi che lasciano un sughetto in mezzo all’olio nero nero e strepitosamente buono. E tu? Lo hai mangiato u pani cunzatu?

Si può viaggiare anche con il cibo, i sapori, odori e tradizioni. Visto il periodo un bel pezzo di pani cunzatu pure sul balcone farà subito la differenza e creerà, con la fantasia che non ci è stata negata, quell’atmosfera. Sembrerà di essere sulle isole Eolie.

 

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