Tutta questione di leoni di montagna e fibbie

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Chiunque sia appassionato di ultrarunning sa che il riconoscimento che si ottiene per arrivare in fondo alle gare di 100 miglia nel tempo massimo stabilito è una fibbia da cowboy, di solito in materiale metallico.
A partire dalla Western States, ogni gara sulla sacra distanza premia i finisher con una fibbia, o almeno questo è quanto succede negli Stati Uniti, dove lo sport dell’ultrarunning ha le proprie radici.
Lo specifico perché questa tradizione non esiste in Europa, dove i finisher ricevono altri premi, solitamente capi di abbigliamento, che molti corridori dicono di preferire perché “più indossabili”. Innegabile, visto che in Italia non siamo molto abituati a vedere delle persone girare con una fibbia da cowboy sulla cintura.
Altra considerazione che è opportuno fare è che regalare gilet è anche, e soprattutto, più comodo per le aziende che sponsorizzano gli eventi. I magazzini si svuotano e il logo gira, utilizzando i corridori come tabelloni pubblicitari: il costo di produzione di fibbie in metallo da regalare è solo una perdita, il costo di migliaia di magliette, gilet o giacche varie è un investimento di marketing.

Ma quindi, perché si premiano gli atleti con questo strano riconoscimento anche se è appunto una scelta non favorevole per le aziende? Siamo abituati al fatto che la logica di mercato ha sempre il meglio su tutto il resto, perché anche negli USA non si adeguano al business?
Le ragioni sono storiche e le tradizioni nell’ultrarunning hanno sempre una storia culturale alle spalle.

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Come avevo già citato nell’articolo sul padre fondatore dell’ultrarunnning, la Western States diventa una vera e propria gara nel 1977.
Dopo l’edizione del 1974, dove Ainsleigh fu il primo e unico corridore a partecipare, sia nel 1975 che nel 1976 partì un solo corridore (e dei due solo Ken Shirk arrivò).

Nel 1977, a seguito della pubblicità in un magazine al via si presentarono 14 corridori, provenienti da quattro diversi Stati; ne arrivarono 3 e solo 1 sotto le 24 ore: Andy Gonzales.

Fu il 1977 il primo vero anno dove la gara di corsa era entità a se stante, seppure si tenesse in concomitanza con la Tevis Cup dei cavalli; i due eventi si separarono come data solo nel 1978.

Nel 1977 quindi, quello che sarebbe stato il primo vero e proprio vincitore della corsa, Andy Gonzales e la cavaliera californiana Shannon Weil si trovarono sul sentiero, mentre arrivava la notte. I due procedevano allo stesso passo e Shannon ebbe una sorta di epifania a procedere di fianco al ventiduenne che procedeva a piedi, senza acqua, cibo, solo soffrendo e correndo.

Terminata la corsa Shannon Weil si rimboccò le maniche e divenne una delle quattro fondatrici della corsa a piedi, la cosi chiamata “Gang of Four”, assieme al suo futuro marito Phil Gardner, Mo Livermore e Curt Sproul: quattro giovani ragazzi che diedero vita alla corsa più famosa e affascinante al mondo per gli appassionati di ultrarunning.

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Ma, tornando a noi, perché le fibbie?

Il simbolo di Western States, il cougar, ovvero il leone di montagna nasce proprio per la volontà di Shannon Weil. La Cougar Rock è uno dei luoghi iconici attraversati dalla gara, e il puma è un animale che popola i sentieri attraversati dalla gara quindi la scelta del simbolo della gara fu semplice.
(giusto per la cronaca nel 1994 una donna venne uccisa da un leone di montagna mentre correva da sola sui sentieri, a due mesi dalla gara).

Passaggio a Cougar Rock

Il premio, a rispetto del logo della gara venne creato dall’artigiano Franco Vianello, italiano di Venezia emigrato a Napa in California nel 1959, dove si stabilì lavorando appunto come scultore e poi come professore all’Univeristà di Barkley, sempre in California.
Il premio divenne fin da subito una delle opere d’arte più ambite dai corridori di 100 miglia. Era la stessa Shannon che guidava fino a casa dell’artista Vianello per prendere il trofeo ogni anno e consegnarlo ai vincitori.

Uno dei 14 Cougar vinti da Ann Trason

Ai tempi una fibbia era il premio per chi arrivava in fondo alla prova. Rappresentava il premio perfetto, perché era un riconoscimento che richiamava le origini della corsa a cavallo, nonchè per il fatto che l’ultrarunning non nasceva come una trovata commerciale di uno sponsor o di qualche azienda che desiderava vendere e fare profitto promuovendo i suoi prodotti.
Ancora adesso il 90% delle 100 miglia americane premiano i corridori con una fibbia, quella tradizione non sarebbe mai tramontata.

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Nel 1990 Weil si presentò in riunione con i suoi soci con il disegno della fibbia che richiamava il trofeo di Vianello, il puma che troneggiava sulla Cougar Rock.
Tutti i membri dissero di sì: storia era fatta.

 

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Paco arriva dalla Repubblica Indipendente di Colferraio dove è libero di esprimere tutta la sua attitudine per l'ultrarunning. E lui, di ultra, ne sa parecchio visto che la sua passione sono le 100 miglia. E le sa raccontare, eccome se le sa raccontare!

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