Trail Work for dummies

Tempo di lettura: 4 minutiVisto che in molti mi hanno contattato per dirmi che gli piacerebbe dare una mano nella pulizia sentieri e a cui è piaciuta l’idea del trail work di cui si è parlato nello scorso articolo, ho pensato di creare una breve elenco con un paio di dritte concrete sull’argomento.

  • Campa cavallo che l’erba cresce
    Certo, per quanto sia auspicabile che prima o poi anche la scena ultratrail italiana scelga di introdurre nei requisiti di partecipazione alle gare anche delle ore di volontariato, perché sarebbe tutto più organizzato e strutturato, il mio consiglio è: non aspettare che le cose vengano calate dall’alto, fallo e basta.
    Esci, prenditi cura del sentiero di casa o di uno che ti sta a cuore per qualsiasi motivo. Se ne scegli uno vicino casa potrai manutenerlo con più frequenza e regolarità. L’attrezzatura che ti serve è poca, per lo più, basta olio di gomito;
  • Pulizia dei rifiuti
    Per ogni scemo sulla terra che lascia immondizia in giro deve almeno essercene uno che pulisce. Sarebbe bello non solo che ci fosse chi la pulisce ma proprio ridurre la produzione di essa (utilizzando sempre una boarraccia sola invece che bottigliette da mezzo litro ogni volta ad esempio).
    Nei sentieri in cui faccio manutenzione trovo perlopiù bottiglie di plastica, cartucce delle munizioni dei fucili dei cacciatori e molto spesso involucri di pacchetti di sigarette, carta stagnola dei panini, bottiglie e lattine varie che gente irrispettosa lascia in giro.
    Ricordati di portare con te un sacco per la spazzatura e con i guanti porta via tutto ciò che non dovrebbe trovarsi sul sentiero;

  • Apriti!
    Con aprire il sentiero non si intende la pratica di aprirne di nuovi, non spetta a te farlo. Ciò che invece è sempre una buona pratica è di ripulire sentieri già esistenti che per causa di inutilizzo o altre ragioni sono caduti in disuso e lasciati con scarsa manutenzione.
    Per aprire mi riferisco ad alberi caduti che bloccano il passaggio e rami/rovi che sono cresciuti sul sentiero. Per aprire utilizzo motosega per i tronchi veri e propri, un seghetto portatile per i rami minori e una falcetta per i mazzi di rovi e le ginestre.
    Inoltre ho sempre nello zaino un paio di cesoie per andare a ritoccare di fino anche i ramoscelli più piccoli, quando si tratta di “potare” e non di togliere completamente la pianta che ha dei rami sulla sede del sentiero;
  • A nessuno piace scavigliarsi
    Per questo motivo rimuovo i sassi più grossi e quelli instabili che sono in centro al sentiero. In questo caso l’unico strumento sono le tue mani. Se la sezione del sentiero lo consente puoi anche divertirti a creare degli omini di pietra segna percorso con i sassi rimossi. Se hai tempo e fantasia puoi crearne veramente di spettacolari ai limiti della fisica giocando con l’equilibrio;

  • Un lavoretto liscio
    In una parola: rastrello!
    Con una bella rastrellata puoi togliere le foglie e i residui di potature. Inoltre puoi andare a “rattoppare” eventuali solchi creati da passaggi frequenti di moto o jeep.
    Ricorda di mettere a lato del sentiero le potature in modo ordinato e sufficientemente lontani da non farli tornare in mezzo ai piedi con un soffio di vento;
  • Occhio all’erosione
    Mi è stato suggerito da un amico e devi tenerlo in considerazione. Alcuni terreni che si erodono facilmente hanno bisogno di scoli dove l’acqua può defluire senza andare a intaccare in sentiero. Puoi costruire delle canalette o scavarle trasversalmente, se il fondo del terreno e l’inclinazione lo richiedono;

  • Ponticelli per i guadi
    Se c’è un piccolo guado da attraversare puoi anche adagiarci un ponticello unendo due assi di legno con dello spago o un filaccio di canapa. Ricordati che deve essere stabile anche per chi pesa parecchio e livellato per chi ci passerà in bicicletta. È più facile di quello che sembra e se devi solo sostituirne uno esistente prendi le misure di quello che c’è già e fatti preparare delle tavole della misura giusta da un falegname. Se non sei assolutamente certo di saperlo fare, lascia perdere e chiedi a qualcuno di esperto;
  • Cosa metto nello zaino?
    Guanti, una borraccia di acqua, qualcosa da mangiare. Un paio di cesoie, un falcetto e un seghetto piccolo. Un rastrello e un paio di forbici da siepe, sacchetti per la spazzatura, musica e una felpa.
    Olio di gomito ne serve è vero, ma è un’attività che ripaga tantissimo in termini di relax che ti restituisce. Inoltre, una volta che lo avrai finito sarà bello andare finalmente a provarlo!
    Buon divertimento corridori!
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Francesco "Paco" Gentilucci
Paco arriva dalla Repubblica Indipendente di Colferraio dove è libero di esprimere tutta la sua attitudine per l'ultrarunning. E lui, di ultra, ne sa parecchio visto che la sua passione sono le 100 miglia. E le sa raccontare, eccome se le sa raccontare!

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