Running with Breaking Bad

Da una delle serie TV più belle del mondo, una colonna sonora che è altrettanto bella. Per correre con la fantasia nei deserti di Albuquerque con la polizia alle calcagna.

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Parliamo di ricette, ma di quelle un po’ particolari. Se hai letto il titolo (ovvio che l’hai letto, altrimenti non saresti qui a leggere) sai già che trattandosi di Breaking Bad e non di un programma di cucina questo articolo potrebbe parlare di ricette di un certo tipo. Ma ti farò cambiare idea subito, perché non ti dirò come sintetizzare la metanfetamina che Walter White (il protagonista di Breaking Bad, se non l’avessi mai visto) produceva con il suo socio Jesse Pinkman. Anche perché questa è una playlist, o questo articolo parla di una playlist.

Ci sono altri tipi di ricette però, e quella di oggi spiega come creare la colonna sonora perfetta. E, trattandosi della serie TV perfetta per eccellenza, anche la sua colonna sonora lo è.

Una buona colonna sonora, che sia di un film o di una serie TV, inizia già dalla sigla. Se ascoltare le prime 4 note di quella precisa sigla ti dà brividi di piacere o ti fa esplodere in testa bombe di ricordi e fuochi d’artificio di memorie, allora stiamo parlando della sigla perfetta. Come quella di Breaking Bad, ovviamente.

Ma la sigla dura pochi secondi, no? È tutta la musica che viene dopo e che accompagna lo svolgersi dell’azione e della storia che conta. E quella di Breaking Bad è perfetta, inutile dirlo. Lo è sia perché è perfettamente pertinente con la storia e ne esalta o mitiga certi eccessi, ma soprattutto perché ne è armonica.

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L’armonia fra immagini e musica si crea quando la musica funziona da antagonista o da commento congruente. Intendo che a volte lavora a contrasto con l’azione (magari introducendo un elemento ironico o capace di alleggerire una scena particolarmente pesante), altre volte agisce in totale aderenza all’azione. In Breaking Bad questo meccanismo funziona sempre alla perfezione.

La sua colonna sonora ha inoltre un altro aspetto che la rende non solo bellissima ma anche perfetta: è varia, imprevedibile, piena di perle perse in fondo al mare della memoria musicale e riscoperte grazie al gusto sopraffino del regista Vince Gilligan.

Che serie pazzesca, che playlist pazzesca.

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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