Quanto accurati sono i GPS?

Ti puoi fidare del tuo GPS? Ti fornisce davvero la distanza che hai percorso? E se non lo fa, perché "sbaglia"?

Tempo di lettura: 3 minutiQuante volte hai sentito al termine di una gara qualcuno lamentarsi che il GPS gli segnava una distanza diversa da quella ufficiale di gara? Magari è capitato proprio a te. Si trattava sempre di qualcosa in più o in meno e ogni volta l’errore veniva attribuito a chi aveva misurato il percorso o ai GPS stessi. Perché se tutti partono dallo stesso punto e arrivano nello stesso punto, come è possibile che ci siano certe differenze, a volte anche sostanziali?

Può infine anche capitare che si attribuiscano queste differenze ai diversi produttori di GPS, e allora nascono infinite discussioni su quale è più affidabile e quale no.
La verità, come al solito, sta un po’ in tutti questi ragionamenti ma anche altrove.

“Quale GPS mi consigliate?”

I GPS mentono?

Partiamo dal primo imputato: i percorsi di gara sono davvero lunghi quanto dicono le organizzazioni? Trattandosi di gare ufficiali, la risposta è sì: le distanze sono certificate e misurate con strumenti accurati. I tracciati però si snodano su sezioni stradali ampie e gli organizzatori tracciano una linea ideale che misura effettivamente quanto dichiarato, ma misurata secondo determinate traiettorie. Cosa significa? Significa che se corri al di fuori di questo tracciato può capitarti di fare più o meno metri di strada. Se tutti i concorrenti procedessero lungo il tracciato infatti si dovrebbe correre in fila indiana: non molto pratico, no?

Allora sono i GPS! Sì e no. Innanzitutto: il segnale del GPS può essere disturbato da alberi ed edifici e fornire quindi letture non precise. Assumendo però che funzionino alla perfezione e non siano disturbati, perché si verificano comunque difformità fra il dato “fisico” e quello misurato dal GPS? Essenzialmente per due motivi.

  1. I GPS sono accurati fino a un certo punto. Non per cattiveria del produttori ma perché le esigenze di miniaturizzazione e di contenimento del consumo energetico impongono qualche sacrificio, tipo l’accuratezza della rilevazione. Ci sono GPS molto più precisi sul mercato e sono quelli che usano i geografi e i sismologi per misurare gli spostamenti delle croste terrestri ma hanno dei problemi: devono essere installati su postazioni fisse (cosa che un runner, per definizione, non è), costano dai 5 agli 8000 dollari, sono grandi come un libro e pesano altrettanto. La buona notizia è che con il passare del tempo e il progresso avremo al polso sistemi sempre più sofisticati e precisi. Ulteriore importante nota: i modelli di punta dei diversi produttori (tipo quelli da triathlon) hanno già GPS più accurati ma costano anche di più. Però in un futuro prossimo saranno disponibili a prezzi più contenuti anche per il consumatore medio e con meno esigenze.
  2. Un GPS da polso rileva la tua posizione per punti discreti, cioè non continui. Immagina che la rilevi ora e fra una frazione di secondo, quando tu sei già in un altro punto sulla mappa. Il tracciato che otterrà è fatto di punti che spesso non stanno nemmeno sulla stessa curva o linea ma che scartano un po’ a destra e un po’ a sinistra. Per fornire la lettura più attendibile della distanza quindi, un algoritmo di occupa di uniformare questi dati in modo che l’unione dei segmenti che rappresentano la tua corsa stiano su un unico  tracciato. Che inevitabilmente non è esattamente quello che hai percorso ma una sua approsimazione. Una media, diciamo. Cosa succede quando giri un angolo? Può succedere che l’algoritmo non consideri la tua corsa fino al punto in cui hai effettivamente girato l’angolo ma lo “tagli via”, fornendoti quindi una distanza più breve. Poche decine di centimetri, s’intende, che però sommati alla fine posso dare scarti di metri. Ecco da dove può nascere non tanto l’errore quanto la difformità della lettura.

C’è una soluzione?

Allo stato attuale non è possibile ottenere rilevazioni precise al centimetro ma sicuramente delle validissime approssimazioni.
Per correggere l’errore “necessario” dell’algoritmo di interpolazione dei punti discreti alcuni modelli considerano anche le letture del giroscopio interno, che rileva con più precisione i cambi di direzione e gli sbandamenti. Quanto più il dato fornito dal GPS è insomma “sporco”, tanto più è utile introdurre la correzione del giroscopio che può confermare o meno che in quel tratto tu stessi veramente correndo come un ubriaco. Davvero lo stavi facendo? Suvvia!
Come detto sopra però, non tutti i modelli usano anche i giroscopi, o almeno non quelli di fascia bassa.

La soluzione più economica ed efficace è comunque quella di non prendersela, sapendo che l’errore c’è, è più o meno piccolo e che si corre anche per altri motivi, tipo divertirsi.

(Via PodiumRunner)

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Martino Pietropoli
Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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3 COMMENTS

  1. C’è anche un’altra considerazione da fare, per motivi di sicurezza i dispositivi gps, qualsiasi ad eccezione di quelli militari, non possono avere un’accuratezza inferiore ad un tot, non ricordo se siano 3metri o meno

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