Quando corro, va tutto bene

Gli imprevisti capitano e si può averne vantaggio o meno, ma conta poco se parliamo di una gara di corsa, perchè quando corro, va tutto bene

Tempo di lettura: 2 minutiMa come fai a correre così tanto tutto insieme e molto più veloce, non vedi come sei messo? – mi chiedo, mentre sto per terminare il decimo dei dodici chilometri previsti per stasera dal mio piano di allenamenti, nella seconda delle due corse programmate per questa domenica di fine novembre, mezz’ora tranquilla al mattino, circa un’ora con riscaldamento, allunghi e il resto (poco più di mezz’ora) di corsa rilassata alla sera.

Ho fatto bene tutta la prima parte, quella di riscaldamento e degli allunghi, ma adesso sento un po’ la fatica, e sono soltanto a un totale giornaliero di sedici chilometri, cinque in meno di una Mezza Maratona e fatti in due sessioni separate. Provo a sistemare postura e dare un po’ più peso alla tecnica, le cose vanno un pochino meglio e finisco in maniera dignitosa gli ultimi duemila metri, però non sono per nulla soddisfatto dei progressi – che ci sono stati eh – delle ultime settimane. Sono riuscito a seguire la dieta per bene – ho quasi raggiunto il peso ideale per correre una Maratona al massimo delle possibilità – ma il peso non è tutto per un runner. Certo, fa una grossa parte, perché ogni grammo in più o in meno da muovere affatica in modo diverso i muscoli e consente di sfruttare o meno al massimo le energie, però c’è anche tanto allenamento dietro una corsa fatta per bene. Su questa parte devo fare ammenda. Mi starei preparando per correre di nuovo sotto l’ora e trenta senza troppa fatica nella Mezza Maratona, in una simulazione di gara da fare poco prima di Natale, ma ho sottovalutato la ripresa della velocità per concentrarmi più sulla resistenza e mi trovo quindi in una situazione per cui quasi sicuramente finirei senza problemi una corsa sulla distanza dei ventunomilanovantasette metri, ma non nel tempo previsto. Non che ci sarebbe chissà che problema, sia chiaro, ma una volta che si prende un impegno sono del parere che ci si debba impegnare per portarlo al termine nel migliore dei modi, facendo di tutto per raggiungere il risultato ipotizzato. Quindi mi sono messo al computer e, dati alla mano, ho rimodulato un po’ la tabella per le prossime settimane, con l’aggiunta delle ripetute lunghe – da mille e duemila metri – e una corsa su lunga distanza a passo veloce in sostituzione di due corse da un’ora che non avrebbero probabilmente portato alcun beneficio nel medio periodo.

Come andrà? Beh, questo nonostante la preparazione lo saprò davvero solo il giorno della corsa, perché – e se hai ascoltato il podcast sulla Maratona di Fuorisoglia lo sai anche tu –  in una gara di corsa (anche se fittizia) ci sono sempre delle cose che puoi pianificare e altre che invece vanno fuori dal tuo controllo. E lì si entra in un terreno inesplorato che può farci centrare un grande obiettivo, o far saltare tutti i piani. Per noi amatori che corriamo soltanto per divertirci però, soprattutto in periodi come questo, il solo poter uscire per fare la nostra sgambata è una vittoria e quindi forse alla domanda come andrà si può già rispondere: quando corro, va tutto bene.

 

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Pietro Paschino
Pietro corre, sempre. Anche due volte al giorno. Si narra che, a causa di tutte le scarpe che ha consumato, i negozi specializzati gli stendano un tappeto rosso per favorire il suo ingresso tra squilli di trombe e urla di tripudio. Pietro è una persona meravigliosamente incoerente: prende la corsa con serietà ma ci scherza su; ama la Sardegna e gli manca la Norvegia. Pietro racconta in modo stupendo la corsa vissuta da uno che la pratica con amore viscerale, e questa è la cosa più importante.

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