Punizione

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La Professoressa è così arrabbiata che mi ordina di fare due giri di campo.
Dentro di me, esplodo di gioia.

Vado a correre mettendo ben in mostra una maschera di sfida, sperando che questo la faccia alterare ancora un po’ e sperando che mi costringa a correre altri due giri.
“Due giri di campo, subito!” dice.

Faccio il liceo, prima ginnasio. Fa’ conto che sia primavera e per quanto mi riguarda puoi dare la colpa agli ormoni, al fatto che sono nato con la crisi economica, alle professoresse incapaci, alla cultura punk. Da’ pure la colpa a quello che ti pare ma una cosa è evidente: odio giocare. Non penso al futuro, non provo interesse per gran parte dei discorsi che mi fanno i miei compagni di classe, la mia rabbia è vergine, io pure. Il mio egoismo è sincero, la mia individualità sacra. Non ho interiorizzato né il piacere del seguire le regole stabilite, né il riverente timore per le autorità.

A fianco a me, gli altri quattro ragazzi della classe hanno convinto la professoressa a lasciargli mezz’ora per giocare a calcio. Uno dei cinque è anche contento di stare in porta. Saremo due contro due, il massimo per tutti loro, se non ci fosse il problema che io sono troppo irrequieto, e anche stavolta ho rovinato i loro piani, facendo incazzare la Prof e dovranno quindi giocare due contro due, a porta vuota. Cammino verso l’angolo, ciondolando, sembrando arrabbiato, dispiaciuto e perplesso.
Le punizioni non hanno senso se non provocano malessere.

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Non so come correre questi due giri di campo. Correrli veloce è curativo, ma si bruciano subito. Andare piano procura troppo poco vento in faccia, la corsa è un gesto che porta piacere quando porti le gambe al limite.
Cosa fare, correrne due a un ritmo piuttosto lento, farne uno a tuono e uno piano che possa un po’ durare?
Ci sto pensando mentre il secondo giro di campo sta già terminando, stupidi piccoli palazzetti indoor delle scuole dei paesi di provincia. Se solo mi spedisse fuori per le punizioni e potessi correre all’aria aperta.

Per quale ragione la punizione è correre i giri di campo? Perché la corsa non è considerata un’attività decorosa, come il gioco del calcio o le stupide capriole sui materassi che ci obbligano a fare? Fare le capriole o tirare scarpate a un pallone è un’attività, correre è un bisogno.

Perché i professori e gli allenatori dei ragazzi associano la corsa a qualcosa di brutto?
Io questo non lo so.

Ripasso dal via e riparto, dopo i due giri di punizione; passo fortissimo per un altro giro, tra uno strillo e l’altro della Prof: così veloce che quasi riesco a non sentirla.

 

 

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Paco arriva dalla Repubblica Indipendente di Colferraio dove è libero di esprimere tutta la sua attitudine per l'ultrarunning. E lui, di ultra, ne sa parecchio visto che la sua passione sono le 100 miglia. E le sa raccontare, eccome se le sa raccontare!

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