Pronti a ripartire?

Dopo lo stop forzato si riprendere a correre. Sei pronto? Come sarà la tua forma fisica? La tua prima corsa non sarà come le altre e la cosa più importante è viverla bene mentalmente, soprattutto

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Martino Pietropoli
Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

Tempo di lettura: 4 minutiQuesta domanda potrebbe essere la risposta di chi risponde al telefono o quella che noi ti rivolgiamo oggi, un giorno non casuale. O quella che ti stai rivolgendo da giorni:

Sei pronto a riprendere a correre? Sei pronta a misurarti nuovamente con te stessa?

Dipende

La miglior risposta è sempre “Dipende”. Dipende da come hai trascorso questi due mesi di lockdown, dipende dal fatto che tu abbia potuto allenarti comunque o sui rulli o sul tapis o a corpo libero, dipende da che giri ha fatto la tua testa.

Corpo e mente

Mai come in questo periodo corpo e mente si sono allenati in due palestre diverse: lontani dalla strada e da quell’ambiente che riesce a rimetterli insieme, hanno dovuto intraprendere due strade distinte. Per incontrarsi poi, si spera, un po’ oltre lungo il cammino.

Se ci pensi bene infatti, la corsa su strada crea un’armonia perfetta fra corpo e mente: la mente può distrarsi con il panorama ed elaborare idee e il corpo può sfogarsi e sfiancarsi di quella stanchezza buona.
Lo stare forzatamente a casa ha dato più peso all’uno o all’altro, per forza di cose: il corpo si allenava in quella che la mente vedeva come una prigione fisica oppure la mente si preparava al futuro facendo esercizi di immaginazione. Mentre il corpo scalpitava.

Che tipo sei stato?

Credo che un po’ tutti abbiamo incontrato una versione di noi stessi che non conoscevamo. Un po’ perché non ci eravamo mai trovati in una condizione del genere – inedita per chiunque, in ogni parte del mondo – e un po’ perché ci siamo trovati a dovere resettare mente e corpo da un giorno all’altro, letteralmente. Come se ci fossimo infortunati, tutti, contemporaneamente. Ma senza in realtà esserci infortunati, quindi potendo continuare ad allenarci in qualche modo a casa.
Alcuni hanno scalpitato, altri hanno gettato la spugna, altri hanno sviluppato una pazienza notevole, compensando con la mente ciò che il corpo non poteva scaricare.
Come abbiamo detto nell’ultima puntata del nostro podcast Fuorisoglia, questa è una ripartenza che comincia da una preparazione fisica incognita e che sarà soprattutto mentale.
Ci siamo tenuti in forma – chi più, chi meno – con tipologie di allenamento diverse dal solito: potremmo avere sviluppato un core da Ironman e dei bicipiti pazzeschi ma solo la strada ci saprà dire.

Di certo chi ha saputo adattarsi e cambiare approccio con l’esercizio fisico parte avvantaggiato: il cambiamento e come gestirlo è già parte della sua routine fisica da qualche mese.

Prevedo difficoltà per chi si è lamentato e basta e ha deciso di non fare niente (ma proprio niente) come forma di protesta. Inevitabile che il ritorno sulla strada sarà difficile e lo stato di forma – diciamo – annebbiato. Peccato: sarebbe bastato decidere di fare altro perché la corsa non è uno sport completo e curare altre parti del corpo dovrebbe fare sempre parte di una routine di allenamento più comprensiva possibile. In questi mesi c’è stata la possibilità di esplorare alternative e a chi non l’ha fatto possiamo solo dire quello che è il nostro mantra di questi tempi: “Pecà”, cioè “Peccato!”.

Riparti da te

Con le dovute differenze regionali, da oggi – che è pure “May the fourth”, cioè il 4 maggio, cioè il Giorno della Forza di Guerre Stellari – potremo correre. I mesi in cui siamo stati “fermi” non sono una parentesi fatta di niente, non sono il battito di ciglia durante il quale non vedi niente e non succede niente. Come sai, nel frattempo è successo di tutto e di tutto dovrà ancora succedere. Dentro e fuori di te. Non hai corso l’ultima volta ieri e oggi è un oggi come gli altri. Oggi viene dopo due mesi dall’ultima volta che hai corso.
Nessuno sa bene come sarà: normale, faticoso, pensavo peggio, mi sento benissimo.
Nessuno lo sa.

Per molti versi dobbiamo anche riabituarci a tornare alla civiltà: c’hai pensato che non hai portato le scarpe per due mesi? Ti faranno male i piedi e sei diventato/a una specie di selvaggio. Guarda che capelli, guarda che barba.
Ma soprattutto tieni a mente questo: quella che hai sperimentato è una tempesta di proporzioni inaudite e non si è ancora esaurita. Quindi il nostro consiglio è uno solo.

È tutto normale

Nelle ultime settimane si è spesso detto che dovremo abituarci a una nuova normalità. È verissimo e per questo penso che il modo giusto per affrontare la tua prima corsa del resto della tua vita – una vita un po’ diversa da come l’avevi immaginata, soprattutto – la cosa migliore da fare sia pensare che è normale.

È normale essere fuori forma.
È normale non farcela.
È normale sentirsi sopraffatti.
È normale avere anche voglia di fermarsi e piangere.

Ascoltati di più e non opporre resistenza. Abbandona il mito di chi reagisce sempre alla vita opponendosi, volendo esserle più forte. Per una volta fatti attraversare dalle emozioni e non opporre resistenza. Se non ce la fai a correre oltre fermati. Se non ne hai voglia non farlo. Se sei triste sii triste e basta. Il tuo corpo e la tua mente stanno reagendo come un organismo colpito da qualcosa di sconosciuto. Ci vorrà del tempo. Correremo in modo diverso, non faremo gare per un bel po’, non avremo obiettivi motivanti e sfidanti. La sfida sarà pensare che fare qualcosa in più della volta prima è già qualcosa. Sarà pensare che riappropriarsi poco alla volta di quello che una volta era scontato è un grande risultato.
Forse niente sarà più come prima ma non è detto che sia peggio. Sarà diverso. L’uomo si adatta e quello che si adatta meglio è quello che alla fine vince.

Buone nuove corse.

(Photo by Markus Spiske on Unsplash)

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2 COMMENTS

  1. Da dodici al giorno in appena sessanta minuti, a cinque in trentasette.
    Solo yoga, in questi due mesi, fatto anche male, da principiante – un “just do it”, come dicono gli anglosassoni e la Nike. E c’era uno stop cominciato il 5 febbraio, fatto di “accuse e scuse senza ritorno”, per dirla con Fabrizio. Quindi novanta giorni, non sessanta: come ricominciare daccapo, da quando non sapevo cosa fossero cinquemila metri consecutivi passati a correre – passo dopo passo.
    I tre mesi più lunghi della mia vita, forse i cinque chilometri più felici. La primavera e la provinciale in mezzo alle campagne sarde (un privilegio); il maestrale ammansito; una playlist del ritorno tutta speciale – creata apposta per l’occasione –; il tramonto, le margherite, le gambe che fanno male e campi di spighe che sembrano mare verde pieno di onde; i chili di troppo e tutte le sigarette fumate che bruciano gola e aria. Oggi c’era tutto, c’era anche chi non c’era e dieci papaveri – tutti quelli che sono riuscita a contare.
    E adesso invece mi sono rimaste l’adrenalina, la voglia matta che sia già domani, i dolori ovunque e i capelli lunghi, bianchi e ancora umidi – come gli occhi, quelli di ieri sera ormai, appena ho cominciato: bagnati di una nuova e commovente felicità.

    Chi non corre non lo sa, ma chi l’ha fatto almeno una volta nella vita comprende tutto. E non è una questione elitaria, o un atteggiamento da “iniziati”, è solo un fatto di respiro, e il respiro che ti dà la corsa è diverso da tutti gli altri che si conoscono: profondo, accordato e clemente – un gioco di resistenza e abbandono.

    Ho iniziato a correre con voi, mi sembrava bello ri-cominciare insieme.
    E niente… andiamo a prenderci tutta la strada che c’è, no? Petto esteso, cuore forte, la testa al centro e i muscoli che fanno quello che sanno fare meglio, chilometro dopo chilometro.

    Grazie delle albe, dei tramonti, delle colonne sonore e della passione. Grazie sempre.
    Velocissimi e al di là di ogni ragionevole dubbio.
    Con ciascuno dei nostri “Perché no?”.
    Vicini.

    Con devozione.

    • Biba, grazie infinite per questa tua lettera, perché non si tratta di un semplice commento. Grazie davvero per le tue parole e per la testimonianza che hai voluto condividere e che condividiamo in ogni parola. Grazie!

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