Perché corriamo?

Strava ha chiesto a 25.000 runner perché lo fanno. Le risposte raccontano chi siamo e ci restituiscono un'immagine del running mondiale

Tempo di lettura: 3 minuti

Strava ha chiesto a 25.000 runner di tutto il mondo perché corrono. Loro hanno risposto. Fra questi potresti esserci anche tu se usi questa app, chissà. La cosa interessante di questa ricerca è che ha coinvolto runner da qualsiasi luogo del mondo e quindi restituisce un’interessante immagine del perché l’umanità corre.

Strava ha reso noti i risultati della ricerca riassumendoli in 3 capitoli/motivi principali: salute, routine e comunità. Vediamoli nel dettaglio e chissà se ti ci riconosci anche tu.

1. Salute

L’80% di chi ha risposto al sondaggio dice che il motivo principale è la salute, ma con diverse declinazioni: chi lo fa per avere cura di sé stesso, chi per diventare più forte, chi per dimagrire. I brasiliani per esempio al 22% affermano di aver iniziato a correre dopo aver preso uno spavento per motivi di salute e quindi a seguito di una presa di coscienza della necessità di fare qualcosa per se stessi.
Il 30% globalmente afferma di correre per restare in forma e fra tutti i paesi quello che è più motivato a farlo per la forma fisica è la Germania, con il 47% dei runner che citano questo come il motivo principale.
Negli USA è invece più importante correre per fortificare il fisico: ne è convinto il 48% degli intervistati e fra questi la maggioranza (il 54%) è donna.
Il Giappone invece sembra aver trovato nella corsa una soluzione alle proprie ansie esistenziali: con il loro 15% di risposte al riguardo si posizionano in testa alla classifica dei paesi che corrono per combattere ansia e depressione, seguito da Gran Bretagna, USA e Canada all’11%.

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2. Routine

Ok, hai deciso di correre, benissimo. Però tutti sappiamo che parte dell’esperienza è la continuità: farlo con costanza, secondo un programma, sapendosi motivare. Cosa motiva a farlo i runner di tutto il mondo?
Il motivo principale è senza dubbio avere un obiettivo importante (correre una gara, dimagrire) e lo è per il 41% degli intervistati.
Al secondo posto l’abitudine: lo è per il 39% degli intervistati globali.
Curioso il 3° posto, riservato al senso di colpa: è questa infatti la forza motivatrice principale per il 15% a livello globale, con punte del 23% per la Spagna, seguita dalla Francia. In Brasile invece solo il 4% corre per quello.

E quando corrono i runner di tutto il mondo? Il 48% lo fa il mattino, il 28% nel pomeriggio e il 24% alla sera. Gli stessi dati ma nel weekend si distribuiscono rispettivamente sulle seguenti percentuali: il 67% di mattino, il 25% il pomeriggio e l’8% di sera (comprensibilmente, almeno nel weekend di sera si fa altro!).

In che fasi della vita il running ha aiutato chi lo pratica? Oltre il 30% di chi ha partecipato dice di aver avuto importanti (a volte traumatici) cambiamenti nella vita negli ultimi sei mesi. La corsa li ha aiutati a ritrovare l’equilibrio in diverse condizioni avverse: per ll 78% per superare il fatto che i figli avessero lasciato casa poiché diventati adulti e indipendenti, il 70% per superare una perdita o una morte, il 65% per ritrovare un equilibrio dopo un infortunio o una malattia.

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3. Comunità

La corsa è uno sport solitario? Non è così per più della metà degli intervistati che ha affermato di correre con altri. In particolare con amici (la maggior parte), con club di runner seguiti da colleghi di lavoro. Alla domanda “Ti piace correre?” il 63% dei runner “in gruppo” risponde “Decisamente sì”, mentre solo il 52% dei solitari ne è convinto. A correre in squadra sono, prevedibilmente, i teenager mentre man mano che si alza l’età si smette di farlo con i colleghi (oltre i 55 anni) per ovvi motivi: molti vanno in pensione dopo quell’età. E non è una caso che la maggior parte dei runner solitari siano over 55.

A correre in gruppo sono, forse (e purtroppo) per motivi di sicurezza, soprattutto le donne. In Giappone si concentra invece la maggior percentuale di runner solitari.

Una fotografia

Quella che esce dalla ricerca di Strava è una foto del running mondiale in cui molti si possono riconoscere. Il running è un fenomeno demografico, anagrafico e sociale globale e, coinvolgendo tantissime persone, una sua descrizione complessiva non può che avere contorni indefiniti e mobili: tanti si possono riconoscere in questa immagine, almeno tanto quanti altrettanto non ci si ritrovano. Forse dobbiamo immaginarla come una foto di gruppo: se la guardi con attenzione, lì in mezzo ci sei anche tu.

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(Photo by Candra Winata on Unsplash)

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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