Oggi ho corso, ancora

Tempo di lettura: 3 minutiOggi ho corso. No aspetta, ricomincio, non va bene questo inizio.

Anche oggi ho corso.

Ecco, va un po’ meglio. Forse la differenza è davvero una cosa da poco, ma io ce la vedo, e la ritengo importante. Come per tutte le altre cose che siamo abituati a fare, colazione, lavoro, scuola, quando la frase inizia con anche, sembra quasi che quell’attività faccia parte della nostra quotidianità e completarla sia come andare a depennare dalla lista della spesa qualcosa che si è appena comprato. Effettivamente per me la corsa fa parte delle cose che vorrei fare ogni giorno, uno dei punti della lista della mia giornata. E così, anche oggi ho corso, dicevo, e ho corso all’aperto, intorno allo stagno che c’è a pochi chilometri da casa, in uno dei miei giri standard.

A ogni passo, in quest’aria di ottobre che ancora sa un po’ di estate, ma se si esce un poco dalle zone assolate è già fredda come d’inverno, ho provato a staccare un po’ la testa e a non pensare. Non c’è molto da pensare, in realtà, quando si corre. Le energie devono restare concentrate sullo sforzo fisico che si esegue e il cervello, quindi, tende a focalizzarsi su uno o due altri pensieri al massimo. Se però inizi a pensare a qualcosa, su quel pensiero puoi passarci e ripassarci sopra con tutta l’attenzione di cui disponi, fino a che non termini di correre.

Molte volte, questo meccanismo di iperconcentrazione e isolamento dal resto del mondo è utile e ti aiuta a trovare una soluzione per qualcosa che ti preoccupava, ma nella mia corsa di oggi non avevo voglia di cercare soluzioni, volevo solo correre e godermi il paesaggio. Ho impostato un allenamento sull’orologio e sono partito, badando solo a dove mettessi i piedi. E siccome non volevo pensare a nulla, alla fine ho pensato a un sacco di cose, facendomi trascinare nei pensieri dalle cose che incontravo sul cammino.

Ho pensato alla strada che sale verso la campagna, di cui non so esattamente il nome nonostante l’abbia percorsa centinaia di volte in vita mia, alla casa che si affaccia sul mare e domina la piccola vallata in cui a maggio l’orzo è alto e dorato e pronto da falciare, alle curve strette in cui devo fare attenzione perché la parte pedonale si restringe e non sempre le auto stanno attente (lo so che non sono le auto in sé a dover star attente, ma dai, mi hai capito), e ho pensato a quanto sia bello correre. O a quanto sia brutto, quando la fatica si fa sentire e la corsa non va come si sperava. Ma in ciascuno dei due casi, correre è sempre un bene, perché significa che abbiamo trovato il modo di ritagliarci il nostro tempo, di fare qualcosa per noi e di volerci (anche quando correre è brutto) un po’ di bene.

Io non lo so come andranno le cose nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, non ho una sfera magica e come tutti un po’ di paura per quanto sta succedendo nel mondo la ho, so che purtroppo non siamo io e te a poter fornire una soluzione, ma anche che il nostro piccolo ruolo possiamo giocarlo. Cercando di stare il più possibile positivi e rilassandoci, magari col podcast di RunLovers (che è una cosa seria e proprio per questo si ride molto), dimenticando le polemiche che si leggono ovunque per qualsiasi cosa ormai, o provando a cambiare qualcosa nelle nostre abitudini di allenamento per migliorarci un po’, che è una cosa che si può fare sempre.

Mentre correvo ho pensato che vorrei fare tutte queste cose, e quando sono arrivato a casa, nonostante la stanchezza, avevo già voglia di ricominciare a correre. Perché se “anche” lo trasformo in “ancora” e se da inizio lo metto a fine frase, il senso cambia ma solo di poco, e se cambia, cambia in meglio.

Oggi ho corso, ancora.

E vorrei poter correre ancora, ancora e ancora. Finché mi sarà possibile farlo.

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Pietro Paschino
Pietro corre, sempre. Anche due volte al giorno. Si narra che, a causa di tutte le scarpe che ha consumato, i negozi specializzati gli stendano un tappeto rosso per favorire il suo ingresso tra squilli di trombe e urla di tripudio. Pietro è una persona meravigliosamente incoerente: prende la corsa con serietà ma ci scherza su; ama la Sardegna e gli manca la Norvegia. Pietro racconta in modo stupendo la corsa vissuta da uno che la pratica con amore viscerale, e questa è la cosa più importante.

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2 COMMENTS

  1. “Oggi ho corso, ancora”, scrivi … E forse, come me, quando corri senti il tuo respiro nel respiro del mondo, e lo fai con il semplice, sincero desiderio di ritrovare consapevolezza (ora più che mai) dell’unica, grande Anima che unisce tutti noi, su questa Terra. Così, oggi hai corso anche per me … Grazie 🌼

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