Non ci puoi fermare

Il nuovo video Nike incita a unirsi contro le divisioni di ogni tipo e lo fa usando una tecnica cinematografica molto particolare

Tempo di lettura: 2 minutiA chi si rivolge Nike con il suo ultimo, notevolissimo video? Si chiama “You Can’t Stop Us” ed è stato appena pubblicato. Non parla di prodotti, non parla di novità.

Come sempre, quando Nike usa questo tipo di comunicazione parla a tutti, parlando di se stessa o meglio della propria visione dello sport e della vita. Che è poi una visione condivisa da molti, a prescidere dalle preferenze per un marchio o un altro.

È abbastanza evidente che parla al COVID-19 e alle difficoltà che tutto il mondo, simultaneamente, si è trovato ad affrontare. Lo fa usando la metafora dello sport come modo per superare le avversità uniti per un bene più grande, non parlando per una volta di vittoria o di successi personali. O meglio: se c’è una vittoria da cercare in questo racconto è quella contro il virus, contro la paura, contro le divisioni.

Oltre al messaggio è però ancora più notevole come tecnicamente è realizzato questo video: impiega infatti la tecnica dello split-screen, cioè dello schermo diviso in due metà. Generalmente usata per mostrare azioni diverse che accadono in luoghi diversi – magari in contemporanea o anche in differita – è usata in questo caso in modo molto intelligente e innnovativo: invece che dividere mostrando differenze, mostra cosa unisce attraverso i gesti comuni che appartengono a sport diversi. Se uno calcia un pallone in una metà, lo riceve un ragazzo che si tuffa in una piscina nell’altra. Se uno esegue un salto in lungo a sinistra, a destra c’è LeBron che va a canestro.

È un concetto semplice (le differenze uniscono, uniti si raggiungono obiettivi più grandi di noi stessi) reso in maniera magistrale. C’è solo una sequenza che è identica a destra e a sinistra: è quella di due operatori che sanificano le tribune di uno stadio: in quello siamo davvero tutti uguali, o almeno chi ama lo sport praticato o solo osservato e amato.

Per finire, qualche curiosità tecnica: per realizzarlo sono state visionate 4000 diverse azioni sportive e ne sono state scelte 72; nel video giocano a 24 sport diversi e si vedono 53 atleti (grazie a Michele De Paola per l’expertise 😉). Ci sono anche due sequenze tutte italiane: una con Bebe Vio e quella di Vittoria Olivieri e Carola Pessina, le due ragazze che durante il lockdown giocarono a tennis fra due tetti di Finale Ligure (a proposito: la loro invenzione è diventato uno spot Barilla con protagonista Roger Federer che l’ha recentemente registrato proprio con loro, proprio su quei tetti).

Brividi.

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Martino Pietropoli
Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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1 COMMENT

  1. Hai ragione Martino, comunque la si pensi sul marchio, penso che Nike sia sempre un passo avanti, anzi due, sull’uso delle immagini e del marketing, che prescinde la semplice pubblicità. Davvero un gran bel prodotto, forse un con tantino di eccessiva retorica! Complimenti signor Nike!

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