Le donne sono sempre più veloci e resistenti

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Tempo di lettura: 3 minutiSe prendessimo tutte le più dure gare di ultratrail degli ultimi anni scopriremmo qualcosa che non tanti anni fa pochi si sarebbero aspettati: non solo le donne sono sempre più numerose e veloci e resistenti ma soprattutto le donne stanno diventando più veloci degli uomini.

È successo nell’edizione dell’anno scorso della Green Lakes Endurance Run – una ultratrail da 50 km – quando Ellie Pell ha battuto Richard Ellsworth di ben 8 minuti. Inutile specificare che lei è una donna e lui un uomo.

Un caso? Non proprio.
È il 1989 e Ann Trason finisce seconda nel campionato nazionale delle 24 ore, dopo Scott Demaree. Il problema è che ha percorso 3 miglia e mezzo più di lui.
nel 2002 e 2003 Pam Reed vinse la tremenda Badwater 135 battendo ogni uomo. Finito? Non ancora.
Courtney Dauwalter nel 2004 ha battuto il primo uomo classificato nella Moab 240 Endurance Run. Di 10 ore. Per ora fermiamoci qui e analizziamo in cosa le donne stanno dimostrando tutta la loro preparazione fisica e mentale, spesso superando quella degli uomini, da sempre riconosciuti come fisicamente più prestanti e superiori (in termini fisici e atletici, s’intende).

Fatte per resistere

Ci sono distanze sulla quali la superiorità biologica dell’uomo è evidente: dalla più breve sino alle maratone o anche a certe ultra, il cuore dell’uomo è più grande e i tessuti sono meglio irrorati di ossigeno, decretando per forza di cose un vantaggio innegabile.

Se ci si addentra però sulle distanze più lunghe questo vantaggio si assottiglia sempre di più, fino a invertirsi oltre le 100 miglia: in quel territorio le donne sono lo 0.6% più veloci degli uomini. Come è possibile? Le cause potrebbero essere due.

Più estrogeni, più grassi

Le donne sono dotate di più estrogeni che le aiutano a bruciare meglio i grassi. Ciò significa che superati i 90 minuti di corsa – quando cioè il glucidi si sono esauriti – le donne sanno trasformare meglio i grassi che hanno in proporzione più abbondante degli uomini. E non è finita.

Questione di fibra (muscolare)

I muscoli dell’uomo si contraggono con più forza, generando quindi maggiore sforzo e velocità più sostenute. Quelli della donna però sopportano meglio lo sforzo, anche perché sono meno sollecitati contraendosi con meno forza. Questo vantaggio si vede nelle fasi finali di una gara, quando l’uomo è più esposto al rischio di eccessivo affaticamento della muscolatura.

La gestione del dolore

Le gare di endurance sono gare in cui il dolore e la sofferenza devono essere sopportati più a lungo. Non deve quindi stupire che l’individuo che meglio sopporta questi sforzi sia quello che è capace di sopportare i dolori del parto e in genere tutti i dolori fisici. Bada bene: la donna non soffre meno dell’uomo, è che ha più capacità di sopportare il dolore.

La mentalità della resistenza

Come detto, le donne riescono a gestire meglio il dolore, non è che lo percepiscano meno. Da un certo punto in poi di qualsiasi competizione, il vantaggio fisico si annulla. Dopo, come si sa, si corre con la mente e non più col corpo. È in questa fase che l’interruttore mentale delle donne è diverso dal quello degli uomini: questi concepiscono la sofferenza come un limite da superare, le donne (anche inconsciamente, poiché la capacità di resistere al dolore del parto è scritta nel codice genetico, non viene insegnata né imparata) come un modo per imparare qualcosa che le può migliorare. SI tratta di atteggiamento diverso, e molte delle fortissime atlete citate prima descrivono i motivi per cui gareggiano non per il desiderio di primeggiare e mettersi alla prova ma invece come un modo per migliorare attraverso la gestione del dolore.

La condivisione

Le donne sembrano non concepire questa attività come esclusivamente individuale. Ovviamente la praticano in solitaria ma riescono a gioire sinceramente per le vittorie di altre donne, che conoscono e con cui spesso si sono scambiate consigli. L’essere accomunate da un obiettivo unico le rende meno ossessionate degli uomini che pensano sempre a queste gare come qualcosa che coinvolge solo la loro sfera individuale, senza poter essere una gioia condivisa.

L’insegnamento che si può trarre da tutto ciò non è solo che l’individualismo eccessivo ha dei grandi limiti e che il vantaggio fisico è verificato solo fino a una certa distanza. L’insegnamento più forte e bello è che uno svantaggio fisico può essere trasformato in vantaggio grazie al potere della mente: che sa resistere di più, che sa coltivare un sentimento comunitario, che spinge più in là e più forte chi sa allenare quel muscolo molto particolare: non è un muscolo e sta nella testa di ognuno. Ma in quella delle donne funziona molto meglio.

(da Women’s Running)

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