L’arte del crewing – parte 1: le basi

Tempo di lettura: 4 minuti

Cosa è la crew?

Quel gruppo di persone, o singola persona, che si mette al servizio di un ultrarunner durante la sua gara/record di percorrenza/giornata di corsa sui sentieri o su asfalto.
Attenzione, c’è differenza tra il fare da pacer a qualcuno ed essere la propria crew.
Sebbene infatti il crewing è ammesso più o meno in qualsiasi gara di ultrarunning al mondo, la tradizione del pacing non è di solito consentita nelle corse in Europa.
Nelle gare di trail italiane è normalmente ammesso avere una crew, ma non un pacer.

Tommi Bassa in uscita dalla aid station dopo un servizio di crewing ineccepibile

Quale è la differenza?

Chi fa da crew di solito non corre col “proprio” corridore, ma lo aspetta nelle aid stations (in caso di gare) o in determinati punti del percorso. Per qualche motivo culturale per noi europei è molto più semplice concepire come “sana” e normale l’assistenza di qualcuno che fa da crew che un pacer che corre col proprio corridore, seppure di solito i ristori in Italia siano molto ben forniti e, in condizioni normali, è semplice per un corridore organizzarsi da solo. Nelle gare di ultramaratona su strada invece, di solito, si può seguire il proprio corridore in bicicletta, dopo un certo punto della gara o già fin dalla partenza.

Luigi Fumero in posa dopo l’arrivo della South Down Ways 100 mile 2018

Cosa si fa per fare da crew a qualcuno?

Solitamente la crew di un corridore prepara un borsone da far avere al corridore con dentro quello che può servirgli. Cibo particolare che non è presente ai ristori, bevande fresche ghiacciate, abbigliamento di riserva, un cambio di scarpe, cremine e pomate varie, cerotti e magari un kit per rimettere a posto i piedi, per bucare qualche vescica, rimuovere qualche unghia e per permettere all’atleta di continuare a correre.

i più organizzati preparano tutto su un tavolo, aprendo il borsone e organizzandolo per avere tutto a portata di mano, così da far ripartire il corridore nel più breve tempo possibile.
Una volta che il corridore se ne è andato si rimette tutto a posto e si raggiunge il punto successivo in cui è possibile fare assistenza, così fino all’arrivo.

Luca Ambrosini controlla lo stato dei suoi piedi (vesiche grandi come meloni) durante la TDS (145km) del 2019

Questo ovviamente vale anche mentre si fa assistenza al di fuori della gara, magari durante un tentativo di FKT in un pecorso. In quel caso si propenderà a portare più cibo non essendoci i ristori e non solo lo stretto necessario. Il tutto ovviamente cambia parecchio se il luogo in cui si fa assistenza è raggiungibile in macchina o solo a piedi.
Portare delle scarpe extra è molto più ingombrante e pesante che portare dei calzini, così come poter essere in un ristoro organizzato ci permetterà di non dover portare acqua e liquidi. In questo caso la crew si occuperà di riempire le borracce del proprio corridore lasciandolo riposare seduto.
Una crew esperta saprà aiutare il corridore nelle più disparate situazioni, siano esse durante una bufera di neve con vestiti caldi, così nel deserto, portando crema solare, ghiaccio, pile di riserva per la lampada frontale; inoltre sarà pronto a dare informazioni al corridore sulla distanza della prossima aid station, dei distacchi e gli ricorderà il proprio nome (durante le ultra può capitare di dimenticarlo)

La crew di Tommaso lo prepara ad affrontare le ore più calde della gara

Il mio consiglio?

Ricordati anche di te stesso e portati sempre una sedia pieghevole da campeggio, un libro e del vestiario caldo, così da passarti l’attesa del tuo corridore nel modo migliore ed essere pronto in quei pochi minuti in cui lo vedi.
Una crew affiatata e ben funzionante può essere decisiva per portare l’atleta al traguardo, a volte basta anche solo spronarlo psicologicamente. Per il resto, prova a metterti nei suoi panni ma non sii spietato: le scuse per ritirarsi sono sempre tante, e molto spesso non così univoche.
Aiuta il tuo corridore ad arrivare in fondo, così sarà sempre in debito con te! ;)

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Francesco "Paco" Gentilucci
Paco arriva dalla Repubblica Indipendente di Colferraio dove è libero di esprimere tutta la sua attitudine per l'ultrarunning. E lui, di ultra, ne sa parecchio visto che la sua passione sono le 100 miglia. E le sa raccontare, eccome se le sa raccontare!

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