La corsa fa male alle ginocchia?

Hai male alle ginocchia? Colpa tua che corri! E invece no: non è detto e la corsa potrebbe essere l'ultimo problema

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

Tempo di lettura: 4 minutiQuante volte ti sei sentito dire “Eh, correrei volentieri ma ho problemi alle ginocchia” oppure la più subdola (e che porta pure sfortuna, diciamolo) “Tutti quelli che corrono che conosco hanno problemi alle ginocchia. Correre fa male”? Se potessi avere 50 centesimi per ogni volta ora ce lo staremmo raccontando a bordo del tuo 80 metri.

La considerazione da cui nascono queste idee è che, siccome correre è un’attività usurante, a risentirne sono le articolazioni. C’è sicuramente del vero in un’affermazione del genere: chi corre usa di più il proprio corpo e quindi lo usura. Questa è però solo una parte della verità: secondo questa teoria chi non si muove o lo fa pochissimo si conserverebbe meglio, un po’ come quei divani che vengono lasciati incellofanati per non rovinarli. Spiacenti ma non è proprio così, anche perché non fare attività motoria comporta tantissimi altri problemi: cardiaci, metabolici, psicologici, per citarne solo alcuni. I benefici della corsa e dello sport sono talmente tanti da lasciare i sostenitori della sedentarietà a corto di argomenti validi. E ben saldi sul loro divano.

Parla la scienza

Resta però il problema di fondo: se usi le articolazioni magari hai il colesterolo a posto ma ti usuri. È vero? Come si fa a capirlo? Si studia, si fanno test, ci si fa un’idea motivata da dati raccolti con metodo. Innanzitutto si definisce cosa si cerca, nel nostro caso l’osteoartrite e le sue cause. Di cosa si tratta? Detto semplicemente, di male alle ginocchia. Un fenomeno molto diffuso tra i 40 e 50 anni e praticamente inevitabile più si invecchia. Nel dettaglio, si tratta di una degenerazione dei tessuti (cartilagini, soprattutto) che interessano le articolazioni che si induriscono o crescono in modo abnorme invece di fare il loro mestiere, che è quello di facilitarne i movimenti.

Un primo studio ha seguito un centinaio di soggetti sia runner che non tra i 50 e i 70 anni lungo l’arco di 20 anni. L’esame ai raggi X ha verificato che solo il 20% dei runner avevano sviluppato problemi di osteoartrite, contro il 32% dei colleghi sedentari.

Un altro studio ha invece analizzato lo stato di salute di 2000 soggetti che descrivevano minuziosamente le loro abitudini sportive o meno e gli episodi di dolore alle ginocchia. Ne è risultato che a soffrirne meno erano proprio i runner, mediamente il 29% in meno. In altre parole, chi usava meno le ginocchia non era necessariamente quello che le conservava in uno stato migliore, anzi.

Infine uno studio ha studiato persone di oltre 50 anni, ancora per un lungo arco di tempo e scegliendo candidati che facevano parte di un club di running e altri sedentari. Anche in questo caso a conservarsi meglio erano i runner al punto che, a parità di età, oltre i 70 anni molti di questi erano sopravvissuti ai sedentari, oltre ad aver manifestato meno problemi fisici. Un punto a favore del fatto che correre (e anche iniziare a farlo) in tarda età limita o annulla molte problematiche legate all’invecchiamento. Altro che articolazioni usurate.

Perché i runner soffrono meno di dolori alle articolazioni?

Usando le articolazioni le si usura, eppure i runner soffrono meno di patologie legate allo stato delle loro cartilagini. Perché? Una possibile spiegazione è legata al fatto che i runner, essendo allenati, hanno un BMI inferiore e quindi caricano meno il proprio sistema scheletrico.

Le articolazioni doloranti sono inoltre in questo stato anche in conseguenza di uno stato  infiammatorio che è più frequente in persone sovrappeso. Questa condizione, in altre parole, può provocare uno stato generalizzato di infiammazione che coinvolge anche le articolazioni.

Infine si è giunti alla constatazione che non è vero che le cartilagini si conservano meglio se non vengono usate, anzi: più le si usa, più si adattano a mantenersi in uno stato ottimale attraverso la produzione di nuova cartilagine. Ecco perché ai sedentari con problemi di osteoartrite viene consigliato il movimento, che parrebbe un controsenso.

I runner non sono immuni

È meglio a questo punto non sentirsi liberi di poter fare qualsiasi cosa, “tanto corro”. Si può però vedere il problema da un altro punto di vista: i più comuni problemi dei runner, tra i quali citiamo la sindrome della bandelletta ileotibiale, le fasciti plantari, le tendiniti e, ovviamente, il dolore alle ginocchia) sono spesso dovuti a problemi che stanno altrove. La magnifica macchina del corpo infatti agisce in modo da compensare in alcuni punti problemi che stanno altrove. In altri parole, avere male alle ginocchia non significa necessariamente che il problema sia alle ginocchia perché potrebbe essere in tutt’altra posizione del corpo, molto spesso nelle anche.

Un metodo da provare

Hai problemi come quelli descritti fin qui? Fermo restando che devi fare un pitstop da uno specialista, c’è qualcosa che puoi fare anche correndo. Esatto: ti basta modificare un po’ il tuo stile di corsa per caricare in maniera più corretta le tue articolazioni che spesso sono troppo sollecitate da una distribuzione sbagliata dei carichi. Capita per esempio se hai una falcata troppo ampia che, a ogni impatto a terra, trasmette più forza alle articolazioni di quante queste siano in grado di sopportare. Per evitarlo devi aumentare la cadenza, facendo passi più brevi e frequenti. Pensa a come pianti un chiodo: puoi farlo con un paio di martellate potentissime o con più colpi ma con maggiore frequenza. Nel primo caso ci metti di meno ma aumenti la possibilità di sbagliare mira e piegare il chiodo; nel secondo sei più in controllo ed è più difficile sbagliarsi.

Il consiglio finale è di non correre pensando di essere un carrarmato. La prossima volta pensa di essere una bellissima farfalla. Pensa che bellezza.

(via Runner’s World)

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