La corsa ai tempi del Coronavirus

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Sandro Siviero (detto BIG): vive, lavora, scrive e corre in una località sconosciuta a tutti, localizzata dall'intelligence in una non meglio definita area nelle terre di Mordor. Big è una sorta di entità grigia che tutto vede e tutto controlla. Essere mitologico, ai collaboratori di RunLovers è concesso vederlo solo in occasione delle festività nazionali della Papuasia e solo in fermo immagine. Cioè mentre corre.
 Qua dentro è quello che decide chi vive e chi muore e, per questo, noi lo amiamo di un amore disinteressato e spontaneo.

Tempo di lettura: 3 minutiDa giorni non si parla altro. Giustamente, direi. Ci siamo trovati in pochissimo tempo a dover fronteggiare un virus nuovo, che non eravamo preparati ad affrontare e che – per noi pigri e abitudinari esseri umani – ha cambiato le nostre abitudini, impedendoci di fare tutto quello che volevamo, liberamente. Complice, per certi versi, un’informazione disorientante che arriva dai media tradizionali e, peggio ancora, dalle migliaia di virologi laureati all’”Università della Vita” che si leggono ovunque.

Piccola premessa, scrivo e vivo a meno di 10 Km da Vò Euganeo, il primo focolaio veneto del virus, un paesino di campagna di poche anime che in questo momento è ancora “blindato”. Quindi, da venerdì 21 febbraio, tocco con mano ogni giorno (come molti di noi) gli effetti sociali che ha il coronavirus nella nostra quotidianità.

Non ho i titoli né le competenze per commentare la notizia sul piano scientifico e nemmeno, se vogliamo dirla tutta, per farmi un’opinione in merito. Semplicemente, se mi viene detto di ridurre i contatti con altre persone, evitare i luoghi di grande assembramento, disinfettare le mani e non partecipare a gare, io lo faccio senza nemmeno pensarci. E così, credo, dovremmo fare tutti.
L’unica cosa che posso fare – e possiamo fare tutti – è correre, cercare di stare bene e limitare ogni possibile danno.

Le gare cancellate

Ho sentito considerazioni di ogni tipo. Da chi è super incazzato perché “ma perché le gare no e invece in treno posso andarci?” a chi si aspetta un’apocalisse zombie. Io credo che, anche in questo caso, non dovremmo pensarci troppo. Ci hanno detto che non si può partecipare alle gare? Bene, non si fa. Punto.

Dall’altro lato, sarebbe importante che politicamente si facesse fronte alle perdite economiche che ci saranno a causa di queste cancellazioni; perché non è giusto che gli organizzatori ci rimettano del denaro se l’evento non si svolge (e spesso offrono l’iscrizione automatica all’anno successivo). Come non è altresì giusto che siano gli atleti amatoriali a rimettercene: la beffa della maratona di Tokyo in cui – dopo un esborso considerevole – i partecipanti hanno perso tutto (tranne la possibilità di saltare il ballot dell’anno prossimo) è stata una cosa che, personalmente, ritengo ridicola. Fosse per me, in virtù di questo, toglierei Tokyo dalle major.

Ricordiamoci comunque che, se c’è un decreto del Governo che dice che le gare non si fanno, potrebbe essere buona usanza pensare che questo decreto abbia un senso anziché – anche in questo caso – improvvisarci economisti, virologi, scienziati o laureati in statistica (sempre all’Università della Vita). No?!

Rimane il fatto che, per ora, in molti luoghi non si gareggia e il mese prossimo – aprile – è forse quello a più alta densità di gare in tutto l’anno, stiamo a vedere cosa succederà. Nel frattempo a noi cosa resta da fare?

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Noi possiamo continuare a correre

Nessuno ci impedisce, se stiamo bene, di uscire a correre. Nulla ci vieta – nel rispetto della prudenza, delle norme e della responsabilità personale e civile – di cercare di condurre una vita il più normale possibile. Senza ansie, senza psicosi, senza patemi d’animo infondati.
Possiamo correre; magari senza uscire in tanti e troppo appiccicati. In fondo la corsa è uno sport solitario, potremmo anche riscoprire dimensioni diverse della nostra attività preferita. Senza gare, senza troppa gente attorno, senza ansie, in mezzo alla natura (per chi può) o godendoci città un po’ meno frenetiche (per tutti gli altri).

Cerchiamo di vedere il lato positivo e di cogliere le opportunità che possono nascondersi in un cambiamento forzato. Perché ce ne sono.

E, se il medico ci dice di comportarci in un certo modo, dobbiamo farlo. Noi che siamo runner lo sappiamo bene, no?! (E dovrebbe saperlo anche chi non corre)

Per tutto il resto basta affrontare questa situazione con serena preoccupazione.
Buone corse!

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(Credits immagine principale: melis82 on DepositPhotos.com)

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6 COMMENTS

  1. In Sardegna hanno rinviato una “gara” la Solowomanrun che conta quasi 18 mila iscritte (solo donne), tenendo in piedi tutte le altre gare, marcia della pace e altre manifestazioni. Tenendo conto che quando è stata presa la decisione, non c’era ancora nemmeno l’ombra del virus. Ora, da sabato, abbiamo anche noi il nostro primo caso: un ragazzo contagiato in un viaggio a Rimini. E come ci sguazzano i TG… MAH!

  2. E si Sandro hai ragione.. Però stanno facendo un po un casino.. E ci stanno mettendo molta ansia.. La romaostia si farà.. Come tante altre gare.. Allora mi chiedo perché la federazione una volta e per tutte.. Non fa un comunicato ufficiale.. Cosi la smettiamo di pensare a ci vado o no ci vado??. Ciao e buone corse in solitario.. 😁😁🤣

  3. Parole giuste, ponderate e che condivido.
    Per fortuna sono riuscito a farmi Salsomaggiore (la 30) e ora incrocio tutto per la Milano Marathon.
    Personalmente spero che la situazione in generale migliori, fino a tornare alla normalità e che possano trovare, il prima possibile, un vaccino.
    Detto questo… buone corse a tutti!

  4. In questo frangente credo fortemente che a parte le ns corse Major Italiane che inevitabilmente coinvolgono anche migliaia di persone, le altre corse locali, che sono molto di impatto meno significativo come presenze, debbano essere fatte. La pandemia psicologica può rilevarsi controproducente nei confronti di quelle persone a cui piace fare running e farlo insieme ad altri.
    Porre divieti su divieti, é decisamente contrproducente.
    Se poi il fenomeno assumesse dimensioni decisamente significative, allora si potrebbero prendere quelle decisioni più drastiche che al contrarip mi sembra si voglia prendere sin da adesso. NON SOTTOVALUTIAMO IL PROBLEMA,.SEGUIAMO TUTTE LE RACCOMANDAZIONI DATE E CHE VERRANNO DATE PER FAR FRONTE A QUESTO STATO DI EMERGENZA, MA CERCHIAMO DI VIVERE UNA NORMALITÀ CHE É POSSIBILE SENZA DOVER STRAVOLGERE LE NS ABITUDINI QUOTIDIANE.
    NON SIAMO AI TEMPI DELLA PESTE E DEL COLERA.
    CHIEDIAMO ALLE ISTITUZIONI DI GESTIRE CON RESPONSABILITÀ E CON LA MASSIMA ORGANIZZAZIONE QUESTO EVENTO. PURTROPPO IN TEMA DI ORGANIZZAZIONE, DI PRONTO INTERVENTO IN CASO DI CALAMITÀ DI VARIO TIPO RITENGO CHE IL NS PAESE SIA MOLTO INDIETRO. SIA SOTTO IL PROFILO DELLA FORMAZIONE DI PERSONALE SPECIALIZZATO CHE DI STRUMENTI IDONEI A FAR FRONTE A FENOMENI CHE SIANO DI NATURA AMBIENTALE, CHE RIGUARDINO QUESTIONI LEGATE ALLA SALUTE E ALLA SICUREZZA DELLA PROPRIA POPOLAZIONE. MI SPIACE DOVERLO DIRE MA SON PIÙ CHE CERTO CHE TRA IL NS PAESE ED ALTRI VICINI A NOI IL DIVARIO SIA DECISAMENTE NOTEVOLE.
    AGLI ITALIANI IN AMBITO PROFESSIONALE, PERSONALE, SONO STATI SEMPRE RICONOSCIUTI GRANDI MERITI, MA A LIVELLO ISTITUZIONALE, POLITICO, AMMINISTRATIVO, IL “PRESSAPPOCCHISMO” É UNA COSTANTE CHE CI HA DISTINTI IN PIÙ OCCASIONI.
    SCUSATE SE MI SONO DILUNGATO, MA CONFRONTARSI CREDO CHE SIA IMPORTANTE. E CREDO ANCHE CHE CIASCUNO DI NOI POSSA PORTARE UN CONTRIBUTO PERSONALE CON MODALITÀ DIVERSE ALLA COSTRUZIONE DI UN FUTURO CHE “DEVE” ESSERE COMUNQUE MIGLIORE E LO SARÀ.
    ABBIAMO TANTE SFIDE DA VINCERE MA TANTE LE ABBIAMO VINTE O LE HA VINTE CHI É VENUTO PRIMA DI NOI. UN GRANDE ABBRACCIO ALLA FAMIGLIA DEI RUNNERS .
    Gianni da Firenze

    CERCHIAMO DI VIVERE

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