La compressione secondo Oxyburn

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Tempo di lettura: 4 minutiQuando usi un capo a compressione – che siano shorts o maglie – l’allenamento inizia già con la vestizione: per infilare certi capi infatti fai già una certa fatica. Sono piccoli, stretti, sembrano, a vederli, capi di 2/3 taglie in meno della tua. Scambiarli per abiti da bambino è abbastanza comune. Quando li hai indossati però puoi assistere a uno dei fenomeni più piacevoli provocato dall’abbigliamento a compressione: la modellazione del tuo corpo.

Un capo a compressione infatti non comprime uniformemente tutto il corpo ma lavora a zone di diversa densità e pressione, in modo da agire più efficacemente sui tessuti e i vasi sanguigni che contengono. Lo scopo dell’abbigliamento a compressione è infatti quello di esercitare pressione sulle vene in modo da accelerarne la portata e, di conseguenza, l’apporto di ossigeno ai muscoli.

Non è un vezzo

La domanda che ci si pone riguardo a questo tipo di abbigliamento è “A cosa serve esattamente?”. Immagina che i tuoi muscoli siano fasciati costantemente durante l’allenamento e, grazie al loro movimento e alla compressione dell’abbigliamento che li ricopre, siano massaggiati. Riducendo le vibrazioni del muscolo e aumentando la portata di ossigeno, questo abbigliamento riduce il loro sfibramento conseguente all’attività fisica, accelerando di gran lunga il recupero. Inoltre una maggiore ossigenazione permette anche di avere dei muscoli più “attivati” e reattivi.

Da capo a piedi

Per questo test mi sono vestito da capo a piedi con prodotti dell’italianissima Oxyburn: maglia Drop, pants Axo e calze Potency. Dopo averli indossati, se si escludono le ginocchia, mi trovo completamente rivestito di abbigliamento a compressione. Guardandomi allo specchio vedo uno che conosco ma in un corpo più tonico e scolpito. Forse l’allenamento per vestirmi ha già funzionato, oppure, più semplicemente, la compressione agisce già modellando un corpo decisamente più scolpito di quello a cui sono abituato. Già questo è un punto a favore: se ti fa sembrare più bello e più a tuo agio ha già fatto qualcosa. Ma poi si esce a correre.

Una funzione che apprezzi fin da subito di questo abbigliamento è la capacità che ha di contenere i muscoli, sostenendoli e migliorando l’impostazione di corsa. Ti rende in un certo senso più efficiente, perché perfeziona il gesto atletico. Ma non costringe e non impaccia, anzi. Dopo un po’ te lo sei dimenticato e procedi con la sensazione di indossare una leggera armatura.

I tessuti con cui sono fatti questi capi sono inoltre antibatterici e anallergici (sono in polipropilene Dryarn®) e quindi odorano meno dopo averli usati, anche perché sono comunque molto traspiranti grazie alla struttura della loro filatura.

Secondo la classificazione di Oxyburn, quelli impiegati in questo test sono a compressione di secondo livello, quindi media. Ce ne sono insomma di più blandi e di ancora più fascianti.

Ogni capo produce un effetto fasciante e contenitivo ma non devi pensare che sia fastidioso, in alcun modo: dopo poco non ci badi più e senti solo il supporto che ti danno.

Dimentica la tecnica

Pur trattandosi di capi molto tecnici costruiti con le migliori tecnologie di filatura e i materiali più avanzati, la stessa Oxyburn insiste – secondo me giustamente – più sulla libertà che danno al runner di essere a proprio agio e di ritrovare un contatto con l’ambiente esterno e la natura. Potrei raccontare dettagliatamente come sono fatti e con quali filati ma in fondo non conta di più cosa si prova durante il loro utilizzo e soprattutto dopo?

Durante te li dimentichi, nonostante la fase iniziale di vestizione in cui li senti aderire e “premere” sul corpo. Sia la maglia che i pants svolgono nella maniera più estensiva una azione di compressione che non lascia libero un centimetro di pelle, massaggiando i muscoli nel frattempo.

Dopo senti i muscoli molto meno affaticati e recuperi più velocemente la forma ottimale. Si tratta inoltre di capi che puoi utilizzare anche in altre discipline, come la bici o lo sci, per esempio. Sono infatti caldi e tengono una temperatura corporea ottimale, tanto che li ho usati spesso come unico strato. La filatura stessa produce un tessuto di un certo spessore quindi, fasciato con loro, non devi temere temperature un po’ fredde.

Una menzione particolare per le calze Potency: dato il loro spessore si potrebbe temere che scaldino troppo il piede, tra l’altro molto sollecitato dall’utilizzo durante la corsa. Invece degli inserti in nano particelle di fluoro climatizzante riducono la temperatura interna di ben 2°C. E inoltre la tessitura differenziata nella zona della pianta del piede crea una sorta di cuscinetti ammortizzanti che li rendono ancora più confortevoli.

Una considerazione finale

Per ritornare alla domanda iniziale – cioè se serva davvero a qualcosa l’abbigliamento a compressione – la risposta è sì. Si può decidere di avere alcuni capi del genere nel proprio guardaroba da running per vari motivi:

  • Per gli allenamenti più stressanti, per recuperare quindi più velocemente dopo
  • Come abbigliamento adatto a temperature più rigide (ma ci sono capi a compressione più leggeri ed “estivi”)
  • Perché garantiscono un comfort particolare, permesso anche dalle tecniche di costruzione con cui sono fatti
  • Perché, in particolare questi di Oxyburn, costano un po’ di più (ma non tanto di più) e durano molto di più: la maglia Drop costa 64,90 euro, i pants Axo 54,90, le calze 26,90. Di più della media ma non tanto di più.

Dovresti vederli come capi specifici, molto tecnici ma non per questo complicati da usare, più durevoli e performanti. Provare per credere.

 

 

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