Il vero runner lo vedi quando non può correre

Il fatto di non poter correre in questo periodo smette di farci essere dei runner?

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

Tempo di lettura: 4 minutiDel fatto che non corriamo da settimane non ne discutiamo più, vero? Meglio, che poi sembra una riunione degli Alcolisti Anonimi in cui parli solo di quanto è bello bere e quanto ti manca.
Sì, ci manca, è assodato: correre ci manca tantissimo, e in più ci si sono messe queste giornate primaverili deliziose che… vabbè, parliamo d’altro.

Come ti sei riciclato/a?

Facciamo invece una specie di Alcolisti Anonimi in versione running? C’è chi ha corso nel giardino di casa (se ha la fortuna di averlo), chi entro i famigerati 200 metri, chi – vivendo isolato – si è avventurato in aperta campagna o in montagna.
C’è chi ha deciso di far buon viso a cattivo gioco e ha cambiato disciplina: si è dato ai rulli o non ha trovato più tanto deprecabile il tapis roulant comprato anni fa.
C’è anche chi – come me e tanti altri – ha iniziato a fare con metodo e abnegazione quella parte di preparazione atletica che non richiede luoghi aperti e per la quale bastano pochi metri quadri: la ginnastica a corpo libero, il core, i workout (tipo quelli proposti da Elisa due volte alla settimana) che non richiedono macchine né attrezzi.
Si tratta di un tipo di allenamento molto importante che, dicevo, viene spesso trascurato perché ritenuto secondario a quello principale, bici o corsa che sia. Con altra terminologia lo si potrebbe definire “succedaneo”, cioè qualcosa che assomiglia ad altro ma di qualità inferiore. Un sostituto, una brutta copia.

In verità non si tratta affatto di una copia: è qualcosa di completamente diverso che non allena la resistenza (cosa che fa la corsa) ma fortifica, dà equilibrio e controllo, insegna moltissimo sulla respirazione e il controllo dei muscoli.
Respirazione, equilibrio, tonicità muscolare. Se ci pensi bene sono tutti aspetti fondamentali nella corsa che spesso vengono trascurati perché quando corri pensi solo a… correre, cioè a fare una certa distanza e un certo tempo. Invece trascurarli porta più svantaggi che altro: un buon tono muscolare per esempio aiuta a distribuire il carico di lavoro della corsa su tutto il corpo e quindi ad affaticare meno le parti più coinvolte. Allo stesso modo, allenare il core dà più controllo ed equilibrio del “core”, appunto, cioè il tronco (addominali, dorsali, quadricipite e gluteo), aiutando il gesto atletico e prevenendo gli infortuni.

In senso lato

Di queste cose abbiamo già parlato. La considerazione più generale che volevo fare è un’altra. Portando il discorso all’estremo, mi sono chiesto cosa definisse un runner in questo periodo. Cioè: è ancora un runner quello che non può correre? Ci sono periodi in cui non lo si può fare per impegni o per infortunio ma li si vive come pause difficili ma necessarie. Questo periodo è diverso perché fisicamente potremmo correre ma ci è imposto di non farlo. Smettiamo di essere runner per questo? La domanda potrebbe sembrare stupida e ha una risposta semplice: certo che no, appena termina il lockdown si torna a correre, questa è solo una pausa. Verissimo. Però non potremo scordare quello che ci sta succedendo e dovremo trovare un modo per elaborarlo.

Per molti sarà come se non fosse successo niente: si tornerà alle abitudini di qualche settimana fa e non ci si penserà più. È però probabile che per un tempo non breve molte cose ci ricorderanno che invece niente è più come prima: dovremo osservare distanze, evitare assembramenti, correre in solitaria, magari farlo a orari contingentati e dovendo sottoporci a controlli. Per ora non si sa né quando potremo di nuovo correre né, tantomeno, con quali modalità.

Quindi, qual è il vero runner?

Chiudo ciclicamente: un runner smette di esserlo perché non corre? No. Il runner è descritto già dal nome che porta, che rimanda all’attività a cui si dedica. In termini più generali però “essere runner” è un atteggiamento, una filosofia di vita.
Ci pensavo perché attorno a questi divieti e al loro rispetto (giusti o sbagliati che fossero, si tratta di divieti e vanno rispettati, nel limitato tempo in cui sono in vigore) si è scatenato un grande dibattito che ha fatto emergere atteggiamenti diversissimi: di responsabilità individuale nei confronti di un problema sanitario pubblico, di egoismo assurdo (“Me ne frego, io DEVO correre”), di furberia patetica e, infine, di odio vero e proprio nei confronti di chi sgarrava (“Dagli all’untore”).
La posizione di RunLovers è nota da settimane: non si corre, fine.

Se la si fa propria ci si trova di fronte a due strade: la resistenza stoica (non corro e non faccio altro, pazienza) oppure si pensa a delle alternative (lamentarsi e inveire contro il governo che non ti vuol far correre non è contemplato, sorry).
Le alternative, dicevo, sono i workout domestici, lo yoga, i rulli ecc. Possiamo raggrupparli tutti in un’unica categoria: quella dell’adattamento. Se cambiano le condizioni ambientali cambia l’atteggiamento del runner che, intelligentemente, si adatta.

Ecco perché la risposta alla domanda iniziale credo sia questa: un runner è quello che si adatta in maniera flessibile e intelligente. Un runner è quello che non pensa che gli sia dovuto niente e che prende con la volontà quel che pensa gli spetti. Un runner è quello che si guadagna le cose che vuole: un tempo migliore, una buona forma fisica, la serenità mentale.

Se una condizione ambientale (temporanea, ricordiamolo) come l’impedimento a correre ti manda fuori di testa allora non sei un runner.
Un vero runner gioca le carte che ha in mano e non accusa il banco di avergli servito quelle sbagliate.
Un vero runner non deve correre per essere un vero runner.

(Photo by Ellen Qin on Unsplash)

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5 COMMENTS

  1. Ciao Martino, grande articolo, grazie per continuare ad aiutarmi a mantenere la motivazione alta.

  2. Condivido!
    Al di la del”giusto o sbagliato” che necessiterebbe di scatenare un putiferio.
    Aspettiamo tempi migliori,e, poi torniamo a fare invidia ai sedentari che ci odiano tanto! Eh! Eh! Adesso hanno il loro momento di gloria, ma finirà.
    Sempre che gli scienziati non si inventino qualcosa!
    Auguri a tutti i lettori e, Buone future corse! Che infiniti km ci accompagnino!

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