Il tempo è ciò che ne fai

In questi giorni hai tutto il tempo che desideravi da anni... eppure pare non bastarti mai.

Mai come in questi giorni hai avuto tempo, tantissimo tempo, tutto il tempo che desideravi da anni e anni e che per mille motivi non riuscivi ad avere. Eppure spesso ti sei detto che non ne avevi ancora abbastanza. Hai fatto programmi, avresti voluto imparare a fare questo e quello e invece hai realizzato poco o niente di quello che avevi pianificato. Per non parlare di ciò che hai rimandato per secoli e che… hai continuato a rimandare. 

Abbiamo uno strano rapporto con il tempo: il fatto di poterlo misurare in minuti e ore ci dà l’impressione di averne il dominio e ci fa pensare, soprattutto, che si tratti di qualcosa di oggettivo. Il che è vero per molti versi: il tempo del cronometro in gara è oggettivo. La durata di un giorno è una quantità oggettiva. La rivoluzione della Terra attorno al solo è misurabile in maniera univoca e oggettiva. 

Il tempo soggettivo

Poi c’è il tempo soggettivo: è la percezione che ne abbiamo e questa è legata a ciò che riusciamo a fare con il tempo che abbiamo a disposizione.

L’esempio più semplice è la festa delle medie: ti ricordi quando all’inizio non vedevi l’ora di andartene e alla fine volevi restare e soprattutto volevi che durasse ancora a lungo? Ti dicevi che solo verso la fine avevi iniziato a divertirti. Quel poco tempo verso la fine era quello che aveva dato il senso alla festa e poi, puff, era finito. Quando non ti diverti il tempo passa lentamente (tipo coda alle poste) e quando ti diverti finisce subito. 

Poi c’è la percezione anagrafica del tempo: quando hai 4 anni, un anno della tua vita è pari a un quarto della tua vita, quando ne hai 40 è un 40esimo. Più passa il tempo, più velocemente scorre. 

Il tempo è anche la grandezza più finita e scarsa nella quale siamo immersi: più ne passa, meno ce n’è. Niente ti restituisce il tempo perduto, nessuna somma di denaro ti resiituisce il tempo perduto. Non a caso si dice che il tempo (e la salute) sono le più grandi ricchezze che si possono avere. 

Come hai usato il tuo tempo?

In questi giorni, per tornare a quanto dicevo all’inizio, abbiamo avuto e ancora abbiamo una straordinaria possibilità: di fare quello che vogliamo con il tanto tempo che abbiamo a disposizione. Non siamo più soggetti alla tirannia degli orari dei trasporti, dell’agende altrui, del tempo meteorologico. Possiamo operare in una bolla chiusa e controllata (nell’ipotesi, ovviamente, di lavorare da casa).

Soprattutto siamo padroni del nostro tempo. Per questo ho letto con distacco il fastidio per chi, almeno all’inizio, vedeva come un affronto personale il divieto di correre. Confesso di averne una voglia folle e di saper resistere sempre meno al divieto. Mi convinco a osservarlo perché rispetto la legge e perché correre con guanti e mascherina mi pare una follia. Eppure mi dico che di fronte alle mutate condizioni ambientali avevamo due scelte: lamentarcene come fosse un affronto personale oppure decidere che quel tempo l’avremmo impiegato diversamente. Io ho deciso di dedicarlo all’attività fisica domestica, allenandomi ogni giorno nella ginnastica a corpo libero e nella fortificazione di quei muscoli che nel resto dell’anno e correndo e basta trascuravo colpevolmente. Ho cercato insomma di mettere a frutto il tempo che avevo a disposizione, imparando cose nuove e traendone beneficio. Di certo mi è servito di più che inveire contro divieti che ritenevo assurdi o esagerati. 

Non giudico chi ha sfidato la legge o se ne è lamentato. Dico solo che nelle medesime condizioni – e avendo un’alternativa – ho scelto l’alternativa perché per me, in questo frangente storico, era interessante e da esplorare. Ne sono soddisfatto e sento che mi è servito farlo. Continuerò anche dopo? Probabilmente sì o non so, vedremo. Ma sono contento di averlo fatto, sono soddisfatto di aver avuto del tempo e di aver deciso di dargli un certo significato. 

Il tempo è un’entità molto soggettiva. Quello che è tanto per me è poco per te, quello che basta a me non basta a te. Non per il suo valore oggettivo che è identico per tutti ma per il significato che decidiamo di dargli, individualmente.

Il tempo lo puoi plasmare, e nel frattempo, anche lui plasma te. Decidere che forma dargli è una tua responsabilità. 

(Photo by Ben White on Unsplash)

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