Il caldo può farti correre meglio

Correre con il caldo non è solo un ottimo allenamento mentale ma anche fisico: ecco perché, secondo la scienza

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Martino Pietropoli
Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

Tempo di lettura: 3 minutiQuando prendi una medicina devi essere convinto che ti farà del bene. Una parte della sua efficacia è legata al fatto che tu sia persuaso della sua efficacia. Ok, vediamo se così riesco a farti digerire che allenarti con il caldo ha degli importanti benefici fisici, che esulano dal potenziare la tua mente a reggerlo o a sopportare una sofferenza che a tratti pare ingestibile.

“Recenti ricerche hanno dimostrato che”: esattamente, ma non si tratta di ricerche che dimostrano che alcuni candidati si sono allenati al caldo e poi hanno tagliato alberi a mani nude o sono stati in grado di volare. No, nessun effetto sulla mente ma solo sul fisico e, più in particolare, sulla composizione del tuo sangue. Correre con il caldo è un’attività così forte da cambiare il tuo sangue. È quello di cui si sono accorti i ricercatori della Inland University of Applied Sciences in Norvegia che hanno analizzato un gruppo di ciclisti mentre si allenavano al caldo per cinque settimane di fila. Cosa hanno notato? Che la loro emoglobina era aumentata. Ok, e quindi? dirai tu. Ci arriviamo.

È questione di emoglobina

Ricordi cos’è il V02max? È la quantità massima di ossigeno trasportata dal sangue ai tuoi muscoli per alimentarli. Più è elevato il valore, più potenza hanno. È questo il motivo per cui gli atleti élite si allenano in altura: lo fanno per trovarsi in un ambiente meno ricco di ossigeno in modo che il loro fisico sia spinto a produrre più emoglobina e quindi a trasportare più ossigeno ai muscoli.

L’allenamento al caldo è anche definito come “l’altitudine dei poveracci”, nel senso che crea una situazione di tale disagio per il fisico che lo spinge a cambiare per adattarsi. Come lo fa? Non come farebbe in altura: in pianura e al caldo infatti il corpo reagisce aumentando il volume del plasma. Se ti ricordi quando hai studiato il sangue a scuola saprai che però il plasma non contiene globuli rossi, quindi come si spiega l’aumento dell’emoglobina nel sangue di chi corre al caldo?

E anche di ematocrito

Sino a pochi anni fa gli scienziati non avevano una spiegazione precisa del perché il caldo potesse produrre benefici nell’atleta. La spiegazione più accreditata era che l’aumento del volume del plasma comportasse una maggiore diluizione del lattato, con benefici per l’economia di corsa.

Oggi invece si sta seguendo una strada diversa e cioè che l’aumento del volume del plasma “sballi” il livello di ematocrito, ossia la percentuale di globuli rossi nel sangue. Un valore normale è 45: se questo decresce i reni ne prendono nota e cominciano a produrre più EPO (o eritropoietina), un ormone responsabile della produzione di globuli rossi.

Il legame fra le condizioni ambientali e la risposta del corpo è quindi un po’ meno immediata dell’allenamento in altura: perché il corpo si adatti a produrre più globuli rossi devono accorgersene i reni che reagiranno in maniera sensibile nell’arco di almeno cinque settimane. Ecco spiegata anche la durata del test che gli scienziati norvegesi hanno condotto.

Per essere sicuri della validità dei risultati, gli scienziati hanno usato ciclisti con analogo valore di V02max dividendoli in due gruppi di 11 e 12 in modo che l’uno fosse di controllo all’altro. Il primo gruppo si allenava all’aperto con temperatura di 37,8°C e umidità al 65% e il secondo indoor con temperatura di 15,6°C e umidità al 25%. I risultati hanno confermato un aumento dell’emoglobina del 4,7% nel primo gruppo mentre hanno registrato valori invariati per il secondo gruppo.

Tutti a sballarsi di caldo!

Prima di uscire a correre alle 13 con 40 gradi però è meglio che ti faccia notare un dettaglio: il test ha coinvolto atleti allenatissimi e performanti e li ha sottoposti a 5 allenamenti settimanali. Solo a queste condizioni si sono potuti osservare questi risultati. Allenandosi meno insomma è molto probabile che il livello di emoglobina non vari sensibilmente, senza quindi darti alcun beneficio. Nonostante ciò, capire il legame fra l’allenamento in un ambiente caldo e l’aumento di certi parametri fisici importanti in termini di prestazioni è un risultato importante. Fermo restando che correre con 15 gradi è la morte sua.

(Via Outside)

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