Fuori dalla comfort zone

Smettiamo di mitizzare la comfort zone: per superarla non serve fare un Ironman in 4 ore.

Cosa penseresti se ti dicessi che dalla tua comfort zone ci sei già stato senza accorgertene?
Quando se ne parla si pensa solo a un allenamento particolarmente massacrante o a una corsa in cui sei inseguito da alligatori molto affamati.
La comfort zone è il divano e tutto ciò che vi è al di fuori è un’allegra scampagnata sul Monte Fato, dopo aver attraversato Mordor (se non conosci Il Signore degli Anelli sappi che questi non sono posti piacevolissimi, anzi).

No.

Di cosa parliamo

Uscire dalla comfort zone significa, per definizione, entrare in uno stato di disagio programmato, una situazione in cui ci poniamo coscientemente per testare i nostri limiti, misurarli e superarli.
Una sua eccessiva mitizzazione ha portato a considerarla una cosa da atleti di altissimo livello o qualcosa che affrontano solo i più motivati fra gli amatori di qualsiasi sport. Questo atteggiamento ha creato una distanza fra chi pratica sport o chi vuole migliorarsi – in qualsiasi caso – fra sé e i propri limiti troppo marcata e artificiosa. Più l’abbiamo mitizzata, più l’abbiamo allontanata, relegandola a un luogo che possono esplorare solo gli ultraumani.
Niente di più falso e controproducente.

Hai già superato quel limite

Ripensa alla sua definizione: “uno stato di disagio programmato”. Ti ricordi la prima volta che ti ci sei trovato? Pensaci, perché ci sei già stato. Devi tornare all’inizio, alla prima corsa che hai fatto. In quel preciso momento sei uscito dalla tua zona comfort e ti sei messo alla prova, per la prima volta. Passando dal divano alla strada, dalla sedentarietà al movimento, hai esplorato per la prima volta un certo livello di disagio. Contenuto forse, eppure sconvolgente, specie per chi non ha mai mosso un passo che non fosse funzionale ad andare dal punto A al punto B per un valido motivo. Per la prima volta non avevi un motivo particolare se non quello di muoverti.
Eri fuori dal comfort, eri in territorio inesplorato.

Ogni volta che torni a casa piegato dal lavoro, ogni volta che l’attrazione magnetica del divano è peggio di un buco nero, ogni volta che chiudi gli occhi e pensi “No, non mi fermo, non cedo: esco a correre”, ognuna di queste volte esci dalla zona comfort.

Non ne ho voglia. E invece sì.

Ieri sono stato in auto 8 ore. Sono tornato stanco a casa e ho pensato che avrei voluto riposarmi. Ne ero sicuro? Non proprio. Forse quello che volevo era ascoltare il mio corpo che mi diceva “Ho voglia di muovermi”. Ho messo le scarpe e sono uscito a correre. Non mi sono mai fermato, ero completamente concentrato eppure ero fuori comfort perché il mio cervello mi diceva da ore che mi meritavo altro, tipo diventare la tappezzeria del mio divano.

In certi frangenti uscire dalla tua zona comfort significa ascoltare il tuo corpo che è stanco ma non ancora abbastanza. In fondo non si è mica allenato: ti ha portato in giro per una giornata intera e ora vuole divertirsi un po’.

Non voglio ridimensionare l’importanza dell’uscire dalla comfort zone, anzi. Voglio darle la dimensione giusta e farti capire quanto ti sia più familiare di quanto pensi. Perché è solo rendendosi conto che è qualcosa che possiamo dominare che possiamo spostarne i limiti sempre più in là, ampliandola e migliorandoci.
Se ciò che è oltre la comfort zone è il dominio di atleti eccezionali o di amatori motivatissimi è facile pensare che non ci compete, che sia irraggiungibile per noi. Invece chi corre per la prima volta ha più motivazione di chi sta limando un secondo al suo miglior chilometro perché il primo non sa cosa l’aspetta, il secondo un’idea precisa ce l’ha già.

Tu conosci benissimo la tua zona comfort e pure ciò che c’è oltre. Ora puoi capire che tutto ciò che è oltre è ampio, tendenzialmente immenso. Ma è solo un terrorio inesplorato, non impossibile da esplorare.
Impossible is nothing, diceva quella pubblicità, giusto?

Beh, aveva ragione.

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2 COMMENTS

  1. La Confort zone non è affatto una zona di disagio. È esattamente il contrario. Ma cosa scrivete?! Ah un’altra cosa, la nuova versione del sito è clamorosa,ente disprdinata, poco chiara. Grave errore dicvalitazione la vostra. Saluti

    • Hai osservato giustamente che mi sono espresso in maniera scorretta. Ho modificato il testo perché, per distrazione, ho scritto il contrario di quanto è in realtà.
      Precisazione per precisazione, si scrive “CoMfort”.
      Mi spiace che la nuova versione del sito non ti piaccia. Peccato!

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