Forse le Nike Vaporfly verranno vietate

La World Athletics potrebbe vietare nelle competizioni ufficiali l'uso delle Nike Vaporfly

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La World Athletics si esprimerà nei prossimi mesi riguardo alle controverse Nike Vaporfly e il giudizio sembra orientato al divieto del loro utilizzo nelle competizioni internazionali. Ne avevamo parlato qui e, riassumendo, il fulcro della questione riguarda la liceità o meno del vantaggio che danno al runner in termini di spinta. In altri termini: si tratta di doping meccanico o no?

A questa domanda risponderà il comitato nominato per l’occasione, esprimendosi in particolare sulle AlphaFly, il prototipo dotato addirittura di 3 placche in carbonio usato da Kipchoge per stabilire il record del mondo sulla distanza della maratona nell’ottobre scorso a Vienna, quando scese sotto le due ore per la prima volta nella storia.

L’attenzione della comissione, più che sulla placca di carbonio affogata nell’intersuola, si concentrerà sul suo spessore che nelle Alphafly è di 42 mm all’avampiede e a 51 nel tallone. I provvedimenti, se verranno presi, comporteranno il divieto di utilizzo in gare ufficiali poiché lo spessore dell’intersuola delle Vaporfly è considerato eccessivo.

È come nella F1

Kipchoge difende le scarpe che hanno contribuito a farlo diventare l’uomo più veloce del mondo, sostenendo che come nella F1 tutte le scuderie hanno gli stessi pneumatici ma solo una vince, anche nelle maratone vale lo stesso discorso: le scarpe sono gli pneumatici ma il motore ce lo mette il runner.

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È una tesi condivisibile se tutti i concorrenti avessero le stesse scarpe, cosa che nella realtà non succede. Di certo vi è che altri brand stanno sviluppando modelli che usano la stessa tecnologia che accoppia mescola dell’intersuola e placca in carbonio, con quali risultati e con che incremento di prestazioni non è ancora dato sapere.

Le Vaporfly non scompariranno: forse dovranno solo adeguarsi alle decisioni della World Athletics riducendo lo spessore dell’intersuola.

Di certo c’è che hanno indicato una direzione di sviluppo della tecnologia della scarpa da running verso la quale anche altri brand si stanno spostando. Un loro divieto sarebbe anche una risposta definitiva a quanti dubitano che facciano davvero correre più forte: se non fosse vero non ci sarebbe motivo di vietarle perché considerate doping meccanico.

(via Telegraph)

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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