FKT in Italia: L’Ortogonale 1

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Francesco "Paco" Gentilucci
Paco arriva dalla Repubblica Indipendente di Colferraio dove è libero di esprimere tutta la sua attitudine per l'ultrarunning. E lui, di ultra, ne sa parecchio visto che la sua passione sono le 100 miglia. E le sa raccontare, eccome se le sa raccontare!

Tempo di lettura: 5 minutiAvete mai sentito parlare di FKT (Fastest Known Time)?
è una cosa piuttosto semplice, immediata e affascinante, oltre a esistere fin da prima della nascita di Strava. Si fa un record di un percorso stabilito e chiunque può andare a ripeterlo. Ci sono delle regole, un sito web ufficiale e alcuni FKT sono un vero e proprio culto per molti ultrarunner in giro per il mondo. Un giorno ne parlerò, promesso, ma per oggi andiamo a vederne uno in Italia, così per una volta non parliamo solo e soltanto di cosa c’è dall’altra parte degli Oceani.

Cosa è l’Ortogonale 1?
Ortogonale 1 è il nome di una linea difensiva che durante la Prima Guerra Mondiale doveva garantire all’esercito Italiano un collegamento diretto (e soprattutto una ritirata sicura) dal fronte Austriaco alla pianura vicentina poco distante. Immaginiamola come una lunga strada militare, alternata a mulattiere e sentieri, che in più o meno 50 km collegava il fronte dalle Piccole Dolomiti sull’Alpe di Campogrosso (quota 1457 metri) al sobborgo di Vicenza (livello del mare).
A un secolo dalla Grande Guerra, dell’Ortogonale rimangono diversi stralci di strade forestali e single track sapientemente collegati in un lavoro di recupero durato qualche anno sotto la sovrintendenza dei comuni interessati.

Tommaso Bassa, forte ultrarunner, già finisher di 100 miglia prestigiose e di numerosissime altre gare è stato il primo a pensare di correre il percorso, il 15 settembre 2019.
Come è andata?
Lo abbiamo chiesto direttamente a lui!

Tommi, da dove nasce l’idea?
Nasce nella mia testa l’idea di percorrerla a piedi a inizio 2019, dandole l’impronta del Fastest Known Time: non tanto per tirarsela (ci sono runners infinitamente più veloci di me che potrebbero completare il giro limando decine di minuti) quanto per lanciare un messaggio: è facile, si può fare: fatelo.
Niente pettorali, niente ‘avversari’, niente lepri o compagnia. Solo tu e il percorso scelto.

Da lì decido di documentare il tutto tramite la mia ragazza che si offre come crew e quindi opto per provare il percorso in supported mode: così da facilitare la logistica visto il percorso point A to point B. A lei spetterà l’incarico di incontrarmi in alcuni punti strategici per acqua e viveri.
la data decisa quindi diventa Domenica 15 Settembre: alle 8 di mattina si scende dall’auto a Campogrosso, poco dopo si tocca il primo della ventina di cartelli in cortèn che tassellano il percorso e si da lo start all’unico nemico della giornata: l’orologio.

Quanto diverso è trovare gli stimoli per correre al proprio massimo non essendo in una gara?
Correre senza inseguire nessuno è strano, su un percorso per lo più nuovo e non segnato, ancora più divertente. Ricordo di avere avuto una gran fretta per le prime due ore, correndo tra i casottini dei cacciatori come se fossi io la preda e attraversando contrade bucoliche come un fantasma. Ero da solo con l’orologio, la borraccia in mano e le madonne che uscivano ogni volta che rischiavo di sbagliare strada. Trovavo lo stimolo nella fretta, che brutto modo di viversi certe esperienze: ricordo di essere stato assorbito da quella linea a zig zag sul display dell’orologio (la traccia) per non perdermi e di essermi focalizzato solo sul correre, correre forte. Anche troppo forte.

Cosa suggerisci a chi vuole ripetere questo FKT?
Non è un FKT difficile, ma è un percorso scorrevole che richiede una buona capacità di correre a ritmo senza fermarsi, le salite secche e lunghe si trovano da metà in poi e questo significa che bisogna essere molto conservativi nella prima metà del percorso altrimenti potresti ritrovarti le gambe vuote e la testa leggera troppo presto rispetto alla linea d’arrivo. Ho provato personalmente tutto questo per potervelo confermare!

C’è poca acqua, e bisogna saperla cercare per cui i tentativi col grande caldo diventeranno sicuramente divertenti storie da raccontare; di certo farla supportati da qualcuno in auto è semplice e utile a questo proposito (e si risparmia tempo nel rifornirsi!). Altro aspetto fondamentale è la mappa: la segnaletica c’è ma in alcuni punti è scarsa quindi è bene sapersi muovere con traccia e senso dell’orientamento: non ci vuole un genio, solo attenzione.

Quale è stato il momento più difficile di questo FKT? E Quale il più bello?
Ho vissuto dei momenti davvero fighi : correre senza senso a ritmi che in gara non avrei mai fatto mi batteva in testa e rendeva tutto stimolante.

Mi sono sorpreso di quanta motivazione si potesse provare anche senza avere un pettorale spillato addosso.

Ricordo che su alcuni single track ero così ‘dentro’ alla corsa che non mi accorgevo di niente: di solito nelle gare più lunghe vince sempre l’istinto conservativo e noioso, lì ho riscoperto la bellezza di premere sull’ acceleratore.
Se penso al peggio che ho vissuto invece basta ricordare gli ultimi dieci km di terreno asfaltato che dai colli portava alla pianura, noto e per niente eccitante. Lì ho raschiato quello che potevo pagando il dazio della partenza spinta, correre a bordo strada sul tratto finale a fianco delle auto in corsa e barcollare di tanto in tanto è qualcosa che cerco di dimenticare.

Consigli agli amici di RunLovers di andare a provarlo?
Chissà se prenderà piede questa cosa degli FKT in Italia: generalmente negli States nascono su percorsi permanenti e sensati, dotati di storicità, hype e di un senso logico, nonchè percorribili da tutti tutto l’anno per mettersi alla prova. La corsa da noi ha assunto tante sfumature poco sane negli ultimi tempi: ad esempio quella della competizione e del ‘ce l’ho più grosso’ da mostrare sempre in gara. Oppure quella di accaparrarsi premi finisher all’ultimo grido o che simboleggino uno status in virtù di qualche ‘impresa’ chilometrica discutibile.

Il mio premio finisher è stato poter spingere il pulsante di stop alla fine del percorso e non prima da qualche parte, a bordo sentiero.

Il tempo impiegato un po’ sopra le aspettative non mi riempiva di gioia, ma era ‘onesto’ e corretto nei confronti degli sforzi impiegati.
Non vedo l’orda di tornarci! la cosa divertente è che non c’erano tempi da battere, ma ora invece ho creato uno storico e sarà non dico un esempio, ma un riferimento per tutti.

5h e 25 minuti, pronto per essere abbattuto.
A voi la palla, FKTlovers.

 

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3 COMMENTS

  1. Bello vedere posti che sono vicini… ai miei posti.
    Complimenti per l’idea e per la prestazione.
    MC

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