Due ciambelle e un caffè freddo, thanks

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Pietro Paschino
Pietro corre, sempre. Anche due volte al giorno. Si narra che, a causa di tutte le scarpe che ha consumato, i negozi specializzati gli stendano un tappeto rosso per favorire il suo ingresso tra squilli di trombe e urla di tripudio. Pietro è una persona meravigliosamente incoerente: prende la corsa con serietà ma ci scherza su; ama la Sardegna e gli manca la Norvegia. Pietro racconta in modo stupendo la corsa vissuta da uno che la pratica con amore viscerale, e questa è la cosa più importante.

Tempo di lettura: 4 minutiÈ più o meno la metà di un pomeriggio di inizio Aprile, sono a Londra e sto correndo lungo il Tamigi, su un percorso che ormai mi risulta familiare. Come ogni volta che vengo qui per lavoro – che poi in realtà vado ad Hoddesdon, a venti minuti di treno, ma appena termino con le cose da fare vengo qui – anche oggi ho lasciato una borsa con un cambio pulito a Liverpool Street e sono uscito per correre per un po’ nella capitale inglese, cercando di vedere il maggior numero di posti possibile. Il programma prevede che poi torni alla stazione, prenda la sacca, mi dia una lavata al servizio docce della palestra di fianco e vada a cenare da Bubba Gump di Coventry.
Sto correndo lungo il Tamigi, dicevo, ed è un pomeriggio spettacolare, di quelli che ti farebbero godere di una corsa nella peggiore periferia industriale, figurarsi nel centro di una città come Londra. Da Liverpool Street sono andato verso la Torre di Londra – non ricordo nemmeno che percorso ho fatto, so solo che mi son ritrovato con la Torre di Londra sulla destra -, ho attraversato il Tower Bridge e mi sono messo a correre lungo il fiume, cercando di evitare il piú possibile le scalinate e gli attraversamenti pedonali.

Sono appena passato di fianco al London Eye e tra poco ci sarà il ponte Westminster che porta verso il Big Ben, ancora sotto lavori in corso. Lo guardo prima di fronte e poi alla mia sinistra, quando mi rimetto sul lungo fiume e torno indietro per raggiungere l’incrocio con Northumberland e andare a trovare il mio amico ammiraglio Nelson a Trafalgar Square. Come di consueto, è pieno di persone che entrano ed escono dalla National Gallery – se riuscirò domattina mi piacerebbe tornarci, è uno di quei posti in cui vale sempre la pena passare del tempo. Una donna in bicicletta suona il campanello e urla “on your left! – alla tua sinistra!”, mi scanso un po’ e mi evita per un soffio. Non riesco a vederla per bene, ha un berrettino bianco e i capelli biondi legati in una coda che non è propriamente una coda ma nemmeno una treccia e mi sembra quasi… ma no, non può essere lei dai, che ci fa Charlene a Londra? In questo periodo così particolare poi, no no, impossibile. È solo una delle tante persone che vanno in bici nella capitale inglese, dai, e mi ha suonato contro e redarguito perché non vanno tanto per il sottile per queste cose, i ciclisti inglesi. Hanno ragione eh, la ciclabile è per i ciclisti, ma in alcuni tratti il marciapiede è troppo trafficato per riuscire a correrci sopra e sono costretto a scendere sulla ciclabile. Ad ogni modo, decido rapidamente di non prendere la salita verso Charing Cross – avevo pensato di fare il giro in senso antiorario in un primo momento – e vado a sinistra verso The Mall (il lungo viale alberato che porta a Buckingham Palace), in modo da poter sfruttare un po’ il fresco degli alberi, perché fa davvero molto caldo, sono parecchio sudato e ho quasi terminato l’acqua, per cui meglio andare in un posto in cui ricordo con certezza che ci siano delle fontane (l’acqua delle fontane che ci sono al St. James ed al Green Park è buonissima, non so perché). Ci sono tantissimi runner, ma sono pochi quelli che rispondono al mio saluto, peccato.
Il sole è ancora abbastanza alto nel cielo e quando sono a due o trecento metri da Buckingham Palace si riflette sul bianco del marmo del palazzo, quasi accecandomi. È sempre uno spettacolo passare da qui. Attraverso la strada e mi fermo alla fontana di uno degli ingressi di Green Park per un minuto o due prima di ripartire, affiancando Buckingham Palace verso l’arco di Wellington per poi girare a destra su Piccadilly.

Passo veloce nella bolgia di persone di Piccadilly Circus e mi immetto in una delle strade che nella mia memoria avrebbero dovuto portarmi nel reticolo di vie perpendicolari da cui si può andare a St. James. Mi sbagliavo, ovviamente, mi ritrovo di nuovo a Trafalgar Square e decido quindi di andar dritto verso il Tamigi. Pazienza – mi dico – , tornerò in questa zona più tardi, oppure domani, e continuo quindi a correre incontro al fiume e verso il punto da cui sono partito. Arrivo ad Enbankement, da qui correrò sempre sul lungo Tamigi fino a London Bridge, che è perpendicolare, in linea d’aria, a Liverpool Streets. Passo Blackfriars ed è il momento del Millennium Bridge, dove mi giro a sinistra e do’ una veloce occhiata alla cattedrale di St. Paul. Penso per un attimo che potrei andare a bere un po’ alla fontana che c’è di fronte alla chiesa, ma ormai manca poco ed avrò terminato. Sto correndo da quasi cinquanta minuti ed inizio a sentirmi un po’ stanco. E poi fa davvero caldo, sembra di stare in una stanza chiusa e correre con questa sensazione non è il massimo. Liverpool Street è a qualche centinaio di metri, assaporo già la ciambella ai frutti di bosco del venditore ambulante proprio all’uscita della stazione, che l’ultima volta mi ha fregato facendomi “un’offerta speciale” e facendo sì che acquistassi anche il caffè freddo e una seconda ciambella al cioccolato. Eccolo lì, il London Bridge, tra poco girerò a sinistra e andrò verso la stazione, poi doccia veloce e…
Niente, il filmato della virtual run finisce qui e mi ritrovo a correre questi ultimi cinquecento metri nel silenzio di casa, con il solo rumore dei passi sul tapis e del rullo che continua a scorrere sotto i miei piedi. Il dodicesimo chilometro suona sull’orologio, corro ancora un minuto e poi fermo tutto, salvo l’attività e mi siedo sul tappetino per fare stretching ed alcuni degli esercizi da fare in casa che Elisa ci ha insegnato in queste settimane. Ho una sete mostruosa, l’acqua in bottiglia che ho a casa non ha nemmeno lontanamente il sapore di quella fresca delle fontane di Londra e soprattutto in questo momento ho un solo desiderio: andare a farmi fregare cinque sterline per comprare due ciambelle e un caffè freddo dall’ambulante di Liverpool Street, magari dopo una corsa nel mio solito percorso londinese.

È una promessa per appena sarà possibile, Amico.

We Are RunLovers ❤️

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