Donazione di sangue e corsa: quando e come?

Tempo di lettura: 6 minutiNella pianificazione degli allenamenti per preparare una gara, ma è un discorso valido più in generale per chi corre o fa un qualsiasi sport – anche in modo amatoriale, una delle cose più importanti a cui far posto in un giorno del calendario è il controllo medico-sportivo per capire se il proprio stato fisico e di salute sia adeguato. L’idoneità medico-sportiva è obbligatoria in Italia per poter partecipare alle competizioni, quindi è una necessità per chi vuole correre in gara, ma anche se si vuole semplicemente fare la nostra corsa in solitudine è bene sottoporsi ad una visita. Esistono una infinità di centri medici in cui è possibile farla, sparsi in tutta Italia, con costi variabili a seconda della città e della presenza di una convenzione o meno con la propria società sportiva o con la FIDAL, ma è una spesa da sostenere una volta all’anno per la nostra salute e per stare più tranquilli quando corriamo, pertanto li trovo soldi sempre assolutamente ben spesi e valgono il corrispettivo dell’una o due pizze in meno in un anno. La cosa molto buona è che fare una visita medico-sportiva non comporta alcun stravolgimento della nostra routine e del nostro piano di allenamento, pertanto può essere inserita praticamente a caso nella nostra pianificazione – ecco, magari non il giorno prima della gara, ma insomma, hai capito il concetto, no?

Una cosa altrettanto importante rispetto alla visita medico sportiva, ma che invece dovrebbe essere pianificata con molta più attenzione per incastrarla al meglio nel calendario degli allenamenti, è il giorno in cui si va a donare il sangue. La donazione del sangue intero, infatti, può influenzare le nostre capacità fisiche, pertanto è bene prestare il dovuto riguardo a questa pratica.

COSA È UNA DONAZIONE DI SANGUE?

Tecnicamente, la donazione di sangue consiste nel sottoporsi volontariamente e gratuitamente al prelievo di un determinato quantitativo di sangue dal circolo ematico, per fornirlo alla ricerca medica. Fin qui credo sia una cosa nota a tutti e anche facilmente immaginabile. Nell’accezione più comune, quando parliamo di donare il sangue, intendiamo la donazione grazie alla quale una persona donatrice fornisce del sangue da poter trasfondere ad una persona ricevente che ne ha necessità. Ognuno di noi ha un gruppo sanguigno che è determinato geneticamente ed in maniera ereditaria (il sistema di catalogazione più comune è quello basato sugli antigeni AB0, per cui si riconoscono 4 gruppi fondamentali: 0, A, B ed AB, a seconda delle varie combinazioni antigeniche possibili) e la trasfusione di sangue deve seguire alcune regole per poter essere eseguita in sicurezza. Tra le cose che vengono fatte routinariamente e preventivamente a qualsiasi utilizzo del sangue donato, ci sono tutta una serie di analisi per la rilevazione di parametri di tipo qualitativo e sanitario che consentono di assegnare un giudizio di utilizzabilità o meno al sangue donato. Inoltre, molto raramente il sangue donato viene conservato nella sua interezza, ma viene solitamente suddiviso nelle sue varie componenti fisiche (globuli rossi, piastrine, plasma ecc.) per prolungarne la conservabilità. Ci sarebbe da parlare e scrivere per ore di questi aspetti tecnici, ma forse sarei un po’ noioso, quindi sorvoliamo. Ad ogni modo, la cosa importante da sapere è che nella donazione standard, un quantitativo variabile tra i 440 ed i 480 mL di sangue viene prelevato dal nostro corpo ed immagazzinato all’interno di una o più sacche sterili e monouso.

CHI PUÒ DONARE IL SANGUE?

In Italia la donazione di sangue è normata dalla Legge 21 ottobre 2005 , n. 219 e dalle sue successive modificazioni, che prevede la possibilità di donare solo per i soggetti maggiorenni, di entrambi i sessi, che abbiano volontariamente espresso l’intenzione di sottoporsi alla donazione.

La procedura è di una facilità disarmante: si va – in questo periodo meglio prenotare – al centro trasfusionale o all’autoemoteca (spesso presente in piazze e zone molto frequentate), si compila un modulo anamnestico con i propri dati e con le informazioni di base sulla salute recente e conosciuta, si fa un colloquio con visita medica e poi ci si sdraia nel lettino in cui viene eseguita materialmente la donazione. Il prelievo è venoso e viene scelta di solito una delle vene dell’interno del gomito. Questa parte è quella definita cruenta, in cui l’ago penetra nella pelle. È questione di una frazione di secondo, e il massimo che si percepisce è una sensazione come quella di puntura da una spina di rosa, o giù di lì. Se non si guarda, non si riesce quasi a percepirla. Il prelievo richiede una decina di minuti, quindici al massimo. Dopo di che, la nostra sacca di sangue donato sarà pronta per essere analizzata ed eventualmente messa a disposizione. Fin qui, la parte benefica del nostro gesto, che già da sola dovrebbe bastare per farci programmare la nostra donazione di sangue intero semestrale (per le donne) o trimestrale (per gli uomini). È possibile anche donare solo il plasma o solo le piastrine, ed i tempi di attesa variano a seconda dei casi.

Ora viene la parte relativa alla nostra salute. Come detto, il sangue donato viene analizzato prima di poter essere messo a disposizione ed il referto delle analisi viene inviato al donatore e questo ci permette di avere un quadro indiretto della nostra situazione sanitaria. Questo però è il quadro documentale, ovviamente utile ed indispensabile, e quello che non vediamo? Cosa succede nel nostro corpo dopo che ci facciamo togliere circa mezzo litro di sangue? Una volta che l’organismo si rende conto che qualcosa manca – e se ne accorge quasi immediatamente – si attiva un processo chiamato eritrogenesi (o eritropoiesi) che in pochi giorni riporterà il numero di globuli rossi a quello che si aveva precedentemente alla donazione. Questo processo avviene di continuo nel nostro corpo, tuttavia a seguito di un prelievo il midollo osseo – che è la sede principale in cui questo processo avviene – si attiva in maniera maggiore, producendo grandi quantità di globuli rossi nuovi, più giovani e più forti rispetto a quelli già presenti. A seguito della donazione di sangue, inoltre, è scientificamente provato un aumento delle endorfine in circolo, con conseguente miglioramento dell’umore. Donare il sangue, pertanto, diventa un’attività a duplice utilità: si aiutano gli altri e noi stessi, uno scambio più che equo.

Inoltre, ma questo è solo un aspetto indiretto, ci viene offerta la colazione dal centro trasfusionale e per la normativa italiana la donazione di sangue è uno dei diritti fondamentali dei lavoratori e prevede che il donatore abbia la giornata libera.

MA QUANTO TEMPO DOPO POTRÒ NUOVAMENTE CORRERE?

Ed eccola, la domanda che ogni runner che vuole donare il sangue rivolge al medico: dopo quanto tempo dalla donazione potrò nuovamente correre?

Per questo non c’è una risposta univoca, perché sono molteplici i fattori che entrano in gioco, ma si possono comunque indicare due macrocategorie di runner donatori di sangue intero: a bassa e ad alta intensità.

Per chi pratica la corsa (o un qualsiasi altro sport di endurance) a bassa intensità, con tre o quattro corse settimanali e sforzo non eccessivo, AVIS Italia suggerisce una giornata (al massimo due) di riposo, dopo di che si può riprendere a fare attività, mantenendo comunque un ritmo blando e con la dovuta attenzione alla percezione della stanchezza. In pochi giorni il numero di globuli rossi tornerà nella norma e se non si esagererà con lo sforzo si potrà tornare al livello dei giorni pre-donazione in una settimana circa.

Per gli atleti che invece si allenano ad alta intensità e per semi-professionisti e professionisti le cose sono un po’ diverse. In questi casi, infatti, l’attività sportiva subisce delle necessarie modifiche di pianificazione. Un maggiore sforzo richiede un consumo energetico più intenso, ma i globuli rossi appena formati non sono ancora in grado di trasportare il quantitativo necessario di ossigeno ai muscoli, con conseguente sensazione di affaticamento precoce e in alcuni casi di spossatezza. Per tornare alle prestazioni pre-donazione saranno pertanto necessarie dalle due alle tre settimane, ed in questo periodo di transizione è consigliabile condurre allenamenti meno pesanti e con recuperi più lunghi tra una seduta intensa e l’altra.

È possibile fornire alcune indicazioni valide per tutti, sia i runner amatori a bassa che quelli ad alta intensità, per i giorni prima e per la settimana successiva alla donazione. Alcuni piccoli accorgimenti alimentari, come bere più del solito in modo da ripristinare i liquidi in tempi minori e con meno carico per il sistema renale, aumentare le verdure a foglia larga e la frutta fresca e prediligere alimenti ricchi di proteine sono ampiamente riconosciuti come facilitanti la ripresa. Dal punto di vista degli allenamenti, invece, è bene evitare nei giorni prima allenamenti troppo intensi, in modo da non ritrovarsi valori sballati nel sangue (in particolar modo il ferro, il colesterolo e l’ematocrito, che sono estremamente suscettibili a modifiche in questi casi) e nei giorni successivi è saggio non programmare ripetute, progressivi o lunghe distanze.

Piccole cose, in definitiva, che con un po’ di attenzione e programmazione sono fattibilissime e ci consentiranno di correre con maggiore consapevolezza delle nostre condizioni di salute e, perché no, con un umore migliore per aver fatto qualcosa di doppiamente utile.

I RunLovers che possono farlo, donano il sangue, in questo periodo più che mai.

 

 

Bibliografia parziale:

The acute effects of whole blood donation on cardiorespiratory and haematological factors in exercise: A systematic review, di Johnson et al., doi: 10.1371/journal.pone.0215346
The effect of a standard whole blood donation on oxygen uptake and exercise capacity: a systematic review and meta-analysis, di Remoortel et al., doi: 10.1111/trf.13893
Analysis of pre- and post-donation haematological values in plateletpheresis donors, di Love et al., doi: 10.1111/j.1423-0410.1993.tb02150.x
Blood Flow Restriction Exercise in Sprinters and Endurance Runners, di Shingo et al., doi: 10.1249/MSS.0b013e31822f39b3

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Pietro Paschino
Pietro corre, sempre. Anche due volte al giorno. Si narra che, a causa di tutte le scarpe che ha consumato, i negozi specializzati gli stendano un tappeto rosso per favorire il suo ingresso tra squilli di trombe e urla di tripudio. Pietro è una persona meravigliosamente incoerente: prende la corsa con serietà ma ci scherza su; ama la Sardegna e gli manca la Norvegia. Pietro racconta in modo stupendo la corsa vissuta da uno che la pratica con amore viscerale, e questa è la cosa più importante.

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2 COMMENTS

  1. Mi dissero (è un po che non dono) che il giorno prima della donazione è meglio non fare attività fisica. Quindi vanno calcolati alemno tre giorni di stop (per i tapascioni come me). Il giorno prima, il giorno fatale e quello successivo.
    Nulla di sconvolgente, si possono saltare uno o due allenamenti ogni tre mesi per gli uomin e credo (ma non sono sicuro) quattro mesi per le donne

    • Ciao Michele!
      In realtà dipende molto dall’intensità dello sforzo che fai.
      Per chi è abituato a correre, che so, 10 km al giorno in un’ora non cambia granché, ma se si fanno 20 o 25 km il giorno prima di una donazione alcuni valori (ferritina in primis, ma anche ematocrito e concentrazione dell’emoglobina ad esempio) possono risultare falsati rispetto alla reale condizione.
      Grazie per il commento, appena ho qualche minuto cerco di integrare con questa informazioni l’articolo!

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