Corriamo per andare più lentamente

Sembra un paradosso ma lo è fino a un certo punto: quando corriamo andiamo più veloci ma in realtà vogliamo rallentare per riappropriarci del nostro tempo

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

Tempo di lettura: 3 minutiDopo aver imparato a camminare impariamo a correre. È un’evoluzione nota e scontata per il genere umano e si traduce nell’accelerare il movimento del camminare in modo da ottenere più velocità e per coprire una distanza maggiore in meno tempo.

Questo è vero in termini assoluti e anche storici: la corsa ha permesso all’uomo di cacciare in maniera più efficace e anche di mettersi al riparo dagli attacchi di animali o di altri uomini dandosi alla fuga.

A ben pensarci però oggi non abbiamo più bisogno di cacciare animali che troviamo comodamente serviti in pezzi in vaschette di polistirolo al supermercato o in macelleria e non dobbiamo nemmeno più scappare da nessuno, a meno che non sia un compagno di scuola che ci vuole menare o un poliziotto se siamo dei ladri. Ma noi siamo brave persone, no?

Non è un caso quindi che oggi, per l’uomo moderno, la corsa non sia una necessità ma una passione: non corriamo perché ci serve a sopravvivere, ma perché ci fa vivere meglio, facendoci stare in forma, facendoci sfidare noi stessi, tenendoci in forma. Mettici quel che vuoi ma sono tutti motivi non esistenziali. In altre parole: non abbiamo bisogno di correre per sopravvivere.

Una gita in bici

Qualche tempo fa Linus ha salutato i suoi ascoltatori alla fine della stagione della sua trasmissione DJ Chiama Italia ed è andato in ferie. Come ogni anno si è diretto verso la costa romagnola, dove trascorre sempre le sue vacanze o almeno una parte. Al contrario degli altri anni però questa volta ci è andato in bici. L’aveva annunciato negli ultimi giorni di trasmissione e ci aveva anche scherzato anche su, dicendo che per un uomo di 62 anni non era un’impresa qualsiasi, nonostante fosse allenato. Nicola Savino, il suo compagno nella trasmissione, lo prendeva in giro suggerendo che magari non ce l’avrebbe fatta, “Sai, a quell’età, non si sa mai…”

Per farcela (ovviamente ce l’ha fatta) ha dovuto fare con altri amici 340 km da Milano a Rimini, percorrendo strade secondarie e poco battute, sia perché sono più belle dal punto di vista paesaggistico e poi perché sono meno frequentate e quindi più sicure.

Fin qui, la storia.

Perché l’ha fatto? Non ricordo se l’ha spiegato, forse non ce n’era bisogno, era un po’ una prova o una cosa diversa dal solito, come chi a 45 anni va a farsi il commino di Santiago di Compostela “Perché sì, non c’è bisogno di spiegarlo”. Eppure mi sono convinto che vi fosse una ragione più intima ma non particolarmente personale: non doveva espiare niente, non doveva ritrovare se stesso. Niente di tutto ciò. Secondo me Linus voleva andare più lentamente e basta. Voleva guardare il mondo, voleva viverlo attraverso lo sforzo fisico senza lasciare che gli scorresse addosso senza che gli restasse attaccato niente a bordo della sua auto lungo la A4. Voleva rallentare il tempo o almeno la percezione che ne aveva.

Noi, tu, io: chi corre

Non abbiamo bisogno di correre eppure lo facciamo. I motivi che ci spingono a farlo sono vari: a volte più intimi e segreti, a volte molto comuni. Un motivo è anche quello di andare finalmente più lenti anche se sembra un paradosso perché in realtà andiamo più veloci. E invece è proprio quando andiamo più veloci *ma con il nostro tempo* che andiamo più lentamente. Assaporiamo ogni istante attraverso lo sforzo che ci costa farlo, troviamo finalmente una sincronia fra il tempo interiore e quello esteriore: quello è il tempo che decidiamo, è il nostro tempo. Come Linus che ha scelto il modo più lento per andare in vacanza (a parte andarci a piedi), quando corriamo scegliamo il modo migliore per riappropriarci del nostro tempo mentre corriamo. Pensaci: durante la giornata non ne sei padrone e l’utilizzo del tuo tempo è definito da scadenze e richieste che non vengono da altri e ti sono imposte. Ma quando corri ti riappropri del tuo tempo e decidi di farlo coincidere con il tuo orologio mentale. In verità non vai né più veloce né più lento: vai alla tua velocità. La conosci solo tu e quando la ottieni sei felice. Come solo dopo aver corso.

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