Correre fa bene alla memoria, migliora come pensi, ti rende felice

Nuove ricerche confermano che correre non solo fa bene al cervello ma aumenta le capacità mnemoniche e quelle motorie

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

Tempo di lettura: 3 minutiPerdona il titolo un po’ lungo ma c’è qualche aggiornamento a quanto già si sapeva sui benefici della corsa, tipo che ti fa ragionare meglio ed essere immediatamente felice, grazie alla produzione di endorfine e dopamine.
Nuove ricerche confermano non solo i benefici che la corsa produce per il cervello, ma estende il suo campo d’azione anche ad altri ambiti cerebrali e motori. Ma andiamo con ordine.

Le neuroscienze applicare allo sport

L’origine di queste ricerche è la Society for NeuroSports diretta dalla dottoressa Jaime Tartar ma anche altre ricerche confermano e ampliano i risultati già ottenuti in passato da ricerche analoghe. In che senso li ampliano? Sino a ieri si sapeva dei benefici immediati della corsa ma molto meno di quanto duraturi potessero essere.

Più memoria e più capacità di concentrarsi

Uno studio della American Academy of Neurology compiuto su 206 adulti nell’arco di 6 mesi ha evidenziato un aumento dell’afflusso del sangue al cervello pari al 2.3% in chi aveva praticato attività sportiva. Questo aumento ha comportato diversi benefici effetti a livello mentale, come un miglioramento delle prestazioni nei test di abilità del 5.7% e un aumento del 2.4% della capacità verbale.

In altre parole e al di là dei numeri percentuali, l’attività fisica ha aumentato le prestazioni mentali dei soggetti della ricerca. La migliore irrorazione del cervello insomma ha comportato più precisione nel modo di parlare, più capacità mnemoniche e lucidità di ragionamento.

Il fatto che anche la memoria ne abbia beneficio ha fatto giustamente pensare ai ricercatori che lo sport può essere anche d’aiuto a chi soffre di problemi legati a queste funzioni cognitive, compresi i malati di Alzheimer. Uno studio della durata di un anno ha evidenziato miglioramenti del 47% nell’esecuzione di test che sollecitano le funzioni mnemoniche, aprendo ottimistiche prospettive per chi soffre di patologie del genere, anche per quanto riguarda lo studio di farmaci che aumentino l’afflusso di sangue al cervello da somministrare a chi non può compiere attività sportiva.

Del resto durante la corsa il nostro organismo produce l’ormone osteocalcina, responsabile dell’aumento di testosterone ma che a livello cerebrale affina la capacità della memoria e aumenta la neurogenesi, ossia la produzione di nuove cellule nervose.

Capacità motorie migliorate

Studi effettuati su criceti hanno evidenziato un affinamento evidente nella capacità di eseguire esercizi motori sempre più complessi. Non è ancora chiaro come funzioni ma le ricerche della dottoressa Tartar hanno evidenziato che durante l’attività fisica vengono prodotti anche la proteina BDNF (Brain derived neurotrophic factor) e l’ormone irisina, prodotto dai muscoli e collegato in modo ancora non spiegabile ai miglioramenti delle attività cognitive e motorie attraverso la stimolazione del cervello.

Più felicità, meno ansia

La già citata osteocalcina, contribuendo alla produzione di dopamina e serotonina, diminuisce l’ansia e può contenere la depressione. Il modo in cui sono giunti alla conclusione che il suo intervento è responsabile del benessere di chi corre e di chi fa sport è curioso e merita di essere raccontato. In poche parole, la funzione indiretta della dopamina e della serotonina sarebbe quella di proteggere il cervello. Abbassando i livelli di ansia infatti, il risultato è che il soggetto è più resistente a fattori esterni che potrebbero minare il suo umore. Per capirlo i ricercatori hanno sottoposto i candidati a immagini tristi o deprimenti, notando che chi aveva fatto sport risultava più immune e con capacità di recupero più accelerate rispetto al sedentario.

In senso ancora più lato, queste ricerche potrebbero confermare anche la necessità di continuare a fare attività fisica il più a lungo possibile: invecchiando infatti gli esseri umani tendono a essere più sedentari, esponendosi quindi di più alla depressione, all’ansia e alla negatività.

Lo sport li può quindi aiutare a essere più resistenti a immagini e pensieri negativi, migliorando l’umore.

Più felicità, più memoria, più capacità fisiche: ecco altri tre buoni motivi per correre, riassumibili anche in un “Corro per godermi una vita serena il più a lungo possibile”.

(via Women’s Running)

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