Correre a Miami

Non c'è posto dove Cristina non sia stata. Questa volta la troviamo a Miami. Che scriva guide di viaggio per lavoro?

Tempo di lettura: 3 minuti

Welcome to Miami, bienvenido a Miami! Non posso farci nulla, ma da quando sono a Miami, questo motivetto di una canzone di Will Smith non ne vuole sapere di andarsene dalla mia testa, complice il fatto che a passeggiare per le strade di Miami sembra davvero di essere dentro il video della canzone!

Il tempo è assolutamente, meravigliosamente e vergognosamente PER-FET-TO. La temperatura giusta per sciabattare in giro in pantaloncini e maniche corte, e la destinazione in questo caso è solo una: South Beach, anche conosciuta come SoBe, la parte di Miami che ospita Miami Beach. Delimitata dalla vivacissima Ocean Drive, Miami Beach è una striscia di sabbia bianca lunga 7 km che vede da una parte palme, piste ciclabili e bagni pubblici dotati di docce, specchi, camerini e chi più ne ha, più ne metta, mentre dall’altra ci sono gli avamposti dei bagnini e baracchini che affittano sdraio, asciugamani e ombrelloni a prezzi contenuti.

La spiaggia è molto popolata, ma lo spazio è talmente vasto che non si ha
minimamente la sensazione di essere uno addosso all’altro. È davvero un bellissimo paesaggio e in men che non si dica, ho le scarpe da corsa ai piedi.

Sulla pista pedonale di Ocean Drive mi fanno compagnia diversi runners, ciclisti e persone sui rollerblade. Gli uomini sono tutti rigorosamente a petto nudo e le donne hanno canotte, top e pantaloncini molto minimal. A giudicare dal tono muscolare, dall’abbronzatura e dai fisici asciutti, ci dev’essere una discreta cultura del corpo; dall’altra parte della strada, i locali che servono mojitos, margaritas e altri cocktails al ritmo di salsa e altra musica latina suggeriscono uno stile di vita particolarmente rilassato e enjoyable, il ché non mi dispiace affatto! Se non fosse per alcuni cartelli stradali e per il nome delle vie, si farebbe fatica a credere di essere negli Stati Uniti perché la maggior parte delle persone usa lo spagnolo come prima lingua e i menù dei ristoranti e dei bar sono tutti un susseguirsi di guacamole, arroz con pollo, frijoles, yuca, vaca frita, etc.

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D’altronde, quando il cielo è particolarmente limpido, si può vedere Cuba dalla punta più
meridionale di South Beach, ed è proprio lì che sto andando. Man mano che proseguo di corsa verso sud, le basse casette in calce bianca di Ocean Drive lasciano il posto ad altissimi e luccicanti palazzi in vetro e anche la lunga lingua di spiaggia bianca inizia a diradarsi ed è sostituita da praticelli all’inglese molto ben tenuti che delimitano l’accesso ai moli ai quali sono ormeggiate numerose barche a vela e qualche yatch. Decisamente, una zona da ricchi.

Arrivo alla punta più meridionale di South Beach e mi godo per un momento la vista dell’Oceano Atlantico a perdita d’occhio, la brezza marina e il sole in fronte. Quindi giro i tacchi e inizio a ripercorrere la pista al contrario, un po’ più velocemente che all’andata: voglio farmi una doccia, affittare una sdraio e godermi il prima possibile la spiaggia, il mare e il sole. Possibilmente, con un cocktail in mano!

Cristina Lussiana


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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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