Corre la maratona di Boston per scrivere un messaggio di speranza ma sbaglia

Tempo di lettura: 2 minutiLa maratona di Boston è stata posticipata ma, come ti abbiamo raccontato giorni fa, un runner l’ha corsa comunque, anche se da solo.

Ora si scopre che non era solo anche se a differenza di lui che ha seguito il percorso ufficiale, l’infermiera anestesista trentenne Lindsey Devers ha scelto un tragitto studiato apposta. Il suo lodevole intento – accuratamente pianificato una volta saputo che la maratona non si sarebbe tenuta e per non vanificare la preparazione fatta nei sei mesi precedenti – era quello di tracciarsi con Strava e di comporre il famoso motto della Boston Marathon: “BOSTON STRONG”.

Comporre figure, disegni e scritte con il GPS non è una novità ma in questo caso l’intento di Lindsey non era goliardico ma serio: “Visto che non posso correrla” si deve essere detta “lasciamo almeno che la mia impresa solitaria si trasformi in un messaggio di pace e di augurio”. Il motto “Boston forte” è un incitamento: può significare anche “Boston, sii forte” o “La forza di Boston”. Insomma, un messaggio positivo in un periodo difficile per tutto il mondo.

Qualcosa è andato storto

Lindsey aveva studiato il percorso individuandolo in una porzione di città in cui i blocchi di edifici sono disposti in maniera regolare e geometrica in modo da facilitare la composizione di lettere. Per coprire tutta la distanza della maratona ha dovuto ritornare più volte sui suoi passi eppure – forse l’eccitazione o la stanchezza o semplicemente la distrazione – non si è accorta di aver sbagliato lo spelling e di aver composto la scritta “Boston Strog”, che non significa niente e di certo non quello che voleva dire.

Chissà se la stanchezza o la levataccia le hanno giocato un brutto scherzo: presentatasi alla sua partenza alle 5:20 di lunedì mattina scorso con uno zaino pieno di acqua e gel, ha completato la distanza tagliando il traguardo ufficiale ma totalmente desolato dopo 4 ore.

L’atmosfera non era quella della solita Boston Marathon: ad aspettarla non c’era nessuno se non l’eccitazione per l’impresa compiuta. La sorpresa e il disappunto dopo aver scoperto di aver “scritto” le parole sbagliate non le hanno tolto la soddisfazione per l’opera compiuta.

Quando ha realizzato l’errore l’ha presa bene e si è fatta una risata, dicendo “Boston Strog: sono un’idiota”.

L’idea era buonissima Lindsey. L’esecuzione un po’ meno, ma sai cosa? Chissene: ci hai fatto ridere molto ed è bello come l’hai presa.

E poi potrai riprovarci il 14 setttembre quando si *dovrebbe* correre la Boston Marathon posticipata. Quel giorno non dovrai curarti dello spelling ma solo di divertirti. Per la seconda volta.

(Via Boston.com)

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Martino Pietropoli
Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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