Come i brand stanno rispondendo all’emergenza COVID-19

Questo difficile periodo non oscura le storie belle e positive. Come quelle delle aziende che hanno deciso di convertire parte della loro produzione per ostacolare il virus

In mezzo alle notizie tremende di queste settimane, questi tempi estremi ci riservano anche storie belle e positive: quelle dei medici che sacrificano la loro vita per salvarne altre e – perché no? – anche quelle di aziende che decidono di convertire parte della loro produzione per creare strumenti protettivi e presidi medici per il personale sanitario e per i civili. Ricordando che la priorità è sempre quella accordata ai medici e infermieri (esattamente come in caso di incidente aereo la maschera d’ossigeno deve essere indossata prima da chi può salvare altre vite, quindi non dai bambini e anziani), ecco cosa stanno facendo diverse aziende del settore sportivo e non per aiutare chi è in prima linea nella lotta al COVID-19.

In aiuto del personale sanitario

Concentrando la sua azione sul territorio statunitense (dove ha sede, del resto) New Balance, visto il continuo e urgente bisogno di strumenti di protezione individuale in tutti gli Stati Uniti, ha ridimensionato la sua produzione e sta attualmente sviluppando mascherine per uso generico. Ha quindi prodotto il suo primo prototipo di mascherina per il viso meno di una settimana fa e conta di produrne per metà aprile fino a 100.000 unità totali a settimana.

Rimanendo in territorio americano, anche Eddie Bauer – produttrice di abbigliamento e accessori per l’outdoor – ha deciso di produrre mascherine sanitarie.

Approccio diverso quello di Crocs: l’azienda americana produttrice dei celebri “zoccoli” morbidi e pratici ha deciso di donare a chi cura i malati i propri prodotti.

Nike ha invece optato per un aiuto economico diretto con importanti donazioni sia della Nike Foundation (in veste quindi di azienda) sia personalmente, da parte di alcuni dei più importanti membri del suo board. I destinatari delle donazioni – complessivamente nell’ordine di qualche decina di milioni di dollari – sono associazioni no profit dedite all’aiuto di persone in stato di necessità attraverso la fornitura di cibo, abbigliamento e assistenza sanitaria oppure direttamente strutture sanitarie, università e associazioni che si impegnano ad assistere economicamente persone in difficoltà.

L’esperienza italiana

Cosa stanno facendo concretamente alcune aziende italiane per contrastare questa emergenza sanitaria? L’azienda italiana di abbigliamento e attrezzatura tecnica outdoor e per la montagna La Sporiva ha annunciato di aver dedicato parte delle proprie linee industriali alla produzione di mascherine e abbigliamento medico per personale sanitario e per quello della Protezione Civile (ed è di oggi la notizia della decisione di posticipare la presentazione della collezione estiva di un anno).

Salewa si è invece occupata di organizzare il trasporto di mascherine e materiale medico importato dalla Cina e transitato per Vienna direttamente in Italia.

Ma gli esempi di solidarietà sono tantissimi e coinvolgono anche altri settori industriali: quello automobilistico a livello mondiale ha risposto con l’impegno di Tesla, Mercedes, Ferrari e altre aziende a produrre componenti per i ventilatori necessari nella terapia intensiva. A dare una mano a Siare – l’unico produttore italiano di ventilatori del genere – sono accorse anche altre aziende, alcune operanti anche nel settore aerospaziale, con la fornitura di macchinari, ingegneri e know-how.

E poi c’è la solidarietà del settore manifatturiero e della moda: tante aziende come Gucci, Prada, Armani, Valentino, Dolce&Gabbana, Geox, Moschino ed H&M hanno convertito parte della produzione alla creazione di mascherine e abbigliamento sanitario. Anche nel settore agroalimentare si segnalano le iniziative delle associazioni di settore per usare l’alcol per la produzione di igienizzante per le mani, come hanno fatto Campari,  Ramazzotti e il Gruppo Nardini (grappe e distillati).

Insieme, per uscirne il prima possibile

È importante vedere questo impegno attivo del mondo industriale ed economico. Se è indiscutibile che alla base vi siano anche ragioni economiche e di immagine (prima si torna alla normalità, meglio è per tutti), è comunque importante osservare che il risultato è a beneficio della comunità e di tutti. Per tornare a stare meglio tutti, il prima possibile.

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