Capire l’affaticamento

Ci sono diversi tipi di stanchezza: risalendo alle loro cause puoi capire se allenarti o meno

Tempo di lettura: 3 minutiCi sono giorni in cui sei stanco per il lavoro. Ma è una stanchezza psicologica, che ti convince di essere stanco più che esserlo davvero, dal punto di vista fisico almeno. In quei casi capita che la risposta più sensata sia quella di correre, perché la domanda inespressa della tua mente è quella di andare a correre, o di fare qualcosa di diverso, possibilmente all’aria aperta.

Ce ne sono altri in cui il tuo fisico è davvero scarico e affaticato e ti trascini per casa cercando conforto sul divano o a letto. Esclusi i casi in cui si sia debilitati da una malattia o da iperallenamento – casi cioè in cui sia lecito e normale essere stanchi e non avere nessuna voglia di muoversi – c’è un altro tipo di affaticamento più difficile da interpretare. È più subdolo e si confonde spesso con quello naturale e fisiologico. Io lo chiamo affaticamento da eccesso di riposo.

Come stanarlo

Come molti, a volte ne sono vittima anche io. Accade spesso nei fine settimana. Dormi di più, non fai niente di particolare e sei generalmente rilassato. Ti barcameni fra un libro e un film e un certo sottile e costante senso di insoddisfazione generale. Alla fine ti convinci di essere stanco, maledettamente stanco, irrimediabilmente stanco. Ti metti a leggere qualcosa e ti si chiudono gli occhi, guardi che film ci sono su Netflix e ti sembrano tutti ugualmente interessanti e ugualmente poco interessanti (si tratta di un curioso effetto dell’eccesso di offerta: hai così tante cose fra cui scegliere che, improvvisamente, non te ne interessa più nessuna).

Poi fa capolino un pensiero: “E se uscissi a correre?”. Improvvisamente la mente inizia a dialogare con se stessa in uno di quei magnifici e serratissimi dialoghi che stanno tutti fra le tue due orecchie:

“Che dici, una corsetta?”
“Ma sei impazzito? Non vedi che sei uno straccio?”
“Sì però non ne posso più di stare al chiuso, ho voglia di aria, di sentire le gambe stanche”
“Ma sei tutto stanco, non ti senti? Sei un rottame, te lo dico io. Devi riposarti”
“Ho dormito 329 ore in due giorni, non ne posso più, se non ho recuperato dormendo così tanto vuol dire che ho superato la soglia del recupero. Ho recuperato così bene che sono perfino stanco di recuperare”
“Pazzo! Sei affaticatissimo, ti stai mettendo sulla strada giusta per fare un colpo, io te l’ho detto, c’hai anche una certa età”
“Oh ma la finisci di portare sfortuna? Sono riposato, anche troppo. E ho voglia di uscire”
“Vabbè, io te l’ho detto”
“Sei arrabbiato?”
“…”
“Ok, esco”
“Stro…”
“Cosa?”
“Niente niente”

Questo tipo di uscite, inutile dirlo, non mi ha mai deluso. Appena le gambe iniziano a girare la fatica fisica e mentale sparisce. Viene sostituita dalla pura gioia di sentire l’aria fresca in faccia e i muscoli che si rimettono al lavoro. Perché c’è anche quel genere di riposo eccessivo che affatica più che farti recuperare. Per questo è importantissimo seguire i tempi di recupero che ti indica il coach e non correrci sopra e fare di testa propria: è in quelle parentesi di calma e riposo che si ritrovano le energie per affrontare il resto di preparazione nel migliore dei modi.

Ma quando sai di esserti riposato abbastanza e riesci a interpretare correttamente i segnali del tuo corpo puoi capire anche che non si tratta di vera e propria stanchezza fisica e nemmeno mentale: si tratta di eccesso di riposo. Scoprire quando sei in questa condizione è facile:

  • Se hai dormito a sufficienza
  • Se non sei convalescente da malattie
  • Se non sei reduce da una settimana di allenamenti massacranti
  • Se hai corso o nuotato relativamente poco
  • Se ti sei nutrito bene e con costanza
  • Se sei in un periodo di calma

allora non hai praticamente nessun motivo per essere stanco o non tanto da non uscire a correre. Esclusi altri motivi più seri e nascosti che possano darti spossatezza o indebolimento generale, quando sei vittima di un eccesso di riposo c’è una sola soluzione: stancarti in maniera genuina ed efficace, uscendo a correre. Il risultato è garantito e sarà soprattutto bellissimo.

(Photo by Bruno Aguirre on Unsplash)

 

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Martino Pietropoli
Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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