A caccia del Record del Mondo sulle strade di Londra

Tempo di lettura: 4 minutiTra le tantissime cose che sono cambiate nelle nostre vite in questi mesi c’è anche, soprattutto per noi RunLovers, l’impossibilità o quasi di partecipare alle gare o il poter assistere a qualche evento internazionale. Quando all’inizio dei vari periodi di restrizioni per il contenimento della Covid-19 si leggeva la nota organizzativa di questa o quella Maratona o gara che veniva annullata o posticipata, sembrava qualcosa di davvero incredibile e fuori da ogni logica. Oggi ci troviamo quasi nella situazione opposta, e quando succede che le gare vengano confermate ci meravigliamo come che sia una cosa straordinaria e in alcuni casi la riteniamo anche pericolosa. Se per eventi che si svolgono in ampi spazi e con relativamente poche persone è possibile pensare al mantenimento delle norme di distanziamento fisico, per le grandi Maratone e per le Major credo ci sia ancora tanto da aspettare e non penso sarà fattibile organizzare un evento da migliaia di partenti prima della metà del prossimo anno, se non oltre.
Oltre al dispiacere sportivo per cui tu ed io non possiamo andare a divertirci insieme e fare il nostro personal best in maratona, questo significa anche che ci sono pochissime occasioni per vedere nuove sfide ad alti livelli, e magari veder limare quei pochi secondi che rendono un record qualcosa di obsoleto. Da questo lato, ci sono due nomi che da un paio d’anni si contendono lo scettro di Re indiscusso della Maratona, e sono quelli di Eliud Kipchoge e di Kenenisa Bekele. La loro rivalità (sportiva, visto che per il resto sembra siano amici e che condividano molto dei loro dettagli di preparazione, anche perché corrono per la stessa squadra e con lo stesso allenatore) è una cosa di vecchissima data, dai tempi dei mondiali di corsa campestre fino alle sfide su strada in praticamente tutte le distanze. Alcune volte ha vinto Bekele, altre Kipchoge, ma la cosa importante, per noi che assistiamo a queste sfide, è che nella maggior parte dei casi hanno dato un grande spettacolo, lasciando gli spettatori a bocca aperta.
Da quando si dedicano prevalentemente alla Maratona, poi, ci sono in ballo numeri da capogiro. Kipchoge ha vinto 11 delle 12 ultime Maratone a cui ha partecipato negli scorsi anni, inclusa quella olimpica a Rio e quella di Berlino 2018 in cui ha stabilito il nuovo record del mondo in 2h01’39”, mettendoci in mezzo anche il tempo – non omologato – ottenuto a Vienna di 1h59’40” dell’evento Ineos+Nike del 2019. Bekele, dal canto suo, dopo alcune stagioni altalenanti in Maratona, in cui non sempre ha mostrato uno stato di forma da Bekele, sebbene su dieci partecipazioni abbia ottenuto tre vittorie e cinque podi totali, alla Maratona di Berlino 2019 ha corso la gara della vita chiudendo in 2h01’41”, a soli due secondi dal record del mondo. Numeri da capogiro per un runner amatore, ma anche per chi della corsa ha fatto una professione a livelli altissimi. Un loro incontro-scontro in gara sulla distanza Regina è pertanto qualcosa a cui tutti vorrebbero assistere.

Per questo motivo tutto il mondo podistico (e non solo), ha atteso con trepidazione questo 4 ottobre, giorno della Maratona di Londra. L’organizzazione di questo evento è stata prima posticipata e poi completamente rivista a causa della Covid-19, escludendo le migliaia di partecipanti alla corsa di massa e creando tre gruppi per i circa novanta atleti elite partecipanti, con le donne (ci sono tra le altre sia la Kosgei che la Cheruiyot, entrambe veterane di Londra con una vittoria ed un secondo posto a testa) in partenza alle 8.15, gli uomini che partiranno alle 11.15 le atlete e gli atleti in carrozzina alle 14.10 (ore italiane). Tre diversi orari, piuttosto distanti tra loro, in modo che ci siano meno rischi possibili di diffusione in questa situazione così anomala. Ed anomalo è anche il percorso su cui si sfideranno le atlete e gli atleti, ricavato in un anello da 2150 metri da percorrere per 19.6 volte intorno al St. James Park, studiato appositamente per questa edizione e per essere molto veloce e protetto dal vento eventuale, ideale per un tentativo di record di gara (indovina un po’, quello sul percorso standard appartiene a Kipchoge: 2h02’37”) e per fornire lo spettacolo giusto per chi avrà la possibilità di assistere dal vivo (i pochissimi fortunati inclusi in un modo o nell’altro nella partecipazione della corsa, visto che il pubblico non è ammesso) o seguendo le dirette streaming.

Catalizzatori della preannunciata sfida al St. James, dicevamo, sarebbero dovuti essere Kipchoge e Bekele. Purtroppo, niente da fare. Bekele, a due giorni dalla gara, si è ritirato per un fastidio persistente al polpaccio sinistro, lasciando con l’amaro in bocca tutti. Un vero peccato sia dal punto di vista umano per la salute di Bekele, sperando sia un infortunio leggero, sia per il fatto che mi pregustavo già lo spettacolo dei chilometri finali. A questo punto, quindi, se prima pensavo alle sportellate che si sarebbero potuti dare in gara i due predestinati, non so davvero cosa aspettarmi. Sono sicuro che Kipchoge correrà al meglio delle proprie possibilità, ovviamente, è un professionista e correre è il suo lavoro e lo sa fare molto molto bene, e visto che potrebbe sentire meno pressione del solito, niente ci impedisce di sognare un nuovo record. O forse, visto che anche i rimanenti avversari (qualcuno ha detto Geremew, 2h02’55” o Wasihun, 2h03’16” secondo e terzo a Londra 2019 dietro Kipchoge?) non sono esattamente dei tapascioni, ci sarà gara vera sin dai primi chilometri, con un gruppetto che si studierà per un po’ per poi cercare di staccare sul finale? Chi lo sa, il bello delle Maratone è che c’è sempre la possibilità che qualcuno non sia in giornata e qualcun altro invece corra la gara della vita, meravigliando tutti. Magari, potrebbe essere la giornata sì per il nostro Daniele Meucci, che a Londra ha fatto segnare nel 2017 il suo terzo miglior tempo di sempre e potrebbe dire la sua dal punto di vista di un miglioramento del personale sulla distanza (2h10’45”) e mostrare che la testa è ancora concentrata in vista di Tokyo 2021.

Non resta che preparare i popcorn (o i pancakes, vista l’ora), trovare per una volta una posizione comoda sul divano, accendere la tv (la trasmette la BBC in versione integrale e RaiSportWeb, più alcuni servizi in streaming) e godersi lo spettacolo!

 

Photo credits: Virgin Money London Marathon

 

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Pietro Paschino
Pietro corre, sempre. Anche due volte al giorno. Si narra che, a causa di tutte le scarpe che ha consumato, i negozi specializzati gli stendano un tappeto rosso per favorire il suo ingresso tra squilli di trombe e urla di tripudio. Pietro è una persona meravigliosamente incoerente: prende la corsa con serietà ma ci scherza su; ama la Sardegna e gli manca la Norvegia. Pietro racconta in modo stupendo la corsa vissuta da uno che la pratica con amore viscerale, e questa è la cosa più importante.

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