Viva i quarant’anni

Riflettevo in questi giorni sulla tendenza così forte che c’è nella nostra società a nutrire il mito della giovinezza. Incontro persone che faticano a dire quanti anni hanno se superano i trenta, che cercano in ogni modo di sembrare più giovani, che si comportano come se lo fossero, che conducono vite adolescenziali quando l’adolescenza l’hanno superata da un bel pezzo. La mia esperienza è diversa, devo dire.

Ho trentanove anni e sono davvero felice di essere in questa fase della vita. Insomma, me la godo! Ho una consapevolezza che me la sognavo anni fa, ho capito in che direzione voglio andare, capisco se una persona è valida, adatta a condividere pezzi di vita con me, oppure se non lo è. Perdo meno tempo dietro a cose che non hanno valore. Se mi perdo, ritrovo la strada più velocemente e soprattutto, sopra ogni cosa, mi voglio bene, provo amore per me stessa.

Tra le varie sorprese di questa meravigliosa età della vita, ho scoperto che la corsa è una mia grande passione e ho la forza di dedicarmici. Ho la determinazione necessaria a gestire la mia quotidianità e svegliarmi prima per allenarmi. Ho il coraggio di pormi obiettivi importanti, come un trail di 60 km a ottobre.

Viene in mio aiuto in questo pensiero Michele Graglia, che nel libro “Ultra”, scritto con Folco Terzani, dice: “Il corpo è fatto per essere vissuto. Non dobbiamo cercare di preservarlo. Il corpo deve essere usato, non mummificato in vita” … ”anche gli allenamenti sono una cosa che devi godere” … ”quando vai ad allenarti devi essere contento del fatto che vai a fare quello che ti piace fare” … ”nello sport si sente spesso dire, quello ha trent’anni, è già vecchio! Come vecchio? Stiamo appena entrando nel top della nostra forma. È da qui che comincia la maturità fisica. L’età media di chi vince le ultra va dai trenta ai cinquant’anni!”.

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Dopodiché spiega che l’endurance, la resistenza, aumenta col passare degli anni, che è una questione psicologica, che si impara a resistere a un grande disagio. E fa l’esempio delle grandi vittorie di Marco Olmo.

Io sono d’accordo con lui. Sarà più difficile fare certi tempi, forse il corpo ci metterà di più a rispondere, ma la forza mentale sarà una risorsa su cui poter davvero contare.
Il problema semmai è: ci crediamo davvero? Sono abbastanza sicura che il desiderio, la convinzione e la tenacia siano la tripletta vincente.

E se non basta, ci rimane sempre l’ironia e quella benevolenza che fa fa bene al corpo e allo spirito, quella che ci fa pensare che alla fine un po’ è vero, gli anni si fanno sentire.
Ma quanto bene ci ha fatto questo corpo, quanto bene ci fa, mentre ci porta in giro, ci consente di correre addirittura, che non è così scontato, perché ho conosciuto moltissime persone che hanno il desiderio, ma non possono farlo. Sarebbe bello guardare al corpo per quello che ci permette, per le potenzialità che ha e non per le rughe dei quarant’anni, il ventre che non è più come quello di una ragazzina e le gambe che fanno male dopo gli allenamenti.

Per me vale il detto, finché c’è vita c’è speranza. Speranza per tutto, per realizzare sogni, incontrare l’amore, creare e procreare, correre infinite maratone.
Meno paura, meno giudizi quando ci guardiamo allo specchio e più cuore, magari che sia un po’ running, questo cuore.
Un running heart forte e pieno di amore.

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Runner e Specializzanda in Psicologia Clinica, Federica è Referente Territoriale, Consigliere Esterno per Giovani Psicologi Lombardia. Si occupa di disturbi alimentari ed è appassionata di motivazione.

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