The king of the Hill: Matt Carpenter

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Non è un personaggio che si limitava a vincere le gare, ma ha impresso dei record che per anni non sono stati più abbassati, nonostante in molti ci abbiano provato.
Kilian Jornet, giusto per citarne uno, ha provato per due anni a strappargli il record a Pikes Peak Marathon e non ci è riuscito. Il crono dello spagnolo segnava alla fine ben 11 minuti in più, in una gara della durata di meno di 3 ore e mezzo; un’eternità.
A 4.370 metri ha corso una maratona in 2 ore e 52 secondi. È uno a cui piace correre, in una recente intervista ha dichiarato che corre almeno un’ora al giorno, ogni giorno, da tre anni.
Di chi parliamo?
di Matt Carpenter, ovvio.

Go out hard, when it hurts speed up

Matt non ha mai corso seriamente prima della fine delle scuole superiori. Era già riuscito a correre il miglio sotto i 5 minuti, tuttavia correre in pista non era una cosa che gli piaceva più di tanto: si iscrisse all’università del Mississippi del Sud e si mise a studiare. Al secondo anno di università però, mentre stava passando l’estatate da sua zia a Vail (una famosa località montana in Colorado), Matt si iscrisse a una mezza maratona di montagna, la Piney Creek Half e lì viene folgorato dall’aria sottile con poco ossigeno delle alte quote.

“On the trails, I run with deer and elk instead of cars. I can still remember the first time I saw a porcupine.”

“Sui sentieri corro in mezzo a cervi e agli alci invece che in mezzo alle macchine (riferendosi alla strada). Ricordo ancora la prima volta che ho visto un istrice”

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Quando i suoi colleghi sono alla cerimonia di laurea lui è a Vail a correre. Matt smentisce l’idea considerata assurda che il VO2 max non si potesse “allenare” e passò dopo 6 anni da un valore di 57 a 90.2: il più alto mai registrato in un corridore.

Decide di trasferirsi in Colorado dove può dare sfogo alla sua passione per la corsa, quindi da Vail si sposta a Colorado Springs e poi a Manitou Springs.

Altezza un metro e settanta, peso 55 kg, 33 battiti al minuto a riposo. Matt iniziò a condurre una vita dedicata all’allenamento in modo meticoloso, quasi ossessivo. Non ha mai bevuto né si è mai fatto di droghe, legali o non, in gara o nella vita privata. Niente, nemmeno una birra. Dice di aver corso senza nemmeno un giorno di pausa nei 5 anni in cui visse lì e riuscì a stampare un 2 ore e 19 alla maratona di Houston, Texas, qualificandosi per i Trials di maratona per le Olimpiadi.

Quel giorno del 1992 partirono 180 corridori e ne arrivarono 54, Carpenter arrivò 51° col tempo di 2:32; troppo alto, la qualifica alle Olimpiadi avviene con 2:20.

“As bad as I finished, making the Olympic Trials was a big thing for me. I set a goal and barely achieved it [you must run under 2:20 to qualify]. What I couldn’t believe was the number of runners who were dropping out. I knew I wasn’t going to make the team, but it was very important for me to finish.”

Forse quello fu l’anno in cui era più in forma nella sua vita, a suo dire. Il 1993 fu anche l’anno della sua 14 esima vittoria alla Pikes peak Marathon. La Pikes Peak è la sua montagna di casa e lui è il re della collina.
Ha partecipato 30 volte alla corsa e l’ha vinta 10 volte.

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Tra il 2004 e il 2005 decide di provare qualcosa di nuovo e si lascia affascinare dalla lunga distanza: sceglie subito le distanze iconiche di 50 e 100 miglia.
Disintegra il record di gara del San Juan Solstice 50 mile e nel 2005, nello stesso weekend di Pikes Peak decide di correre Leadville 100 dove imprime il tempo allucinante di 15 ore e 42 minuti. Questo record non è mai stato battuto, nemmeno da Rob Krar, mostro sacro e probabilmente uno dei più forti atleti nella storia della corsa su lunga distanza.

Attenzione però a considerare Matt come il classico atleta che corre senza cervello e senza personalità. Carpenter era un personaggio a volte scomodo, che non si preoccupava di dire la sua. Non intascò il premio in denaro dopo aver vinto il campionato nazionale dei 10km perché si rifiutò di tesserarsi con la USATF (il corrispettivo della nostra FIDAL).
Matt è il fondatore dell’Incline Club, un team di corridori di trail e montagne, nonché presidente del Pikes Peak Road Runners club, grazie al quale è riuscito a guadagnare circa 100’000 dollari devoluti alle squadre locali delle scuole superiori per lo sviluppo della corsa campestre.

Al momento Matt ha una gelateria, continua a vivere in Colorado con sua moglie Yvonne e sua figlia Kyla.

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Long life to King of the Hill!

 

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Paco arriva dalla Repubblica Indipendente di Colferraio dove è libero di esprimere tutta la sua attitudine per l'ultrarunning. E lui, di ultra, ne sa parecchio visto che la sua passione sono le 100 miglia. E le sa raccontare, eccome se le sa raccontare!

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