Sentirsi invincibili. E sbagliarsi.

Lo sport può darti la falsa sensazione di essere invincibile. E molti alibi per avere comportamenti alimentari sbagliati.

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C’è una vignetta/meme che ha molto successo fra i runner. Gira in varie versioni: io ho in mente questa con una giovane donna che rivela di correre perché le piace tantissimo bere.


Confessi chi non ha pensato, almeno una volta, di correre proprio per quel motivo. O almeno “anche” per quel motivo.
L’attività fisica permette di ovviare a uno dei più fastidiosi inconvenienti della vita adulta quando si incrocia con la disponibilità di generi alimentari dei tempi moderni. In altre parole: più invecchiamo, meno il nostro metabolismo è capace di bruciare tutto ciò che ingeriamo perché abbiamo smesso di crescere. Quello che una volta mettevamo in altezza, ora lo mettiamo in orizzontale. Cresciamo concentricamente insomma, come fossimo degli alberi.
Questo fenomeno è reso ancora più grave dal fatto che di cibo disponibile ne abbiamo in abbondanza e a prezzi contenuti (specie quello industriale, poco nutriente e molto ingrassevole).

Fare movimento non è quindi solo una scelta filosofica o un piacere. Per molti è una necessità banalmente tesa al controllo del peso corporeo che la vita sedentaria, lo stress e l’alimentazione (tutti legati fra di loro) mandano fuori controllo.

E fin qui tutto bene: è una strategia win/win, come direbbero quelli del marketing: faccio bene al mio corpo e lui mi ripaga con una forma smagliante. Insomma, più o meno.

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Quando la corsa diventa un alibi

Quanto può rivelarsi pericolosa nel lungo periodo una mentalità del genere? Intendiamoci: la mente può essere convinta a fare qualcosa proprio in prospettiva di ricompense e soddisfazioni. Per attivare il circolo vizioso/virtuoso della necessità di correre per stare bene fino a creare la dipendenza buona dalla corsa per stare ancora meglio è necessario che ci sia un ritorno dell’investimento.
Mi sforzo e dimagrisco.
Mi sforzo e corro più veloce.
Mi sforzo e faccio bene al mio fisico.
Mi sforzo e quindi posso concedermi il lusso di esagerare in certe abitudini.

Ho tenuto per ultimo questo esempio particolarmente delicato perché si riferisce alla vignetta da cui sono partito: la corsa come alibi per certi comportamenti alimentari e certe abitudini che segnano comunque il fisico, a prescindere da quanti km fai. Puoi fare tanta strada quanto Eliud Kipchoge (non di certo alla sua velocità) e berti 4 litri di birra al giorno come contorno di un pollo intero avvolto in una copertina di bacon da mezzo centimetro e non ingrassare ma hai sempre e comunque un solo stomaco e un solo fegato per digerire e metabolizzare tutta quella roba. Forse non ingrassi. Forse la bruci tutta. E intanto ti stai bruciando anche qualche organo interno.

Invincibile

Quando la corsa diventa un alibi per non controllarsi in altri ambiti, quando si trasforma in un lasciapassare perché “tanto poi mi sparo 20 chilometri ed è come se questa meringata non me la fossi mai mangiata” dovrebbe accendersi una luce rossa accompagnata da una sirena che urla come un’aquila.
Ti ricordi come eri a vent’anni? Ti sentivi invincibile. Potevi dormire due ore per notte ed essere mediamente vigile e funzionante il giorno dopo. Potevi mangiare mezzo chilo di pasta alla carbonara e andare a giocare a calcetto mezz’ora dopo. A quel tempo, beata gioventù, avevi un fisico che ti seguiva senza problemi in queste dissennate scorribande.
La fregatura della corsa nell’età adulta è che è come il secondo tempo di quell’età gloriosa. Mangi e non ingrassi. Bevi e magicamente il vino o lo spritz non si trasformano in un girovita soffice e adiposo. Il rischio di sentirsi onnipotenti è reale.
La differenza è che stai viaggiando su una macchina che ha ormai 200.000 km, non più 15.000. Facci pace: molte tue componenti non sono più nuove e non funzionano bene come una volta. Sono segnate dagli eccessi, hanno bisogno di cura e attenzione per funzionare decentemente per parecchi altri decenni.

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Il consiglio dello zio è molto semplice ed è in due parti:
1. Non far diventare la corsa un alibi per eccedere nel cibo o nel bere
2. Controllati. Non nel senso di contenerti ma nel senso di andare almeno una volta all’anno a fare un bel check-up. Dici che già fai quello per il certificato medico-sportivo? Bravo, ma non basta. Intendo check-up completo: analisi del sangue, ecografie, analisi delle urine e delle feci. Tutto. Completo. Dai, una volta all’anno almeno. Sono soldi ben spesi, i meglio spesi da un certo punto in poi.

Intanto cominciamo a non sentirci invincibili e poi facciamo anche questi controlli, che i supereroi esistono solo nei fumetti.

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

6 COMMENTI

  1. Una benemerita castroneria, correre per poi Mbriacarsi (errore fatto apposta) è una stupidaggine, posso capire una birra in più ma il fine mi sembra autodistruttivo, a, 53 anni ti posso dire che devi limitare l’alimentazione, poco ma meglio anzi poco ma cibo di qualità, poi se uno si vuole autodistruggere libero di fare quel che vuole, ovviamente se si vuole una vita longeva di qualità bisogna pensarci prima molto prima

  2. Ritengo che fare attività fisica, soprattutto alla mia età, cioè dopo i 40 anni, sia anche un ottimo modo per mettere ordine in tutta la nostra vita. Se non ti alimenti bene, non corri bene. Se bevi troppo, le gambe non girano. Per cui se vuoi fare bene attività fisica, sei naturalmente invogliato a fare bene tutto il resto, mangiare, bere, dormire, aggiungerei anche frequentare le persone giuste. Cominci a capire che le persone che fanno sport hanno uno spirito differente, più proattivo e positivo. La vita ne guadagna in intensità e valore :-D

  3. Penso che la corsa, ad un certo punto, diventi o debba diventare la metafora per vivere bene: mangiare e bere facendo attenzione a ciò che scegliamo come nutrimento.
    Se prima o spesso “corri per dimagrire” arrivi ad un certo punto che “ti nutri bene per correre meglio” (che non vuol dire necessariamente puntare ad un Ultra o ad una Maratona a ritmi kenioti), ma correre stando bene per godersi le endorfine e vincere le sfide con se stessi.

    • Verissimo, anche perché lo sforzo che si fa non è indifferente e si inizia a pensarci due volte prima di mangiare schifezze o di esagerare.

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