Scott Jurek, la leggenda vivente

Una leggenda vivente, uno dei più forti ultratrail runner del mondo, vegano e, come tutti i grandi, una persona semplice e alla mano

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Paco arriva dalla Repubblica Indipendente di Colferraio dove è libero di esprimere tutta la sua attitudine per l'ultrarunning. E lui, di ultra, ne sa parecchio visto che la sua passione sono le 100 miglia. E le sa raccontare, eccome se le sa raccontare!

Tempo di lettura: 4 minutiLeggenda vivente dell’ultrarunning, vera ispirazione per molte generazioni di corridori vecchie leve e young gun, è impensabile parlare di storia dell’ultrarunning senza dedicare due parole a Scott Jurek.
La sua attitudine di ragazzo alla mano, sempre pronto ad aiutare o cucinare nelle aid station alle gare e di elite che aspetta tutti i corridori in gara fino all’ultimo è conosciuta da tutta la comunità mondiale delle 100 miglia.

Nato in un paesotto di redneck e bifolchi del Minnesota dove le persone praticano la caccia e la pesca come prime forme di divertimento, dove il panorama è piatto e l’inverno lunghissimo, Scott inizia a competere nello sci di fondo dopo aver provato sport di squadra sena grossi risultati. Non arriva subito alla corsa, inizia a praticarla col solo scopo di tenersi in forma, prima delle gare di sci di fondo, sport molto diffuso nello stato americano.
Scott è un ragazzo magrolino, timido, spesso vittima di bullismo.

L’intera squadra, capitanata dal coach norvegese Glenn Sorenson, non raccoglie alcuna vittoria. Finita la stagione delle gare ordina ai ragazzi di presentarsi alla prossima stagione con più resistenza nella gambe, di fare qualcosa per tenersi in forma: andare in bici, pattinare o correre.

Scott non ha i pattini o la bici, quindi, inizia a correre. È l’estate del secondo anno delle superiori, e pian piano Scott iniziò a farsi notare nel mondo dello sci nordico. In quegli anni, per una serie assolutamente causale di eventi, sperimentò anche l’alimentazione vegetariana, che diventò poi nel corso degli anni una delle convinzioni e caratteristiche più peculiari dell’atleta. Scott Jurek è infatti famoso nell’ambiente per essere un ottimo cuoco vegano, oltre al fatto che sulla sua dieta plant-based ha costruito tutti i successi più importanti della sua carriera, diventando, di fatto, uno degli atleti più forti della storia della corsa.

Photo by Luis Escobar from Jurek’s Instagram

Il passaggio dallo sci di fondo alla corsa però avvenne nell’estate tra il 1992 e il 1993, ultimo anno delle superiori, quando Scott Jurek si imbatte in Dusty Olson. Sciatore indisciplinato, punk, ragazzo odiato dai più, ma sportivo dotato di grandissimo talento, fu Dusty a introdurre Scott alla lunga distanza. La prima gara di Jurek, in cui arrivò secondo, fu la Minnesota Voyager, una 50 miglia che si teneva in estate nel nord dello Stato, nel 1994. Erano gli anni in cui l’ultrarunning era uno sport di nicchia, per fricchettoni, punk e disadattati vari. Il professionismo, per una persona che correva lunghissime distanze, era solo un miraggio lontano.

Quella volta nel 1994 Jurek batté Dusty e probabilmente fu in quell’occasione che Scott si rese conto del suo potenziale. Dusty era diventato il migliore amico di Scott e lo sarebbe stato per sempre. Dusty però era troppo indisciplinato, troppo punk, o magari semplicemente non voleva diventare un’atleta professionista, cosa che accadde dopo qualche anno a Jurek.
Dusty rimase però sempre a fianco a Scott diventando il suo pacer, l’ombra in tutte le gare che avrebbe affrontato e che lo avrebbero consacrato ad atleta di fama mondiale.

Il 1998 fu il primo anno in cui Scott mise piede nel mondo della distanza iconica delle cento miglia, ad Angeles Crest 100 dove arrivò secondo. Da quel momento in poi il palmares di Scott Jurek parla da solo. Vincitore della Western States per sette anni di fila, dal 1999–2005. Nel 2004, grazie alla sua dieta crudista/vegana riuscì a spingersi ancora oltre, stampando 15 ore e 36 minuti e stabilendo il record di gara che durò fino al 2010.

Vinse la Spartathlon per tre volte di fila, dal 2006 al 2008, e nel frattempo trionfò anche ad Hardrock nel 2007. Jurek si prese anche la soddisfazione del titolo di americano più forte nelle 24 ore e venne nominato Ultrarunner dell’anno da Ultrarunner Mag 4 volte (2003;2004;2005 e 2007). Vinse due volte anche la Badwater 135. Nel 2015 si lancia nell’impresa di battere il record di percorrenza degli Appalachian Trail, riuscendoci in 46 giorni 11 ore e 20 minuti.

Scott vive a Boulder in Colorado. Una volta, mentre ero di passaggio, mi fermai a stare un paio di giorni dalla mia amica Sam, anch’essa residente nella stessa città. Per farmi un regalo acquistò il libro Eat and Run scritto da Scott e lo portò da lui chiedendogli di autografarmelo.
Scott gli chiese a chi avrebbe regalato il libro e lei gli rispose “per questo mio amico italiano che tra l’altro è qui in USA perchè ha appena corso una 100 miglia”.
Scott le disse che visto che sarei passato avrebbe avuto piacere, se mi andava, di incontrarmi, così avrebbe potuto consegnarmi il libro di persona. Mangiammo un gelato vegan in un piccolo locale di Boulder perchè voleva sapere la mia opinione da italiano su quella che riteneva la miglior gelateria di Boulder e mi fece i complimenti per essere arrivato in fondo alla mia prima cento.

Cosa rende una persona un campione?
Il palmares delle gare che ha fatto.

Nah.

(Foto: Scott Jurek’s Instagram profile)

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2 COMMENTS

  1. Paco, ho cominciato a correre a 39 anni, ne ho quasi 52 ed ho solo 4 maratone e due trail corti.
    Desidero diventare anch’io uno Scott Jurek!
    Come devo fare… %-D

    • Dacci dentro, corri più che puoi e mena forte.
      Ma in reltà per diventare come Scott secondo me è ancora più importante il suo modo di fare: farsi vedere alle gare per aiutare, rispettare anche i corridori più lenti e dare una mano a supportare la scena

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