Running with Blur

Dallo scontro fra Oasis e Blur chi è uscito vittorioso? Non importa minimamente, perché entrambi ci hanno lasciato musica straordinaria, e questa è quella dei Blur

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“Peace between the Blur and the Oasis” cantava il Complesso Misterioso – ossia Elio e le Storie Tese – in una canzone di Natale di Radio Deejay di tanti anni fa. Erano gli anni in cui il britpop spopolava e fra le varie fila di gruppi e cantanti che lo animavano c’erano due colossi: i Blur e gli Oasis, appunto.

Non si è mai saputo se la rivalità fosse vera o costruita a tavolino dai loro agenti fomentando la stampa e diffondendo notizie di veri o presunti screzi fra i due. Di certo vi è che il terreno di scontro fu quello delle classifiche: chi vendette di più? Chi piaceva di più?

Analizzando la loro musica si nota però che non potevano esserci due espressioni musicali e due atteggiamenti più diversi. Gli Oasis si ispiravano con metodo ai Beatles – non solo nella musica ma anche nell’estetica – mentre i Blur avevano altri riferimenti ed erano sicuramente più eclettici, sia nei testi che nella forma musicale. Non è sempre facile individuare una loro espressione artistica univoca. Di certo vi è l’atteggiamento che avevano: ironico e surreale nei testi, molto curato e intellettuale negli arrangiamenti.

Dagli Oasis sapevi bene o male sempre cosa aspettarti, dai Blur quasi mai. Potevano fare un pezzo rock tiratissimo come “Song 2” o una ballata struggente come “The Universal”. Potevano scrivere un testo ironico e dissacrante come “Parklife” e poi un gospel come “Tender”.

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I Blur sperimentavano e hanno continuato a farlo anche dopo lo scioglimento: Damon Albarn ha fatto musica nel Mali e poi ha fondato i Gorillaz, ha fatto album solisti e indagato praticamente ogni genere musicale.

La guerra fra Blur e Oasis forse era finta e forse alla fine non contava niente. Quella che resta è la loro straordinaria musica.

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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