Piacere di conoscerti, sono l’uomo più veloce del mondo

Eliud Kipchoge è l'uomo più veloce del mondo: è riuscito a completare una maratona in meno di 2 ore

Tempo di lettura: 2 minuti

Dopo il tentativo fallito di Monza di due anni fa, dopo il record del mondo stabilito a Berlino un anno fa, oggi 12 ottobre 2019 Eliud Kipchoge si è confermato a Vienna l’uomo più veloce del mondo.

Dopo essere partito alle 8:15 locali accompagnato lungo tutto il percorso lineare che ha ripetuto 4,4 volte da una corte di 5 pacer che si alternavano davanti a lui per fendergli l’aria e dargli il ritmo, Eliud ha fermato il cronometro non solo meno di due ore dopo ma aggiungendoci pure qualche manciata di secondi.

Quando ha sorriso e ha tagliato il traguardo, non dopo aver incitato la folla negli ultimi metri facendo cenno che li voleva sentire e dirigendoli come fossero un coro osannante, il cronometro si è fermato su:

1H 59′ 40″

Bastava anche solo un secondo al di sotto della soglia e il record (che comunque non verrà omologato) sarebbe stato infranto.
Ma Eliud c’ha messo una firma molto molto grande ed è stato più sotto di ben 20 secondi rispetto a quanto gli bastasse. Che paragonati ai 25 secondi che l’avevano separato a Monza dalle due ore spaccate fanno pensare che si sia voluto riprendere anche quella vittoria con gli interessi.

La perfezione

Che dire della prestazione di Kipchoge? Tecnicamente non si può che definirla in termini scientifici come “mostruosa”. Per 2 ore (ehm, meno di due ore), Eliud ha mantenuto una media di 2 min 50″ a km, cioè il valore che gli avrebbe permesso di coprire la distanza della maratona in poco meno di due ore. Gli ultimi split sono stati esemplari, da manuale: dal 35° al 40° chilometro ha segnato 2’50”, 2’50”, 2’50”, 2’50”, 2’50”. Sempre. Come una macchina implacabile.

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È stato così regolare, calmo e in totale controllo che qualcuno si è anche chiesto se non avrebbe potuto addirittura fare un tempo migliore.

Quello che stupisce sempre di Kipchoge è infatti la rilassatezza con la quale va ai 3000 all’ora. Come un grande pianista, come un grande scrittore, come un artista del gesto sportivo fa sembrare facilissimo quello che sta facendo.

Anni di preparazione

Come ha ricordato anche lui nelle interviste fatte dopo l’arrivo – condotte, non c’è manco bisogno di dirlo, senza un filo di stanchezza sul volto, sorridente e disponibile – questo risultato è arrivato dopo 5 anni di preparazione durissima, di studio, di affinamento, di fallimenti. Kipchoge è la dimostrazione che il talento e il fisico non sono tutto: anche a Monza due anni fa era sì uno dei più favoriti ma tecnicamente e atleticamente Lelisa Desisa e Zersenay Tadese erano considerati superiori. Ma lui aveva un’arma segreta: la testa. Una mente perfettamente allenata e affilata, capace di fendere l’aria e soprattutto di tagliare i nodi dei dubbi, delle incertezze. Lasciandogli quel sorriso incredibile sul viso: un gesto che è molto probabilmente un modo per scaricare la tensione e lo sforzo fisico ma che si traduce in un invito irresistibile a superare i propri limiti.

Come dice lui stesso, “non ci sono limiti alle capacità umane”. Signore e signori, l’uomo più veloce del mondo è lui.

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

2 COMMENTI

  1. Personalmente, mi ha stupito di più il tempo di Kenenisa Bekele a Berlino a 37 anni, questo record era matematico, non riesco a capire perché non è omologato, ha pur sempre corso

    • Bekele è stato incredibile, davvero. Questo record non è omologabile perché le gara si è svolta in una situazione un po’ troppo “condizionata” e alla fine ne sarebbe nato un record irripetibile non tanto per il valore numerico ma poiché nessuno avrebbe potuto replicarlo. Oltre al fatto che della maratona c’era formalmente solo la distanza ma non il resto (specialmente il percorso).

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