Perché è meglio evitare i cibi processati

Il cibo pronto, processato e industriale è economico e veloce da consumare. Ma spesso i suoi lati positivi non vanno oltre.

Tempo di lettura: 4 minuti

Hai fame, una di quelle fami nervose che ti fanno venire voglia di addentare anche un tavolo. Apri ogni stipetto, cassetto, armadietto della cucina, setacci il frigo, cerchi di scovare qualsiasi cosa ti possa dare sollievo in poco tempo.
Alla fine mangi qualche biscotto, qualche cracker, qualcosa che ti dia un sollievo immediato.
“Gratificazione immediata” si chiama. Non riguarda solo il nostro rapporto con il cibo ma anche quello emotivo. Quando controlliamo i like che ha avuto la nostra ultima foto su Instagram o il nostro ultimo post su Facebook cerchiamo lo stesso tipo di botta di dopamina che ci fa stare bene.
In comune queste esperienze hanno la loro brevissima durata: soddisfiamo la fame per un po’, soddisfiamo l’ego per qualche minuto. Dopo poco siamo ancora alla ricerca di nuove soddisfazioni. Ci siamo trasformati in drogati, non c’è che dire.

La saggezza della nonna

Dicono che un buon modo per capire se un cibo fa bene o male è chiedersi se tua nonna lo riconoscerebbe come tale. Altri, un po’ più radicali, dicono che se la lista degli ingredienti è composta da più di cinque voci allora è meglio evitare.

Li leggi mai gli ingredienti di cui è fatto quello che stai addentando? In genere i primi 2/3 sono facilmente collegabili a quello che vedi; nella seconda parte della lista invece c’è tutto quello che ti fa pensare solo “Non ho idea di cosa sia questa cosa, spero non sia velenosa”. Come siamo arrivati a questo punto?

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Fretta e comodità

Diciamocelo: quello che ci frega dei cibi industriali (o processati che dir si voglia) è che sono subito pronti e sono gustosi. Gratificazione istantanea, ricordi? Non devi perdere tempo a prepararli, non interrompono la tua routine quotidiana e ti danno una momentanea soddisfazione.
Come sempre, più ci si concentra sul singolo momento, più si perde di vista il quadro generale. E non è piacevole, sappilo.

La differenza fra cibo industriale e non

Una recente ricerca ha cercato di far luce su che differenza ci sia fra l’alimentarsi con cibo processato o meno. Una doverosa premessa: la difficoltà di ricerche del genere è che spesso sono di tipo osservativo: i ricercatori chiedono ai candidati cosa mangiano abitualmente e devono affidarsi alle loro risposte. Spesso c’è reticenza a dire esattamente cosa si mangia, o anche a ricordarselo. I risultati derivati da ricerche del genere hanno quindi un inevitabile margine di errore.
Lo studio in questione invece, pur basandosi su solo 20 candidati, ha la peculiarità di essere stato condotto in ambiente controllato. I ricercatori sapevano quindi per l’intero mese di durata con precisione cosa mangiavano i candidati, in che quantità e a che orari.
I venti candidati sono stati divisi in due gruppi: al primo veniva somministrato solo cibo non processato e al secondo processato. Entrambi i tipi di cibo avevano le stesse proporzioni di carboidrati, fibre, proteine ecc.

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I risultati

Alla fine del ciclo il gruppo “processato” aveva assunto in media 508 Kcal in più del gruppo “non processato”, aveva accumulato grasso e aumentato il proprio peso di quasi un kg. L’altro gruppo era invece dimagrito di circa un kg e non aveva accumulato grasso.
L’aumento di peso non deve di certo meravigliare considerato che si tratta di 1/4 o 1/5 in più di quanto dovrebbero assumere quotidianamente una donna o un uomo di corporatura media. A lungo andare insomma, le calorie in più che il cibo industriale ha (e soprattutto le maggiori quantità che spinge a consumare) hanno lasciato il segno.

Quello che ha incuriosito i ricercatori è stato anche il motivo per cui si consuma più cibo processato. Si sono dati alcune spiegazioni:
– Lo si mangia più velocemente e forse il meccanismo che indica al cervello che lo stomaco è sazio è disturbato
– i cibi processati sono meno soddisfacenti e richiedono assunzioni maggiori
– i cibi non processati hanno più proteine che saziano in maniera più prolungata.
– È, banalmente, molto più economico

Perché il cibo processato è spesso dannoso

Apparentemente molto cibo processato è fatto con ingredienti controllati, salutari, certificati e non nocivi. Come spesso accade infatti il problema è la quantità e il dosaggio. Lo zucchero non è dannoso in moderate quantità ma una lattina di Coca ne contiene 9.75 cucchiaini da caffè, quando la dose quotidiana consigliata per un adulto è di soli 9.
Allo stesso modo i cibi industriali contengono molto sodio, aggiunto anche per renderli più saporiti.
Capire dov’è il problema è abbastanza semplice: ci piace mangiare cibi processati perché:
– sono economici
– sono gustosi
– sono gratificanti (nel breve periodo)
– sono pronti alla consumazione

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Come cambiare abitudini?

Non è facile rinunciare alla praticità ed economicità dei cibi industriali. Fanno risparmiare tempo, è innegabile. Eppure proprio questo loro aspetto fa capire che abbiamo ormai un rapporto distorto con il cibo: ci nutriamo, non mangiamo più. Mangiare è un’attività che richiede dedizione, consapevolezza e tempo. Ci si siede a tavola e ci si dedica del tempo. Si dovrebbe sempre decidere cosa mangiare in funzione di una dieta equilibrata, non per tappare i buchi della fame.
Capisci facilmente che non è semplice. Bisogna rallentare e conoscere. Bisogna decidere di studiare e capire che ci sono sostanze nutritive diverse e che il nostro corpo ha bisogno di un po’ tutte. Bisogna decidere di rallentare quando si mangia. Sedersi. Dedicarsi del tempo. Assaporare e godere.
La strada più semplice e sbrigativa (ma non per questo sbagliata) è quella di evitare qualsiasi cibo non naturale e non eccessivamente trasformato.
La strada più complessa ma saggia è quella di rallentare, capire, prendersi del tempo.
E quando ti siedi a tavola pensa che stai mangiando, non che ti stai nutrendo. È tutta un’altra cosa, una cosa che ti fa solo bene.

(via Elemental – Photo Igor Tishenko)

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

3 COMMENTI

  1. “ ci nutriamo, non mangiamo più.“
    Pensavo fosse il contrario. Comunque io mangio solo cibo preparato da me, da sempre.

  2. “Purtroppo” leggo le etichette, e tra due prodotti simili, scelgo quello con meno zucchero e meno ingredienti strani o con codici Ennn.
    Dove trovo un generico “naturali” o “vegetali” mi spavento.
    Sia chiaro non sono un estremista e compro ugualmente il prodotto se ne necessito, ma quando trovo una alternativa compro l’alternativa

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