Non smettiamo mai di rinascere

Oggi è una giornata, credo, di quelle da ricordare. Una persona che mi è molto cara mi ha mandato una canzone da ascoltare e son bastate poche note per catapultarmi in un mondo che avevo un po’ scordato, fatto di quegli anni in cui ti trasformi da bambina in una donna già cresciuta e vivi in un tumulto che poco capisci, che si chiarisce solo in un altro tempo. Il tempo in cui sei già grande e non hai tante occasioni per sognare. Ma io oggi son tornata lì e capite perché sono così grata a quell’incredibile essere umano che mi ha fatto un tale dono. Non è che mi accontento di poco, è che a 39 anni ho capito che i beni più preziosi stanno nelle piccole cose.

Un tesoro nascosto

La canzone è “English man in New York”, di Sting. Mi sono un po’ commossa, perché ascoltavo questo grande artista con mio padre, nei viaggi in macchina della routine quotidiana e tutto sembrava coperto di magia. Poi mi son chiesta, con una certa sorpresa, perché mai non ascoltavo questa canzone da così tanti anni. E che tristezza, che le cose importanti finiscano nell’oblio. Ma che fortuna, che il fato mandi qualcuno a risvegliare un tesoro che dormiva, nascosto e fin troppo bene sepolto dalle sciocche incombenze, mi verrebbe da dire. Dal rincorrere tirati da una parte e dall’altra, un dovere e due doveri e mille doveri, che purtroppo oscurano in certi momenti la luce verso cui dovremmo sempre andare.

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Ma, ahimè, anche questo è da fare, mi dicono. A parte che io corro, e del Dover Fare per un po’ me ne infischio, rispondo con cortesia. A parte che corro e la vita è già speciale, quest’uomo inglese mi ha fatto pensare. Perché è “Alien”, dice, un perfetto straniero, che riconosciamo per l’ondeggiare del bastone da passeggio, per i modi inusuali, perché “gentilezza e sobrietà sono rare in questa società”. L’ho immaginato, questo gentleman ispirato, con la testa alta nel caos della città, fedele a se stesso. L’ho immaginato guardarmi e dire, senza troppi fronzoli: “be yourself, no matter what they say”.
Sii te stesso, non importa cosa dicono.

Un viaggio, anche nel tempo

Mi son sempre sentita un po’ stramplalata, diversa in molti modi, timorosa di non essere accettata. Leggevo libri con la mia migliore amica, improvvisavo viaggi, che mi guardava con gli occhioni azzurri, stupita. Quanto si rideva e senza far domande si partiva. Che poi non è che andavamo dall’altra parte del mondo, incontravamo gli amici guidando da Gallarate a Treviso, o andavamo a fare il bagno nel posto che per sempre ameremo, quello intorno alla Rotonda sul mare, che nemmeno vedi il fondale, ma ci abbiamo trovato così tanto amore che chi se lo può scordare!

Ora penso, accanto alla mia nuova ossessione, quanto mi piacerebbe correre su quelle rive scure e bagnate e tornare a sentire il senso dell’avventura. Da dove sono ora, so fin troppo bene che mi sentirò per sempre un po’ straniera. Fuori posto quel tanto che basta per non smettere mai di cercare e finalmente ho capito che non essere “normale” nel mondo in cui viviamo è il curriculum più prestigioso che si possa avere. La mia carta oro, il lasciapassare, il biglietto senza limiti con cui poter viaggiare.

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Siamo stranieri, bizzarri, che non finiscono mai di rinascere

Così, oggi vi dico: forse avere un Running Heart non è tanto usuale e siamo stranieri che hanno deciso di contare i chilometri di strada, al posto degli anni trascorsi da una nascita ormai lontana. Ma questo cuore, benedetto cuore, mi ha permesso di capire che le nascite non son mai finite e anche oggi son rinata, sulle note meravigliosamente meravigliose di questo bizzarro inglese.

Evviva i bizzarri e le bizzarrie, evviva le vie traverse che non pensavamo di attraversare, evviva quel vestito che non avevamo il coraggio di indossare, evviva le persone diversamente speciali, quelle che quando sorridono abbassano un po’ il viso, che a volte nemmeno sanno se meritano ciò che hanno e si domandano “sarò mai abbastanza? devo fare di più, di più”…che son quelle che migliorano il mondo in silenzio e senza esibizioni e rendono straordinaria la vita di chi ha la fortuna di incrociarle in questo strano cammino.

A tutti gli storti sgorbi folli pazzescamente belli Running Heart. Siate ciò che siete, che il mondo ha bisogno alla fine di una cosa facile, che tutti abbiamo, a portata di mano. Verità, verità, nient’altro che verità.

 

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Runner e Specializzanda in Psicologia Clinica, Federica è Referente Territoriale, Consigliere Esterno per Giovani Psicologi Lombardia. Si occupa di disturbi alimentari ed è appassionata di motivazione.

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