Niente di estremo

L'ultratrail è spesso proposto e visto come eroico ed estremo. La verità è che alla base ha un sentimento molto umano e genuino, e niente di ultraterreno.

Tempo di lettura: 3 minuti

Probabile che devi essere un po’ fuori di testa e voglio essere chiaro: non ho nessuna buona motivazione per dimostrare il contrario, né tantomeno intenzione di farlo. Oltre al fatto che correre lunghe distanze non è salutare da un punto di vista fisico, logora cartilagini, ossa e muscoli, è l’aspetto sociale a essere il vero problema dell’ultrarunning.

Ti difendi con la filosofia spicciola che ti fa sembrare meno disadatto. Le aziende del resto ci hanno costruito sopra un impero economico. Foto di posti da cartolina nelle Alpi in cui appari sullo sfondo pulito e senza sudore. Gli fai credere che ci si innalza in qualche modo allo stato di eroi a stare in piedi per 300 km e gli consigli di assistere alla conferenza di qualche avventuriero che attraversa i deserti in solitaria. Solo col suo sconfinato ego, una schiera di fotografi pronti a immortalarlo mentre reagisce alle difficoltà con stoico coraggio, un abbraccio alla moglie in lacrime alla fine dell’impresa. Perché alla fine i valori alla mulino bianco vendono sempre bene, quasi quanto l’amore per la patria, gli slogan alla “niente è impossibile” e i libri scritti dai ghost writer ammucchiati nelle ceste degli autogrill. Reciti frasi da slogan pubblicitari perché per le persone sono più comprensibili di ciò che pensi sul serio.

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@Sara Lando

Diciamoci le cose come stanno

Il problema è la verità. Quando ti specchi o provi a essere sincero.
Non diventi un eroe a correre le ultra, anzi, ti rimpicciolisci al confronto con la distanza.

Le parole “impresa” o “estremo” per spiegare il tuo sport ti fanno venire il voltastomaco. Non c’è niente di più raccapricciante delle persone che nel 2019 pensano ancora di lottare contro la Natura o vivono la corsa come una guerra. Al buio nella stanza ti ritrovi a sognare gare dove non ci sono le Alpi da cartolina, ma solo strade polverose martoriate dal caldo, in posti dimenticati da dio, dove non c’è quasi nessuno ad applaudire all’arrivo.

Qualche giorno fa ho mollato il lavoro. Ci ho pensato su e l’ho fatto sul serio.
Non potete immaginare quante persone pensano che sia fuori di testa quando scoprono che l’ho fatto senza pensarci su troppo. Le teste che scuotono, gli occhi che si abbassano e le strette di mano compassionevoli quando spiego a tutte queste persone normali che:
“Quando finirò i soldi cercherò di nuovo un lavoro”
Omettendo la verità, che sarebbe ancora meno accettabile, ma che mi esplode nel petto e rimane impigliata a fatica dietro i denti:
“non avevo abbastanza tempo per correre. Non voglio passare l’esistenza a fare cose inutili solo perchè mi pagano per farlo”

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È davvero così folle correre per 100 miglia?

Correre dieci ore è assurdo.
Pensate passare lo stesso tempo a pigiare dei tasti con lo sguardo fisso su uno schermo, senza parlare con nessuno, in un luogo dove la temperatura è regolata. Non sudi e non senti mai freddo, qualsiasi bisogno fisiologico è annullato.
Non ci sono odori, non ci sono suoni, non c’è niente da vedere. Tutto è ovattato e pulito, sicuro e sterile. Non c’è fatica, non c’è gioia nei giorni in ufficio. Non c’è mai nessun dolore.

Per quanto possa allenarmi è difficile che io vinca mai una gara seria. Ma, detto tra noi, chissenefrega: lascio che le gare le vinca gente pagata per farlo. Non ho mollato il lavoro con l’idea di diventare un pro, come molti mi chiedono.
Per quanto posso raccontare a me stesso che le cose importanti sono altre e che correre è solo un hobby, la verità è che spesso mi addormento pensando alle cento miglia.
A fare una scala di priorità secondo i valori degli altri, ci penserò un’altra volta.

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Paco arriva dalla Repubblica Indipendente di Colferraio dove è libero di esprimere tutta la sua attitudine per l'ultrarunning. E lui, di ultra, ne sa parecchio visto che la sua passione sono le 100 miglia. E le sa raccontare, eccome se le sa raccontare!

6 COMMENTI

  1. Non posso certo definirmi un vero ultrarunner (ho fatto solo una 60km 3300D+) e corro da meno di 3 anni ma dopo 9 ore ero davvero felice, mi sono detto c***o è già finita ! Dopo 9 ore di lavoro non sono felice anche se mi posso permettere di acquistare tante belle, bellissime cose. Il tempo per me non ha prezzo, il sorriso e la soddisfazione che mi arrivano dal far fatica non le compro con niente, solo con il tempo. Tempo che non è in vendita per nessuno ma diventa più o meno prezioso a seconda di come lo usi.

  2. Con poche parole, chiare e lineari, hai espresso quello che ormai penso da tanto tempo: “non voglio passare l’esistenza a fare cose inutili solo perché mi pagano per farlo”. Quello che faccio quotidianamente mi piace, ed è pure utile per carità, ma anche io spesso mi addormento pensando alle ultra. E te lo dice una che non è pronta nemmeno per una 5 km, figuriamoci per n. Km in mezzo al nulla. Ma così è, che ci posso fare.
    Potare i rami secchi fa sempre bene.
    Un saluto a tutti
    Alice

  3. Forza!..e chissà che nell’avventura ricercando forse la Verità..trovi te stesso e che Qualcuno ti ama così come sei..

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