Nelle terre di Babbo Natale

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Non è ancora suonata la mia solita sveglia e io sono già in piedi, pronto per uscire a correre per un paio d’ore, su queste strade innevate e candide come il latte. Il mio compagno di corsa per oggi è uno svedese sui quarant’anni che si chiama Hans e vive qui a Kiruna (fa il maestro d’asilo, una delle professioni più delicate che possano esistere), in questa terra lontana da ogni comodità, per tutto l’anno. Tante volte, visitando questi posti, mi sono chiesto cosa abbia portato l’uomo ad esplorare queste aree di mondo ed a restarci. La caccia e la numerosità delle prede devono aver fatto da motivo trainante, questo è sicuro, ma non riesco mai a capire a pieno cosa possa averli spinti a restare e costruire città e non a condurre una vita nomade inseguendo renne ed alci durante la bella stagione e tornando al sud in quella fredda – e buia – come altri hanno fatto ad altre longitudini. Hans è puntualissimo e ci incontriamo nel punto prestabilito poco distante dall’hotel alle sei in punto. Ci presentiamo e senza tanti convenevoli mi spiega velocemente quale sarà il nostro percorso ed i posti che andremo a visitare durante la corsa. Andiamo insieme verso il nostro impegno del sabato e appena riprendiamo a correre, come già era successo appena varcata la soglia dell’hotel e messo piede sulla neve fresca, mi viene da pensare di essere davvero uno scemo ad aver accettato di fare questo giro turistico sui generis. Ad ogni modo, ormai sono qui, il passo non dovrebbe essere proibitivo e poi avrò la possibilità di vedere Kiruna accompagnato da qualcuno che mi potrà spiegare i posti in cui passiamo, che è una cosa che sicuramente da solo non avrei potuto fare. Con noi c’è anche Rickard, un amico di Hans con cui condivide spesso le corse. Partono entrambi con passo leggero ma sicuro, sembrano danzare sulla neve e non mostrano mai segni di incertezza, come se il percorso sia privo di difficoltà, cosa che per me è invece all’opposto, nonostante le catene da neve sotto le scarpe. Corriamo sincroni uno dietro l’altro, ma di tanto in tanto uno dei due si sposta di lato e mi affianca, abbassando il passamontagna per spiegarmi dove siamo e in quei momenti rallentiamo il passo, fermandoci a volte se c’è qualche cosa da fotografare. Hanno entrambi un accento lappone molto marcato e negli occhi gli si può leggere una fierezza che solo chi ha un carattere forgiato dalle vicissitudini della vita mostra. Corriamo insieme per un paio d’ore e vediamo – ok, vediamo forse è un grande azzardo, dato che siamo nel pieno della notte polare ed è sempre buio, fortunatamente un po’ schiarito dalla presenza della neve – una bella parte della città e delle miniere circostanti, ed ogni tanto ci diciamo qualcosa. Saliamo su una delle due montagne dove un tempo c’era la prima miniera per l’estrazione del ferro (l’altra, proprio di fronte a noi sull’altro lato della città, è ancora in uso – a Kiruna c’è il più grande giacimento di ferro del mondo) per ammirare il panorama, un po’ correndo ed un po’ camminando ed in alcuni tratti quasi andando carponi ed aiutandoci con le braccia. In cima si sente fortissimo il vento che arriva dal sud est e porta il freddo dal Baltico. Mi raccontano giusto un paio di cose su ciò che riusciamo a vedere, qui non parliamo troppo perché altrimenti rischiamo di bagnare il passamontagna e non sarebbe bello ritrovarselo addosso ghiacciato, e poi correre qui è molto più faticoso del solito ed è bene dosare al massimo tutte le energie. Incredibilmente, nonostante tutti e tre siamo Maratoneti, lasciamo da parte i soliti ed a volte noiosi discorsi da runner e non menzioniamo mai Maratona di New York e Abbott Majors, e più che altro parliamo dei posti che abbiamo visitato e nei quali abbiam avuto modo di incontrare qualcuno con cui correre per poter conoscere meglio il posto che ci ospitava. Io – ma anche Hans e Rickard a quanto mi dicono – sono stato molto fortunato ed ho potuto fare tante corse in compagnia ovunque sia stato in questi anni – per lavoro come in questo caso o per piacere in altre occasioni. RunLovers in questo ha avuto un incredibile ruolo, sia grazie agli amici che ho conosciuto sul RunLovers Club (vabbè se non sei iscritto che cosa aspetti?), sia a quelli incontrati tramite un contatto mediato dalla pagina Instagram, come per Hans che mi è stato presentato da Petra, con cui portiamo avanti una bella amicizia da ormai diversi anni, nata per caso proprio grazie ad uno scambio di commenti sul profilo IG RunLovers. Mentre attraversiamo in silenzio la foresta poco prima di rientrare in città penso a come abbiano vissuto, se abbiano o meno famiglia, che pensieri e che priorità possa avere un uomo dell’estremo nord. Corriamo ancora per qualche chilometro fino al momento in cui, superata una curva in leggera pendenza, ricompare la città. Il mio hotel è a poche centinaia di metri, quindi smettiamo di correre e ci fermiamo per salutarci, Hans e Rickard continueranno fino a casa e ci dividiamo qui. Li ringrazio per aver avuto voglia e tempo per accompagnarmi e mi accordo con Hans per vederci più tardi e fare un altro giro insieme (non correndo stavolta, eh!).

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Anche in questo caso è puntualissimo. Giriamo un po’ insieme con Hans e sua moglie Johanna, mi portano con la loro auto a vedere alcune cose che non avevamo raggiunto durante la corsa, mi raccontano tanti aneddoti sulla loro vita qui. Poco prima di pranzo, siamo nuovamente di fronte all’hotel per salutarci. Gli regalo una bandiera della Sardegna. Hans non se lo aspettava e mi abbraccia, ed è una cosa che sinceramente non avevo preventivato, ma mi prendo e ricambio il suo abbraccio. Ci auguriamo il meglio e magari di incontrarci di nuovo in futuro – chi lo sa, il mondo è molto piccolo alla fine – e prendiamo le nostre strade. Rientro velocemente in hotel per cambiarmi i vestiti e vado a mangiare qualcosa, c’è una caffetteria a poche centinaia di metri dove fanno delle paste danesi alla crema (di cui sono ghiotto) molto buone. Ha ripreso a nevicare ed è ovviamente buio, per cui mi cerco di godere il caldo del caffè e della Wienerbröd appena sfornata prima di avventurarmi fuori, guardando le foto incredibili che mi hanno inviato della nostra corsa verso la cima della montagna in cui alle nostre spalle, inattesa, spunta un’Aurora Boreale. E mi perdo come sempre mi capita ad immaginare come potrebbe essere la mia, di vita, qui, in questa terra incredibile che dà sempre l’impressione possano accadere magie, tanto che non sarebbe improbabile incontrare davvero Santa Claus.

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Buon Natale, RunLovers, ovunque ci portino le nostre corse.

We Are RunLovers.

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Pietro corre, sempre. Anche due volte al giorno. Si narra che, a causa di tutte le scarpe che ha consumato, i negozi specializzati gli stendano un tappeto rosso per favorire il suo ingresso tra squilli di trombe e urla di tripudio. Pietro è una persona meravigliosamente incoerente: prende la corsa con serietà ma ci scherza su; ama la Sardegna e gli manca la Norvegia. Pietro racconta in modo stupendo la corsa vissuta da uno che la pratica con amore viscerale, e questa è la cosa più importante.

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