Mente sana in corpo allenato

L'allenamento e lo sport non fanno bene solo al fisico: temprano la mente e ti rendono più resistente alla vita

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Forse è giunto il momento di rivedere un po’ il celebre motto “Mens sana in corpore sano”. Non temere: il suo fondamento rimane tutt’ora valido ma bisogna ormai aggiornarne la portata. Un corpo sano e allenato non è più *solo* il migliore alleato di una mente sana ma contribuisce anche ad aumentarne le potenzialità.

Se ti alleni insomma non aiuti solo il cervello a scaricarsi dei pensieri ma lo fortifichi rendendolo più resistente alle avversità e difficoltà della vita. Esattamente come il corpo si fortifica con l’esercizio fisico, così anche la mente diventa più resistente e capace di adattarsi ai cambiamenti della vita.

La medicina del resto dimostra sempre più precisamente che il movimento e l’abitudine allo sforzo non si configurano come una parentesi fine a sé stessa della vita di ognuno di noi ma hanno ripercussioni sul resto dell’esistenza di una persona. La vita insomma è influenzata dalla qualità e quantità dell’allenamento a cui ci dedichiamo. Positivamente, intendiamoci.

Abituarsi

Paul Crockett, coach della Marathon Coalition a Boston, parla della preparazione alla maratona come “del processo con cui ti abitui a essere a tuo agio in situazioni che ti mettono a disagio”. Se ci pensi infatti il famoso e stracitato monito dell'”uscire dalla comfort zone” può significare anche questo: abituarsi a fare cose cui non eravamo abituati.

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Vuoi un altro esempio? Pensa alle prime interrogazioni a scuola. Molti di noi erano in panico perché si trattava delle prime verifiche della propria preparazione, per di più di fronte a un pubblico – a volte decisamente spietato – come quello dei compagni di classe. Oggi ripensare a quei momenti ti fa rivivere il disagio dell’istante ma ti fa anche pensare a quanto ora ti sembrino poca cosa. Hai imparato ad affrontare così tante situazioni ben più complesse che quelle non sono altro che ricordi, nemmeno tanto paurosi. Sono solo fasi di un processo che ti ha portato a superare il disagio. Del resto cos’è il disagio se non la sensazione che viviamo quando stiamo superando un nostro personale limite?

Repetita juvant

Prometto che questo è l’ultimo detto latino che uso: ripetere/ripetersi giova. In genere lo si dice del ripetere le cose, in particolare gli ammonimenti. In questo caso invece lo applicheremo al solo esercizio fisico. La ripetizione di routine infatti plasma il cervello e lo abitua ad accettare situazioni non proprio piacevoli attraverso un meccanismo mentale di ricompensa. Ogni volta che ripetiamo un esercizio (oppure ogni volta che rifacciamo lo stesso percorso di corsa, ma sempre un po’ meglio, con meno fatica e più velocemente) il cervello prova soddisfazione. Il riuscire a trasformare il disagio in una condizione quasi piacevole o almeno più controllabile è un meccanismo psicologico che ha alla base la ricompensa per gli sforzi fatti.

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Dall’allenamento alla vita

Questi piccoli o grandi traguardi superati non restano confinati all’ambito sportivo. Senza che te ne accorgi la capacità che hai allenato di sopportare lo sforzo e di applicare piccoli miglioramenti incrementali alla tua routine sportiva si trasferiscono un po’ alla volta anche ad altri ambiti della tua vita. Quello che fai al tuo corpo lo stai facendo anche alla tua mente. Il progressivo superamento dei tuoi limiti fisici diventa poco alla volta anche il superamento di quelli in altri ambiti: relazionali, lavorativi, sociali. Constatare che hai saputo preparare una maratona o anche decidere di alzarti dal divano e correre – anche per pochi chilometri – ti permette di capire che puoi fare lo stesso anche al lavoro.

La lezione alla fine è che il cambiamento è sempre possibile e non è affatto detto che sia peggiorativo, anzi. Se non sei soddisfatto della tua vita non puoi di certo aspettarti che quella cambi indipendentemente dalla tua volontà. Lo spunto devi trovarlo tu e superare piccoli e grandi limiti è la dimostrazione che cambiare è possibile. Dipende solo da te.

(Photo by Victor Freitas on Unsplash)

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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