L’outfit completo del trail runner: parte I – abbigliamento

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Uno dei tanti motivi per i quali ho iniziato a correre – io come molti altri – era che “basta un paio di scarpe”. Poi lo so io come lo sai tu che è solo la miglior scusa per spendere tutti i nostri i risparmi. La buona notizia è che se fai trail running hai un ventaglio ancora più ampio di accessori – indispensabili, che diamine! – in cui investire il tuo stipendio. La cattiva notizia, beh, ok.

Dunque ecco un compendio naturalmente incompleto nonché personalissimo di tutto quello che ci è “indispensabile” per correre su e giù dai monti. Questa è la prima parte, dedicata all’abbigliamento. Seguirà poi una seconda parte dedicata agli accessori (e lì è dove ci divertiremo per davvero 💸).

Scarpe

Ecco, partiamo subito dalla parte difficile, quella che sarà meno esaustiva poiché richiederebbe da sola decine di articoli di approfondimento. Inutile dire che questo è il tuo strumento fondamentale. Non risparmiare troppo sulle scarpe, ma se stai facendo il tuo primo acquisto nel settore non spenderci nemmeno tutto il tuo stipendio: ci sono buone probabilità che tu stia facendo un acquisto sbagliato. Perché? Perché oltre a tutte le criticità legate all’acquisto di una scarpa da running (peso, appoggio, distanza, quanto sei veloce) si aggiungono: tipologia di terreno, dislivello, dislivello in funzione della distanza (è chiaro che 1000m D+ sviluppati su 5km richiedono un approccio differente che 1000m D+ sviluppati su 30km). Infine potresti sbagliare pure il numero se non hai contezza di quanto spinge il tuo alluce sulle discese. A seconda dei modelli a me è capitato di acquistare fino a mezzo numero in più rispetto alla scarpa da running classico. Un consiglio banale? Provale. Entra in un negozio specializzato. Fatti consigliare da chi ne sa. Non te ne fai nulla di un commesso che ti snocciola a memoria le caratteristiche tecniche, dal drop al Nomemoltocool™ delle tecnologie utilizzate. O meglio, non te ne fai nulla solo di questo. Fatti consigliare da chi questa disciplina la pratica regolarmente.
Acquistai le mie prime scarpe da trail online, in saldo: un paio di The North Face Ultra MT. Mi andò bene con il numero, scoprii le gioie ineguagliate della suola Vibram Megagrip, ma la tomaia senza protezioni laterali era – per me – un disastro. E questo non significa che fossero pessime le scarpe, ma solo che non erano adatte al mio piede e soprattutto non erano adatte a come correvo allora.
Infine. Ma le devo acquistare impermeabili? Io personalmente ti suggerisco di no. La scarpa in GORE-TEX (a parità di modello) costa di più e pesa di più. Tendenzialmente utile in caso di pioggerella o pozzanghera accidentale, ma una volta che l’acqua è entrata (e quando piove seriamente l’acqua entra inzuppando il calzino) rischia di diventare una trappola mortale perché non permette al piede di respirare.

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Calzini

Un buon calzino può fare la differenza già su 10km cittadini, pensa se ne fai 30-40 su terreni accidentati, dove il tuo piede sfregherà contro la scarpa in ogni dove. Un calzino di qualità da running o da ciclismo potrebbe andare benissimo, a patto che ti copra almeno la caviglia visto che la probabilità di trovarti in mezzo a rovi, ortiche, libri, auto, viaggi, fogli di giornale è sicuramente elevata. Un calzino che nasce da trail, di base è leggermente più spesso, per aumentare il comfort e ridurre l’attrito con la scarpa nelle zone più a rischio. Tra i miei preferiti attualmente sicuramente quelli di PONGO London (che ho poi scoperto essere fatti in Italia), perché lo stile innanzitutto, perdinci.

Calzoncini

Anche qui non vi sono particolari differenze rispetto alla corsa su strada se non che più tasche di vario genere avrai a portata di mano, più sarai felice. Indispensabile (aggettivo abusatissimo in questo post) che abbia il suo slip traspirante incorporato, per evitare indumenti superflui che potrebbero creare arrossamenti in zone in cui ne faresti volentieri a meno. Con tutti i calzoncini da running che mi trovo nell’armadio ho pensato non fosse il caso di acquistare nulla di specifico. Per ora.

Maglietta

Se sei uno che frequenta la montagna saprai bene che l’unica soluzione è vestirsi a strati, a cipolla. Anche nella più calda giornata estiva in cui vorresti strapparti la pelle di dosso, se ti fai 1000-1500 metri di dislivello quando arrivi in cima avrai necessità di coprirti: il vento non perdona. Se poi corri nelle mezze stagioni vedrai che diventerai molto bravo nella nobile arte del metti-e-togli. Di sicuro nel tuo armadio oltre a una canotta e una maglietta a mezza manica (che probabilmente già possiedi) potresti desiderare una maglietta a manica lunga. Prediligi capi realizzati con tessuti traspiranti. Cascada ad esempio produce un fantastico base layer in lana merino, da indossare da solo o come strato di base in caso di temperature molto rigide: ci ho corso di recente il Delicious Trail (44km e 3300D+), con temperature che oscillavano tra i 4 e i 20° C e alla fine quasi nemmeno puzzavo. Quasi.

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Antivento e antipioggia

Il primo può essere estremamente leggero e sottile, oramai ne producono di così comprimibili da poterli appallottolare nel taschino posteriore dei calzoncini: da avere sempre con te anche quando il sole splende alto.
Il secondo può variare a seconda del clima, del dislivello che andrai ad affrontare e di quante ore (giorni?) starai fuori. In questo caso ti consiglio di avere qualcosa di veramente impermeabile – in GORE-TEX o tessuti simili –, col cappuccio e con il velcro regolabile sul polso: sia perché spesso in gara è un obbligo, sia perché se piove per davvero ringrazierai di non aver risparmiato su questo capo.

Cappellino

Molto utile sia in caso di sole che di pioggia, sconfiniamo quasi nel reparto accessori, però voglio essere estremamente onesto: il cappellino è il vero feticcio del trail runner.
Io adoro quelli da ciclista (ne ho a bizzeffe e li uso quasi esclusivamente per correre o per le escursioni) che però hanno un difetto: essendo di cotone, se fa molto caldo o se piove seriamente, si inzuppano in poco tempo e non si asciugano più.
Ovviamente esistono cappellini ad hoc, in tessuti tecnici e altamente traspiranti. I miei preferiti? Il Pack Run Cap di Buff e il modello Endurance di Wild Tee. Ma se ne avessi tu uno da consigliarmi, sono sempre pronto a buttare via qualche paperdollaro.
C’è poi chi sostituisce il cappellino con una visiera o una bandana: seppur molto anni ’80 – e non sia mai che io dica di no a un po’ di sano revival – per me risultano meno funzionali poiché assolvono a due funzioni complementari che il cappellino incorpora in un solo oggetto. Ma in questo sport vige la regola che se tu sei comodo non sarò certo io a dirti di non indossarlo.

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Per ora mi fermo. Tutto quello che si aggiunge da qui in poi lo consideriamo accessorio (seppur indispensabile, ricordi?) e lo tratterò presto nella seconda parte di questo articolo.

Fun fact: ho scritto questo post tutto nella mia testa, quest’estate mentre correvo sulla cresta di Reinebringen, isole Lofoten, Norvegia. Anzi, a pensarci bene io “salvo in bozza” tutti i miei articoli quasi esclusivamente mentre corro. Tu no?

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