Le ultime frontiere dell’idratazione

Ecco le ultime novità riguardo agli sport drink e i risultati delle ricerche, applicate agli atleti

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Tempo di lettura: 3 minutiDell’importanza dell’idratazione ti abbiamo già parlato più volte e quando si affronta questo argomento si parte, come è giusto, dall’elemento fondamentale: l’acqua.

Ma quali sono le ultime frontiere dell’idratazione? Come sempre molte novità vengono dagli Stati Uniti o, almeno, questo paese si rivela da sempre molto attento a qualsiasi cosa che sappia di novità.

In un recente convegno dell’American College of Sports Medicine sono stati presentati nuovi prodotti, nuove ricerche e anche i risultati di studi sulle diverse tipologie di idratazione che il mercato offre. Perché non c’è solo l’acqua, si era capito?

L’acqua+

In Arancia Meccanica c’era il Latte+, una bevanda a base di latte e “rinforzata” con qualche sostanza. Parafrasando quel nome e senza alcuna implicazione illegale, mi diverto a definire così quei prodotti che non sono semplice acqua: sono acqua rinforzata con carboidrati, sali minerali e proteine. Tutte cose perfettamente lecite, sia ben chiaro. Le due tipologie che seguono segnano le direzioni in cui il mercato si sta muovendo: per migliorare le prestazioni atletiche agendo sull’equilibrio di sostanze nel nostro corpo e reintegrando quelle che perdiamo durante l’attività sportiva.

Hydrogel

È la novità più rivoluzionaria e interessante nel campo degli integratori. Come saprai se hai usato carbogel o simili, non tutti gli atleti li sopportano allo stesso modo: alcuni per esempio manifestano fastidi gastrointestinali dopo averli assunti. Per evitare certi effetti collaterali, la startup svedese Maurten ha sviluppato un paio di anni fa un composto di pectina e alginato che nell’ambiente dello stomaco si ricombinano in hydrogel, “nascondendosi” allo stomaco ed evitando quel sovraccarico di carboidrati che può dare fastidio. Un altro scopo dell’hydrogel è quello di permettere una metabolizzazione più accelerata (rendendo qui disponibili prima gli zuccheri) anche se le ricerche al riguardo non hanno ancora dimostrato con certezza che ciò avvenga.

Bere più spesso e di meno

Una delle novità introdotte dal Breaking2 è stata quella dei rifornimenti. Invece degli usuali pitstop ogni 5 km, Kipchoge e soci venivano riforniti ogni 3 km con quantità di sport drink più contenute. Una cosa simile è successa a Berlino nel 2018, quando lo stesso Kipchoge ha stabilito il record del mondo: in quel caso si riforniva ogni 2,5 km da volontari addestrati a porgergli il drink con una procedura particolare, in modo che non gli sfuggisse inavvertitamente di mano (a quei livelli niente è lasciato al caso).

Serve idratarsi più spesso e con quantità più modeste? Una ricerca condotta da Stephen Mears della Loughborough University in Inghilterra sembra non confermare questa tesi. Durante i test i runner sono stati divisi in due gruppi e fatti correre per 100 minuti al 70% di VO2max. A un gruppo sono stati dati drink da 50ml ogni 5 minuti e a un altro drink da 200ml ogni 20 minuti. L’assunzione di carboidrati e la loro utilizzazione sembra essere stata addirittura più efficace nel gruppo che beveva di più e meno spesso, forse perché una maggiore quantità di sport drink costituiva uno shock benefico per lo stomaco che si attivava di conseguenza.

Il potere della mente

Potresti chiederti a questo punto se serva bere o reintegrare con hydrogel o simili. È una domanda naturale che ha risposte diverse. Se non ti alleni tanto o non fai chilometraggi importanti anche la sola acqua è sufficiente. Se i tuoi allenamenti sono invece molto pesanti reintegrare è necessario e caldamente consigliato. C’è infine da considerare un aspetto psicologico: assumere qualcosa di più complesso dell’acqua ha un riflesso benefico sulla psiche perché è un modo per dire alla mente che si ha cura di se stessi. Alla fine si tratta di conoscere il proprio corpo, rispettarlo e fargli capire che gli si vuole bene e gli si è riconoscenti per quello che ci permette di fare.

(via Outside)

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