Le storie più amate del 2019

A chi non piacciono le storie? A chi non piacciono le storie di corsa? Queste sono quelle che ti sono piaciute di più nel 2019 <3

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

Tempo di lettura: 3 minutiRaccontare storie è una delle cose che ci piace di più. Almeno tanto quanto ci piace ascoltarle raccontate da chi sa narrarle. Di storie ne abbiamo raccontate diverse in questo 2019 e queste sono solo alcune che ti sono particolarmente piaciute.

Le storie che amiamo hanno tratti in comune: sono racconti di persone normali che hanno sfidato limiti che parevano appartenere solo ai campioni e storie di campioni talmente eccelsi da superare ciò che sembrava impossibile che un essere umano fosse capace di fare.
Che siano famosi o meno, campioni o meno, persone comuni o meno un’altra cosa li accomuna: tutti hanno pensato che i limiti fossero nella testa degli altri, non di certo nella loro. E di conseguenza hanno agito.

Eccoli tutti, in ordine come di consueto cronologicamente inverso: dal più recente al più vecchio.

1.Corre da pacer, vince la maratona

I piani erano chiari: Reuban Kipyego avrebbe fatto da pacer per il gruppo di atleti elite e al 30° km sarebbe uscito dalla maratona di Abu Dhabi. Arrivato a quel punto ha invece avuto voglia di continuare. L’ha fatto. Ha vinto. In 2:04:40, un risultato davvero notevole con il quale ha fatto anche suo il premio di 100.000$ in palio. Non è il primo pacer della storia a vincere una maratona ma i suoi colleghi non sono poi molti.

2. L’uomo che ha corso maratone ovunque

Il lavoro in banca lo aveva stufato e un incontro a una gara gli aveva cambiato la vita: dopo aver conosciuto una persona dotata di tantissima energia e voglia di vivere che era condannato da un cancro, Nick Butter ha deciso di raccogliere fondi per aiutare una fondazione che combatte il cancro. Ma non come facciamo in molti: si è licenziato e ha iniziato a correre una maratona in ogni paese del mondo. Dopo averne fatte 196 (corrispondenti ad altrettanti paesi cioè tutti quelli riconosciuti dall’ONU), Nick si è fermato.

3. La maratona di New York non ha limiti d’età

Ginette Bedard è fra le runner più vecchie che abbiano mai partecipato alla NY City Marathon. “Uno dei lati positivi del correre a questa età” dice lei scherzosamente “è che non c’è molta concorrenza”. Quest’anno ha partecipato alla sua 17esima NY City Marathon. Ginette ha 86 anni.

4. L’uomo più veloce del mondo

Eliud Kipchoge aveva un chiodo fisso: correre la distanza della maratona in meno di 2 ore. Si sa che questo è un limite considerato da decenni come inviolabile: l’uomo – dicevano gli esperti – sarebbe sceso sotto le due ore prima o poi. Ma più poi che prima. Ma Eliud non ci voleva credere. Fu così che una domenica di ottobre a Vienna…

5. Il giro del mondo in 559 giorni

Quando si unisce la passione per lo sport alla volontà di aiutare gli altri i risultati possono essere sorprendenti. Come nel caos di Cassie De Pecol che non sopportava il lavoro d’ufficio e contemporaneamente voleva sostenere una forma di educazione al turismo consapevole. Per farlo è diventata ambasciatrice di un’associazione che promuove proprio queste tematiche e ne ha portato il messaggio letteralmente in ogni parte del mondo. Per l’esattezza in 196 parti, una per ogni paese del mondo.

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