La ragionevolezza del limite

Hai fallito a superare un limite perché forse te lo sei posto in maniera sbagliata. Sei stato ragionevole nel calcolarlo?

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

Tempo di lettura: 3 minutiElon Musk ammette di essere una persona molto esigente. Non avrebbe potuto del resto mandare missili in orbita o sfidare un’industria potentissima come quella dell’automobile se non fosse stato in grado di porsi limiti apparentemente folli, sfidandoli.

Di se stesso dice che sa bene quanto possa apparire insensato quello che chiede a se stesso e ai suoi collaboratori. Però lo fa sempre sapendo che c’è una componente di ragionevolezza in quello che chiede. Le sue sfide sembrano esagerate oggi, con le forze che pensiamo di avere. Ma lui ha lo sguardo lungo e sa che se non getti la mente e il cuore oltre l’ostacolo di oggi non sposterai mai il tuo limite domani.

Il PB di Elon Musk

A questo punto ti chiederai quanto corre veloce Musk. Che mi risulti non corre o non so nemmeno, a dirtela tutta, se faccia qualche sport. Musk non ha niente da insegnarci in termini di tecnica ma ha moltissimo da insegnarci per quanto riguarda il “mind set”, la mentalità, l’attitudine insomma. Se ci pensi bene e se corri da un po’, anche tu hai fatto una cosa che non pensavi mai che avresti fatto. Se lo sport non ha mai fatto parte della tua vita e oggi non riesci a starne senza hai fatto naturalmente quello che lui fa ogni giorno, coscientemente. Lui lo fa a livelli che pochi umani raggiungono ma ok, siamo realisti come lui dice di essere (a volte): i nostri limiti sono un po’ più contenuti dei suoi e va benissimo così. Non dobbiamo sfidare nessuno, non dobbiamo rivoluzionare nessuna industria, non dobbiamo andare su Marte. Il nostro programma è quello di prendere la nostra vita e guardarla da un punto di vista un po’ diverso.

Quando l’hai vista così per la prima volta forse non pensavi nemmeno quanto sarebbe cambiata. Le più importanti decisioni le prendiamo senza pensare bene a quanto potrebbero cambiarci. Se ce ne rendessimo conto ne avremmo paura e staremmo immobili. Invece a un certo punto hai deciso di provarci e non contava quanta fatica avresti fatto. Dovevi e volevi provarci e poi ogni allenamento era un modo per spostare un po’ più in là il tuo limite, per esplorare quello che non pensavi fosse possibile ottenere.

Uno sguardo al passato

Il porsi limiti ambiziosi è un modo per pensare al futuro. Facendolo però si rischia di dimenticarsi del passato o di non valutarlo per il peso che ha. E ne ha molto. Ti volti mai a guardare quanta strada hai fatto? Riguardi mai una tua foto di qualche anno fa e, per una volta, non badi a come eri più giovane ma guardi solo lo sguardo che avevi? Hai visto gli occhi che avevi? Guardali ora: hanno una luce diversa. È quella che brucia nell’animo di chi ha fatto qualcosa che non pensava di poter fare. Non conta se il viso attorno a quegli occhi è invecchiato, non conta se gli anni si sono aggiunti al calendario. Conta solo che quello sguardo è cambiato ed è più felice.

Ora poniti un nuovo limite

Ricordi una parola molto importante di quelle che diceva Musk all’inizio? “Ragionevolezza”. I suoi limiti erano folli ma lui sapeva che erano pure ragionevoli. Non lo sembravano al momento ma qualcosa gli diceva che lo sarebbero stati. Del resto tutti i limiti che hai superato non erano sensati prima di batterli, eppure ce l’hai fatta. Per questo la sfida a se stessi si compone sempre di due momenti: uno sguardo al passato (a quanto hai fatto e ottenuto) e uno al futuro. La linea guida è la ragionevolezza. Si tratta di una componente molto personale: per alcuni è fare una mezza in cinque minuti in meno di quella fatta mesi fa, per altri è correrla e basta. Il limite è sempre personale perché la gara è solo contro te stesso.

Guardarsi indietro è importantissimo perché fa capire che si può superarsi, perché lo si è già fatto. Se si pensasse solo a un limite posto nel futuro senza essere consapevoli di poterlo superare perché lo si è già fatto non si otterrebbe molto. Non avremmo successo nemmeno se il limite non fosse ragionevole e misurato sulle nostre capacità. La frustrazione che deriva dal non superare un limite non sempre è imputabile alla nostra condizione fisica o mentale ma più spesso a quanto insensato fosse quello che chiedevamo a noi stessi.

La delusione è un errore di valutazione. Una valutazione errata è molto personale e dipende solo da noi stessi. Non sei stato capace di fare qualcosa? Forse ti eri posto un limite troppo ambizioso e irragionevole. Forse ti ci devi avvicinare poco alla volta. Forse devi solo dare tempo al tempo, sapendo che tutto il tempo che dedichi alla corsa e al tuo corpo ti viene restituito e non va mai perso.

(Photo by Larisa Birta on Unsplash)

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