La prestazione massima

Cos'è il picco prestazionale? Come lo si raggiunge? Con la pazienza, gli errori e le correzioni. Fino a fare qualcosa bene senza sforzo.

Articoli correlati

Economia di corsa: l’importanza del gesto e della tecnica

È il modo migliore per andare più veloce e con meno fatica e si riassume in un solo concetto: migliorare l'economia di corsa.

Scarpe per tutti

Una vostra domanda, magari anche tua che stai leggendo, ci ha dato lo spunto per questa puntata. Un ascoltatore ci ha chiesto di parlare...

Otto consigli per evitare i più comuni errori nella corsa

Ti piacciono le chacklist? Questa ti aiuterà a capire se hai fatto tutto quello che dovevi fare per goderti la corsa e tenerti alla lontana dagli infortuni

Cerca il tuo avversario

E ora che di gare all'orizzonte non ce ne sono come fai a motivarti e a trovare obiettivi da superare? Non devi guardare tanto lontano...
Martino Pietropoli
Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

Tempo di lettura: 3 minutiIn inglese il massimo che puoi dare ha un bel nome: si chiama “peak performance”, il picco prestazionale. È l’espressione del tuo massimo potenziale e, se mai l’hai raggiunto, sai di cosa si parla.

Il picco non è il culmine dello sforzo

Verrebbe naturale pensare che per raggiungere il massimo della prestazione fisica sia necessario anche sforzare il proprio corpo ai limiti o oltre. Per certi versi è così, ma chi ha provato l’esperienza del picco della performance ha osservato anche altro. L’espressione massima delle capacità fisiche avviene in uno stato mentale di relativo scarso sforzo. In altre parole: stai andando al massimo e lo senti fisicamente ma la cosa ti costa relativamente poco. Lo sforzo richiesto è messo in secondo piano dal fatto che in quel momento – ecco un’altra bella espressione inglese – sei “nel flow”. Sei in un flusso nel quale tutto va per il verso giusto e il corpo lavora in armonia con la mente. Sei in uno stato di grazia.

Come apprendiamo cose nuove

E ora le brutte notizie: non si raggiunge questo stato perché ti succede un miracolo. Non ti sveglierai domani mattina e sarai diventato Eliud Kipchoge. Lo stato di flow o “di grazia” è, secondo lo psicologo Mihaly Csikszentmihalyi, il vertice di una piramide che si applica a qualsiasi attività umana, dallo sport a imparare a suonare il pianoforte o a guidare un’auto. Si chiama “I quattro stadi della competenza” ed è composta daile diverse fasi che ognuno di noi attraversa per raggiungere la competenza suprema, ammesso che ci riesca ;)

Partiamo dal basso:

Incompetenza inconsapevole

Non sai fare qualcosa e non sai nemmeno di non saperla fare. Non sai niente di niente perché sei all’inizio dell’apprendimento di qualcosa di nuovo. Devi imparare le basi e infatti sei alla base della piramide.

Incompetenza consapevole

Hai imparato i fondamenti e quindi capisci che quello che fai a volte va bene e altre meno. Stai correggendo i tuoi errori perché conosci ormai i fondamenti e sai quello che dovresti fare anche se non riesci ancora a farlo.

Competenza consapevole

Ormai hai imparato a fare questa nuova cosa (a guidare, a fare il pane, a correre!) e la fai bene, ma non senza un certo sforzo. Devi controllare i parametri, ti è richiesto ancora uno sforzo mentale per farla bene.

Competenza inconsapevole

Eccoci giunti al vertice della piramide. Da qui si osserva il panorama più bello, vasto e completo. Sei arrivato nel Nirvana della Competenza: sai fare benissimo una cosa senza pensarci nemmeno. Si chiama non a caso competenza inconsapevole perché vuol dire che fai bene senza sforzo mentale. Sei nel flow, nello stato di grazia: le cose ti riescono facili e perfette senza apparente sforzo. Lo sforzo in realtà l’hai già fatto per raggiungere questa vetta, non dimenticarlo.

Il sentiero che conduce alla vetta

A questo punto potresti chiederti come arrivare a questo stato di grazia.  A chi non piacerebbe correre a un miliardo all’ora senza pensarci nemmeno? Arrivarci non è facile e prevede – come si è detto prima – il completamento dei passaggi precedenti. Anche rimanerci non è per niente facile. Neppure i più forti atleti raggiungono sempre il picco. Fallire è umano ed è naturale non essere in giornata a volta. Secondo Brad Stulberg, che ne parla su Outside, gli strumenti di misurazione che usiamo per misurare le nostre prestazioni sono molto utili nella terza fase di competenza consapevole: ci forniscono dati sui progressi (o i regressi) e ci permettono di analizzarci e migliorarci. Allo stesso tempo sono un ostacolo al raggiungimento della vetta perché sono un filtro fra noi e lo stato di grazia che è raggiunto solo entrando nel flow senza alcuna mediazione. Succede quando non pensi a quanto stai andando, a che scarpe hai e a che tempo fa. Corri e basta, nel momento presente, senza sforzo.

E poi c’è la via di RunLovers

Parlando di picco di prestazioni è immediato pensare alla velocità massima. Ovvio. Ma ci piace più definirlo, appunto, “stato di grazia”. Succede quando correre è un puro piacere e della velocità e di tutto il resto non ti interessa molto. Perché quando sei in quello stato stai bene e basta e il beneficio mentale è superiore al personal best fatto su una oscura provinciale avendo come pubblico una lepre e un asino annoiati. Lo stato di grazia è una condizione mentale che rende tutto il resto molto relativo e distante. Hai corso – lento o veloce non conta – e sei stato bene. Non importa nient’altro. La vetta l’hai conquistata e poco importa se a saperlo sei solo tu. Il panorama è stupendo, non trovi?

(via Outside – Photo by Paula May on Unsplash)

Altri articoli

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

News più recenti

Nike Alphafly NEXT%: le scarpe dell’uomo più veloce del mondo sono in vendita

Dai piedi dell'uomo più veloce del mondo alla strada: le Nike Alphafly Next% del record di velocità sono in vendita

I vostri fuori soglia

Nella precedente puntata ti avevamo chiesto di raccontarci i tuoi fuorisoglia, quando cioè ti sei trovato in territorio sconosciuto, in tutti i sensi. Ecco sei dei vostri racconti.

Centrifugato, mon amour!

Cetriolo, Sedano e lime ma anche Anguria, fragole e pomodoro. Due centrifugati buonissimi!

Economia di corsa: l’importanza del gesto e della tecnica

È il modo migliore per andare più veloce e con meno fatica e si riassume in un solo concetto: migliorare l'economia di corsa.

Quando sei andato fuorisoglia?

Andare fuorisoglia significa uscire dalla tua zona comfort. In questa puntata raccontiamo quando ci è capitato e ti chiediamo di raccontarci quando è successo a te

La corsa fa male alle ginocchia?

Hai male alle ginocchia? Colpa tua che corri! E invece no: non è detto e la corsa potrebbe essere l'ultimo problema

Il nuovo spot Nike per dirci che ci rialzeremo

Nike ha fatto un nuovo spot in cui non parla dei suoi prodotti ma della sua visione del mondo. E dice che i campioni sono quelli che non smettono mai di sperarci. E tu sei così?

Scelti dalla redazione

Le app per allenarsi bene

App ce ne sono moltissime ma quali scegliere per rendere il nostro allenamento più facile ed efficace? Ecco la selezione delle nostre preferite.

Come scegliere il portacellulare per correre

Il cellulare è ormai un accessorio indispensabile per i runner: da chi lo utilizza per monitorare i propri progressi a chi non rinuncerebbe mai...

Un programma di allenamento per ogni obiettivo

Tutti i programmi di allenamento: dalla 10K alla maratona e 4 tabelle extra per migliorarti.