La playlist delle glorie del rock

Erano tempi in cui non sapevamo cosa aveva mangiato per colazioe la nostra star preferita grazie a un suo post su Instagram. Erano i tempi della Fondazione del Rock&Roll!

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Vi furono anni in cui le rockstar erano bizzarre creature ammantate di un’aura mistica. Irraggiungibili e ultraterrene. Erano gli Anni della Fondazione: quella del Rock&Roll!
Di loro non sapevi niente, se non che giravano in Rolls Royce e che si vestivano di pelle. Forse dormivano con le loro chitarre, forse non dormivano nemmeno. La distanza fra noi comuni mortali e le Glorie del Rock era immensa.

Oggi, grazie o a causa dei social, sappiamo cosa ha mangiato a colazione e come si è vestita questa o quella star. Sembrerò un vecchiaccio ma lasciamelo dire: era meglio prima. Se uno deve essere il tuo mito è meglio non immaginare neanche lontanamente quale sia la sua vita reale. La mia parte razionale mi dice che i Kiss non girano truccati tutto il giorno, ma la mia parte infantile o irrazionale ci crede. Ci *vuole* credere. Uno è Kiss a ogni ora del giorno, anche quando dorme. Trucco compreso.

Quindi è giunta l’ora di celebrare i tempi mitici del rock. Quando gli Who cantavano “Who are you?” e lo chiedevano proprio a te. O quando Jimi Hendrix riscriveva l’inno americano in un pomeriggio a Woodstock. Quando gli Steppenwolf cantavano la sigla di Aldo Rock (sì, gliela dedicarono, è chiaro, non contraddirmi!). Quando i Led Zeppelin scrivevano la più bella e malinconica ballata rock con Stairway to Heaven, che se non l’ascolti almeno una volta ogni 2/3 mesi, lasciatelo dire, sei una persona bruttissima.

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Riascoltando queste e molte altre tracce ti accorgi di una cosa: il rock non è cambiato poi molto. Oppure, vista da un altro punto di vista, negli anni ’70 questi personaggi avevano già capito e detto tutto. E mi sembra un’ottima occasione per dirgli grazie: per le emozioni che ci avete donato, anche facendoci credere di essere creature ultraterrene e bizzarre. Per averci fatto sognare di essere quello che non saremmo mai potuti essere. E per averci donato tantissima, straordinaria musica. Grazie.

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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